15/03/2007, 00.00
THAILANDIA
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Arriva a Bangkok l'onda di piena dell'inquinamento

La massa d’acqua ha già ucciso decine di migliaia di pesci. A nord, il fumo di un incendio nella foresta ristagna su Thailandia, Laos e Myanmar rendendo l’aria irrespirabile. Gli aerei non possono volare. Colpito il fiorente turismo del nord del Paese.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) - Ieri l’inquinamento che corre lungo il fiume Chao Phraya ha raggiunto Bangkok. Intanto non dà tregua l’incendio della foresta che da oltre due settimane riempie di polvere e cenere l’aria nel nord del Paese e distrugge il fiorente turismo.

La notte dell’11 marzo decine di migliaia di pesci sono morti nel fiume Ang Thong per cause ancora non accertate (si sospetta di una fabbrica nel distretto di Pa Moke). L’acqua inquinata ha poi raggiunto il fiume Ayutthaya, a monte di Bangkok. Il governo ha diluito le acque inquinate aprendo le dighe di Pasak Cholasit e Rama VI, ma le autorità hanno sollecitato i cittadini di Bangkok, Pathum  Thani e Nonthaburi a usare l’acqua dei rubinetti e non quella del fiume. La popolazione si è poco preoccupata per l’inquinamento e numerose persone hanno preso i pesci e i gamberi morti e li hanno mangiati. Comunque dalle analisi del ministero della Sanità nei pesci morti finora non risultano esserci sostanze nocive all'uomo. Ora nei fiumi Ang Thong e Ayutthaya l’acqua risulta tornata normale.

Intanto non si placa l’incendio che da due settimane divampa nella foresta vicino al confine con Laos e Myanmar. Per decine di chilometri l’aria è piena di cenere e polvere, costringe la popolazione - milioni di persone - a indossare le maschere per respirare e fa cancellare i voli aerei per mancanza di visibilità. Sono colpite le province di Chiang Rai (ieri è stato dichiarato lo stato di calamità naturale), Chiang Mai, Mae Hong Son, Nan e Lampang. Gli abitanti dicono che è l’aria è densa e difficile da respirare, irrita la gola e ostacola la visibilità. Secondo il Dipartimento per il controllo dell’inquinamento atmosferico, nella città di Chiang Mai (700 mila abitanti contando l’area metropolitana) ieri le polveri sottili nell’aria hanno raggiunto i 284 microgrammi per metro cubo, contro il limite consentito di 120 mg/mc (ma altre fonti parlano di 383mg/mc presso la famosa scuola Yupparatch Wittayalai nel centro di Chiang Mai). Migliaia di residenti lamentano problemi respiratori e Mongkol na Songkhla, ministro della Sanità, ha proibito le attività all’aperto.

Nella zona gli incendi sono normali durante la stagione secca di febbraio-marzo, ma gli esperti osservano che quest’anno le correnti di aria fredda provenienti la notte dalla Cina creano alta pressione, rendono l’aria più densa e ostacolano la dispersione del fumo. La nuvola di fumo e polveri colpisce anche Laos e Myanmar e si teme che ristagni nella zona fino ad aprile. Si attuano misure di emergenza, come mandare i vigili del fuoco a spruzzare acqua nell’aria del centro cittadino per aumentarne l’umidità. Il Centro di ricerca Kasikorn stima che l’industria del turismo in Chiang Mai, Chiang Rai e Mae Hong Son perderà 2 miliardi di bath (61 milioni di dollari).

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