07/04/2010, 00.00
THAILANDIA
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Bangkok, incursione delle “camicie rosse” in Parlamento

Manifestanti antigoverno sfondano il cordone di sicurezza. Il premier Abhisit, in calo nei consensi, chiede tutte le misure possibili per mantenere l’ordine. Il capo dell’esercito esclude l’uso della forza. Timori per l’economia nazionale negli investimenti esteri di lungo periodo.
Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – Questa mattina almeno 1000 “camicie rosse” – sostenitori dell’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra – hanno fatto irruzione in Parlamento, chiedendo lo scioglimento delle camere e nuove elezioni. Il Primi Ministro Abhisit Vejjajiva, al centro delle polemiche per la crisi politica attraversata dalla Thailandia, avrebbe chiesto al capo dell’esercito di considerare “tutte le misure possibili” per mantenere la legge e l’ordine. Tuttavia, i militari al momento escludono “con fermezza” l’ipotesi di usare la forza per disperdere i manifestanti.
 
Dopo settimane di assedio le “camicie rosse”, vicine al movimento antigovernativo United Front for Democracy against Dictatorship (UDD), hanno fatto irruzione nel complesso che ospita il Parlamento thai, utilizzando un camion per sfondare i cancelli di ingresso. Un altro gruppo di manifestanti si è invece diretto verso il centro commerciale Imperial World, dove ha sede la tv People Channel, vicina alle “camicie rosse”, per impedirne la possibile chiusura su ordine dell’esecutivo.
 
I dimostranti, sostenitori dell’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra, cacciato nel 2006 in seguito a un golpe bianco, chiedono le dimissioni del Primo Ministro, lo scioglimento del Parlamento ed elezioni anticipate.
 
Anupong Paojinda, capo dell’esercito, esclude “con fermezza” l’uso della forza per disperdere le “camicie rosse”. Fonti interne al Centre for the Administration of Peace and Order (Capo) riferiscono che “non vi sono al momento motivi per intervenire e disperdere i manifestanti”. Personalità vicine al generale spiegano che un colpo di mano dei militari comporterebbe “la perdita di vite umane”, una ipotesi inammissibile perché “sono tutti thai”.
 
Intanto si fanno sempre più forti le critiche verso il premier Abhisit Vejjajiva, incapace di risolvere la crisi politica che da settimane colpisce il Paese e rischia di ripercuotersi sull’economia nazionale, in netta ripresa nonostante la crisi finanziaria mondiale.
 
Diversi editorialisti thai si chiedono se il Primo Ministro stia perdendo il braccio di ferro con i manifestanti. Ciò che più conta, sottolineano gli esperti di politica interna, è che l’esecutivo pare aver perso il sostegno di esercito e polizia, due istituzioni essenziali per mantenere il potere in Thailandia.
 
Nelle ultime settimane gli investitori esteri hanno versato nel mercato finanziario thai oltre 1,6 miliardi di dollari, una quota dell’80% superiore allo scorso anno. Bangkok segna il terzo miglior dato di tutta l’Asia. Nel lungo periodo, tuttavia, la crisi politica rischia di ripercuotersi sull’economia, andando a colpire soprattutto gli investimenti diretti esteri di lungo periodo (Fdi).
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