17/11/2010, 00.00
IRAQ
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Arcivescovo di Mossul: cambia la strategia di attacco contro i cristiani

Le Nazioni Unite devono “fare pressioni sul governo iracheno”, perché indaghi su attentati e omicidi “fino in fondo”, dice mons. Basile George Casmoussa, arcivescovo siro-cattolico di Mossul. Con l’assassinio di due cristiani, avvenuto nelle loro case, stiamo assistendo a un aggravarsi degli attacchi contro la minoranza cristiana in Iraq. Le famiglie stanno abbandonando il Paese.

Mossul (AsiaNews) – Dopo l’attentato alla chiesa di Baghdad costato la vita di 55 persone, e la dichiarazione di Al Qaeda secondo cui i cristiani sono “obiettivi legittimi”, non si fermano le violenze contro la minoranza cristiana in Iraq. Lo scorso 15 novembre, a Mossul, altri due uomini sono stati uccisi nelle loro case. Secondo le dichiarazioni della polizia, alcuni sconosciuti hanno fatto irruzione nelle abitazioni e li hanno freddati con armi automatiche prime di fuggire. Le vittime si chiamavano Nabil Ghanem e Nashwan Khoder, entrambi 36 anni. Il primo, siro-cattolico, era dipendente delle unità provinciali delle organizzazioni di lotta contro la corruzione; il secondo, un falegname d’origine armena.

Quest’ultimo attacco – una vera e propria esecuzione – sembra essere indice di una diversa modalità negli attacchi contro i cristiani, e un cambiamento di strategia. Ne è convinto mons. Basile George Casmoussa, arcivescovo siro-cattolico di Mossul, intervistato da AsiaNews sulla drammatica situazione in cui versa la comunità cristiana in Iraq:

Secondo lei, stiamo assistendo a una crescita degli attacchi contro la minoranza cristiana in Iraq?

Sì. È un’inedita, pericolosa crescita: la novità è che i terroristi ora attaccano direttamente nelle case. C’è un cambio di strategia.

Sapete se questi ultimi attacchi – compreso quello del 31 ottobre scorso contro la chiesa di Baghdad, rivendicato da Al Qaeda – stanno spingendo la comunità cristiana a fuggire dall’Iraq? E in quel caso, dove?

Molte famiglie cristiane lasciano o vorrebbero lasciare le grandi città, Baghdad e Mossul in particolare. Il primo passo è stato quello di lasciare le loro case. Ma alcuni di loro cercheranno di andare all’estero.

Vuole lanciare un appello attraverso AsiaNews per i cristiani in Iraq?

Chiediamo alle Nazioni Unite di discutere seriamente il problema dei cristiani iracheni. Di mandare una vera commissione d’inchiesta. Di fare pressioni sul governo iracheno, affinché garantisca un’attenzione e una sicurezza più alte alle chiese e ai villaggi cristiani. E di perseguire gli omicidi, fino in fondo.
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