08/05/2026, 13.30
IRAN - ASIA
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La via della seta persiana per aggirare il blocco Usa di Hormuz

Teheran guarda a rotte alternative di trasporto merci che vanno dal Pakistan alla Cina. Allo studio lo sfruttamento di un corridoio su rotaia che punta a Pechino, prezioso soprattutto per il trasporto di petrolio. Una quarta nave sud-coreana ha attraversato con successo il Mar Rosso. Il tema dell’energia al centro anche del Summit Asean a Cedu. 

Abu Dhabi (AsiaNews) - La campagna di bombardamenti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha causato la distruzione di parte delle infrastrutture, delle vie di comunicazione e dell’industria della Repubblica islamica, interrompendo la produzione interna e innescando un’impennata dei prezzi negli alimenti di base. La fragile tregua sembra reggere a fatica e nelle ultime ore si sono registrati scontri e colpi di fuoco fra le parti, sebbene il presidente Usa Donald Trump minimizzi e derubrichi gli attacchi delle ultime ore a scaramucce. Resta però il blocco marittimo imposto da Washington e che ha intensificato le pressioni su Teheran, ostacolando il commercio attraverso lo Stretto di Hormuz che le parti hanno di fatto bloccato dall’inizio del conflitto il 28 febbraio scorso.

In risposta alla guerra, intanto, Teheran guarda a rotte alternative di trasporto merci che vanno dal Pakistan (e Afghanistan, di cui abbiamo già parlato) alla Russia, prezioso alleato attraverso il Mar Caspio. La necessità di ampliare le rotte di comunicazione spingono poi gli ayatollah a sfruttare l’alleanza con Pechino, un partner commerciale chiave, cercando di inviare petrolio mediante alla Cina lungo una rinnovata “via della Seta” persiana in grado di arginare i blocchi. 

Steve H. Hanke, professore di economia applicata alla Johns Hopkins University di Baltimora, spiega che i percorsi alternativi possono fornire all’economia iraniana beni di consumo, cibo e materiali industriali, ma “non possono sostituire” l’economia derivante dai container marittimi. “Il trasporto su camion è più costoso e la resa del Caspio è limitato dalla capacità del porto e della flotta” ha aggiunto l’esperto, che in passato ha ricoperto il ruolo di consigliere economico dell’amministrazione Usa sotto la presidenza di Ronald Reagan. Vi saranno costi e un’inflazione più elevata, ma non “l’implosione economica” di Teheran come qualcuno aveva preventivato. 

In tema di trasporti, fra le alternative al vaglio dei vertici della Repubblica islamica vi è anche la rotaia, in particolare il corridoio ferroviario che conduce alla Cina, e che può risultare prezioso soprattutto per trasporto del petrolio. Il blocco degli Stati Uniti ha interrotto in modo significativo le esportazioni di greggio via mare, ma non le ha fermate del tutto. Alcune petroliere battenti bandiera iraniana sono riuscite a bypassare la barricata, secondo il gruppo di tracciamento del carico Vortexa e la società di dati marittimi Lloyd’s List.

Secondo i calcoli degli esperti, la Repubblica islamica dovrebbe essere in grado di sostenere il blocco per altri due mesi, grazie anche ai 130 milioni di barili di petrolio iraniano che erano già in mare prima che la barricata entrasse in vigore. Ciononostante, i vertici di Teheran guardano a rotte alternative come la ferrovia che conduce alla Cina, nazione che acquista circa il 90% delle forniture iraniane secondo Hamid Hosseini, portavoce del sindacato degli esportatori di petrolio iraniano.

Le infrastrutture su rotaia collegano l’Iran alle città cinesi di Yiwu e Xi'an. Il corridoio Kazakistan-Turkmenistan-Iran è stato aperto nel 2014 ed è stato esteso dal collegamento merci cinese di 10.400 chilometri completato nel 2025. Per Hanke la tratta su ferro “può spostare volumi strategicamente significativi, ma non può, a breve termine, sostituire le petroliere su larga scala”. 

“Il suo valore - chiarisce l’esperto della Johns Hopkins University - è in parte logistico e in parte politico: opera interamente al di fuori di qualsiasi corso d’acqua che una marina occidentale possa pattugliare, e interamente al di fuori del sistema di pagamento in dollari, poiché la Cina ha stabilito il petrolio iraniano in yuan dal 2012”. Al momento il trasporto via mare resta il più efficiente, ma quella terrestre - gomma o rotaia - resta una valida alternativa, soprattutto per aggirare l’embargo statunitense. Nel breve termine, i volumi saranno più piccoli perché vincolati dalla disponibilità di autocisterne, ma i Paesi destinatari potrebbero mettere a disposizione più mezzi aumentando così i volumi del commercio, rafforzando l’accesso al petrolio in un mercato ristretto.

In queste ore, intanto, una nave sud-coreana ha attraversato con successo il Mar Rosso ed è in viaggio verso il proprio Paese, quarta spedizione di petrolio di questo genere come ha confermato oggi il ministero degli Oceani. Una notizia accolta con favore da Seoul, che si sta prodigando per trasportare il petrolio lungo rotte alternative per aggirare il blocco di Hormuz. Dopo aver caricato il greggio nel porto di Yanbu in Arabia Saudita, la nave ha attraversato il Mar Rosso in mattinata e ora si dirige verso la Corea del Sud, sebbene i dettagli del viaggio siano mantenuti sotto stretto riserbo per motivi di sicurezza. Il ministero ha dichiarato che continuerà gli sforzi per stabilizzare le spedizioni di petrolio nel paese e adottare misure per garantire la sicurezza delle navi coreane e dei membri dell'equipaggio che navigano attraverso la regione.

La questione energetica è stata anche al centro del 48mo summit del blocco Asean, l’associazione che riunisce 11 nazioni del Sud-est asiatico, che si è tenuto dal 6 all’8 maggio a Cebu, nelle Filippine. Intervenendo oggi all’incontro il capo di Stato filippino Ferdinand Marcos Jr, presidente di turno Asean, ha sottolineato che la guerra nel Golfo ha determinato “costi di vita più elevati” e “mezzi di sussistenza minacciati” sia nelle “nostre terre di origine che tra i nostri cittadini in Medio Oriente”. Il sud-est asiatico è stato tra le regioni più colpite dal conflitto e dall’effettiva chiusura dello stretto di Hormuz da parte dell'Iran, che ha bloccato gran parte della fornitura di petrolio e gas naturale della regione. Il blocco, che al suo interno ospita oltre 700 milioni di persone, è destinata a rilasciare una dichiarazione congiunta in cui chiede la riapertura dello stretto e il miglioramento della comunicazione e del coordinamento della crisi. Nel documento è previsto anche un passaggio che esorta i Paesi membri a “lavorare insieme sulla sicurezza energetica e alimentare”.

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