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  • » 11/01/2018, 15.36

    PAKISTAN

    Attivisti pakistani: una ‘cultura dello stupro’ che dimentica il valore dei bambini

    Shafique Khokhar

    In tutto il Paese si piange Zainab, che aveva sette anni e viveva vicino Lahore. Abbandonata in una discarica, sul corpo presenta segni di tortura. Radici culturali alimentano la “cultura dello stupro”, come la divisione tra maschi e femmine, la pessima considerazione della donna, gli abusi nelle madrasse.

    Lahore (AsiaNews) – “Vergogna, abbiamo dimenticato il valore dei nostri figli”. Lo affermano attivisti del Pakistan, commentando la notizia dello stupro e omicidio di Zainab, una bambina di sette anni trovata senza vita in una discarica a Kasur, vicino Lahore. La sua morte sta sollevando un mare di polemiche, dovute in particolare all’inerzia della polizia, che sapeva della sua scomparsa, ma ha tentennato nelle ricerche del rapitore. Nelle ultime ore continuano ad emergere raccapriccianti particolari dell’omicidio, come le vertebre del collo spezzate, segni di tortura e liquido seminale e fango raccolto dal corpo. Ad AsiaNews gli attivisti parlano delle radici culturali che alimentano la “cultura dello stupro”, come la divisione tra maschi e femmine, la pessima considerazione della donna, gli abusi nelle madrasse, che generano “bambini vittime che da adulti si trasformano in carnefici”.

    Gli attivisti sostengono che “gli abusi sessuali sui minori sono diventati un’epidemia nel Paese. Siamo diventati talmente bravi a prendere in giro noi stessi che [abbiamo dimenticato] che ci sono cose più importanti di cui occuparci. Per esempio, che abbiamo perso in partenza se non garantiamo un’infanzia serena e un ambiente sicuro ai nostri bambini”.

    La scrittrice Naseem Kausar dichiara: “Il tema degli abusi ha profonde radici culturali, che presentano il genere femminile come debole e sottomesso. La stessa cultura è responsabile delle restrizioni poste alla socializzazione tra i due sessi nelle faccende quotidiane. Ciò crea frustrazione e porta ad atti brutali come lo stupro e l’omicidio. La stessa cultura pseudoreligiosa ha impedito alle persone di partecipare ad attività legate alle arti come la musica, la danza e il canto. Praticare l’arte è il modo migliore per incanalare i sentimenti di privazione, depressione e ingiustizia sociale. Il risultato di tutta questa cultura sono le tragedie come quella di Zainab e di Mashal Khan [lo studente linciato a morte dai compagni di università per presunta blasfemia, ndr]”.

    Muhammad Zubair, attivista e gestore dei programmi del South Asia Partnership Pakistan (Sap-Pk), aggiunge: “Il Pakistan ha una società conservatrice dominata dall’uomo e basata su valori patriarcali. Ragazzi e uomini hanno davvero poche occasioni di interagire con ragazze e donne. Il sesso al di fuori del matrimonio è un crimine. Ma i rapporti intimi rientrano negli istinti naturali dell’uomo, perciò è la frustrazione che spinge gli uomini a compiere simili atti. Ovviamente questa non può essere una giustificazione per l’incidente di Kasur, ma è causa eterna di tali atti violenti e disumani. Esistono altri metodi per la soddisfazione carnale. Queste cose avvengono perché l’educazione sessuale è considerata un tabù nel Paese. Ragazzi e ragazze, e in particolare le bambine, hanno bisogno di imparare a difendersi dalle avances di tipo sessuale”.

    Secondo Rojar Noor Alam, direttore dei programmi di Caritas Pakistan, “le persone sono scioccate e addolorate. Ogni genitore rivede i propri figli negli occhi di quella piccola innocente violata. Gli abusi ignorati che avvengono nelle madrasse [scuole coraniche, ndr] contribuiscono a creare stupratori squilibrati. L’abuso nella madrassa devasta la mente e le preferenze sessuali della vittima! Purtroppo le vittime diventano carnefici”. Il cattolico sottolinea: “Dobbiamo iniziare a ripulire i problemi nelle madrasse! Le vittime di oggi sono i carnefici di domani! Se fermeremo l’abuso, in pochi anni vedremo meno persecutori. Mi auguro un giorno di vedere tutte le madrasse del Pakistan trasformate in biblioteche per bambini, in centri per l’insegnamento del ballo, della pittura e della musica, rinominati ‘centri della felicità’. Lasciamo che i bambini imparino che il vero Dio vive qui come un Dio che non è nient’altro che amore incondizionato e felicità”.

    Michelle Chaudhry, presidente della Cecil & Iris Chaudhry Foundation (Cicf), chiede al governo “di assicurare la sicurezza e la protezione dei nostri figli. È fondamentale, così come è essenziale che i responsabili vengano puniti. Noi della Fondazione siamo per una società libera dal terrore, in cui ogni bambino, in un ambiente sicuro e protetto, possa evolvere in adulto”.

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