17/08/2013, 00.00
UZBEKISTAN
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Autorità uzbeke contro i cristiani: raid in campi estivi per bambini e famiglie

Gli episodi sono avvenuti nelle scorse settimane a Tashkent e Samarcanda. Gli agenti hanno preso di mira gli annuali campi estivi organizzati dalla Baptist Union. I battisti sono accusati di violare norme riguardanti la proprietà e la diffusione di materiale religioso. A Samarcanda la polizia ha interrogato per oltre sei ore anche i bambini.

Tashkent (AsiaNews/ Agenzie) - Il governo uzbeko usa la linea dura contro i cristiani protestanti. Dopo i numerosi casi di sequestri e distruzione di materiale religioso, le autorità aumentano la stretta contro la minoranza religiosa. Secondo quanto riportato dall'Agenzie F18,  le autorità hanno di recente preso di mira i campi estivi per bambini e famiglie organizzati dalla comunità battista. Il primo caso riguarda il Bostanlyk District nella regione di Tashkent, dove la polizia ha sequestrato un'area di proprietà della Baptist Union.  Lo scorso giugno le autorità hanno fatto irruzione nel campo sequestrando materiale religioso e cacciando famiglie con bambini. Gli agenti si sono presentati con un mandato di sgombero, sostenendo che il terreno non era di proprietà della comunità, ma dello Stato. La Babtist Union ha contestato il provvedimento e denunciato le violenze al tribunale locale che emetterà la sentenza nei prossimi giorni. I responsabili della minoranza cristiana sostengono che tutti i documenti sono in regola. La comunità di Bostanlick aveva acquistato il terreno di circa un ettaro nel 2000 da una catena di ristoranti, che nel 1993 aveva rilevato la proprietà dall'area dal Department of Privatisation and Deregulation of Property (Dpd).

Il DPD - che nel 1993 aveva venduto il terreno alla catena di ristoranti - sostiene che nel 2004  alcuni abitanti della zona hanno presentato delle rimostranze, denunciando la presunta "violazione delle norme religiose e legali da parte dei battisti che avrebbero usufruito di uno spazio utilizzato in passato come cimitero. Sulla base di tali affermazioni il 18 giugno il DPD ha dato il via a una causa legale alla Corte economica Tashkent, sostenendo che l'Unione battista deve restituire la terra allo Stato. Jamshid Tursunov, responsabile del Dpd ha presentato di persona la denuncia dinanzi al tribunale. La sua richiesta si basa su una legge risalente all' aprile del 2006 che permette allo Stato di revocare in alcuni casi il diritto di proprietà.

Un altro caso di violazione di proprietà privata e sgombero coatto legato a ragioni religiose è avvenuto il 23 luglio nella regione di Samarcanda, ma la notizia è stata diffusa solo il 6 agosto. Fonti anonime affermano che la polizia ha fatto irruzione in un campo per bambini, nel villaggio di Mironkul organizzato dalla locale comunità protestante. Uno dei testimoni racconta che le autorità sono giunte sul posto con "quattro pullman con a bordo 80 persone fra funzionari e poliziotti. Almeno 20 agenti erano in tenuta antisommossa". La fonte anonima spiega che il raid è iniziato alle 11 del mattino: "gli agenti hanno fatto irruzione nel campo brandendo i manganelli di gomma, minacciando non solo gli adulti, ma anche i bambini. Tutti i residenti del campo sono stati sottoposti a sei ore di interrogatorio.  Prima del rilascio gli agenti hanno portato nove adulti e 22 bambini alla stazione di polizia Mironkul per un ulteriore interrogatorio". Secondo il testimone i funzionari hanno sequestrato tutto il materiale presente nel campo: computer portatili, libri, poster, quattro telefoni cellulari, macchine fotografiche, una chitarra elettrica e altri materiali.   La polizia ha anche requisito i passaporti di due cittadini ucraini senza informare la loro ambasciata.

L'88% delle popolazione uzbeka è di fede musulmana sunnita mentre i cristiani costituiscono l'8%. Nel Paese, la libertà confessionale è soggetta a forte limitazione da parte del governo.  La legge uzbeka considera "illegale" la detenzione di letteratura religiosa "solo se questa è collegata all'estremismo e incita l'odio". Ma le autorità giudiziarie spesso dispongono di distruggere il materiale confiscato nelle abitazioni dopo il "parere positivo" di alcuni "esperti del settore", che di regola definiscono "estremisti" tutti i libri che parlano di religione. 

 

 

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