01/03/2013, 00.00
BANGLADESH
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Bangladesh: decine di morti negli scontri tra fondamentalisti islamici e polizia

La violenza è esplosa dopo la condanna a morte di un leader del Jamaat-e-Islami (partito islamico), accusato di crimini di guerra nel 1971. Più di 800 i feriti. Tra le vittime, tre poliziotti. Esplosioni in diversi quartieri della capitale; templi e case della comunità indù bruciati nel sudest. L’autorità religiosa islamica del Paese richiama alla calma.

Dhaka (AsiaNews/Agenzie) - Almeno 35 persone sono morte in Bangladesh negli scontri tra polizia e sostenitori del Jamaat-e-Islami, il partito islamico. I feriti sarebbero più di 800. La violenza è esplosa nel tardo pomeriggio di ieri dopo la condanna a morte di Delwar Hossain Sayeedi, un leader del partito, accusato di crimini di guerra durante il conflitto del 1971. Il verdetto ha scatenato l'ennesimo hartal (sciopero) nazionale da parte del Jamaat e dei suoi sostenitori, che in breve tempo hanno messo a ferro e fuoco diverse città e villaggi, distrutto alcuni templi indù, e provocato il ferimento di migliaia di persone. Tra le vittime vi sono anche tre agenti, picchiati a morte mentre 2mila attivisti del Jamaat hanno attaccato una stazione di polizia del distretto settentrionale di Gaibanda.

I disordini sono avvenuti in diverse zone del Paese. Nel distretto sudorientale di Noakhali, alcuni fondamentalisti islamici hanno dato fuoco a templi e case della comunità indù. A Dhaka, la capitale, una serie di bombe sono esplose nei quartieri residenziali di Mirpur-1, Kafrul, Mohammadpur, Motijheel, Abdullahpur, Uttara  e Khilgaon. La polizia ha rafforzato la sicurezza in città per timore che la violenza possa di nuovo inasprirsi dopo la preghiera del venerdì.

La Islamic Foundation, che risponde al ministero degli Affari religiosi, ha chiesto a tutti gli imam e alle moschee del Paese di non alimentare la tensione tra la comunità musulmana.

La tensione nel Paese è alta dal 5 febbraio scorso, quando attivisti e blogger di ogni età, sesso ed estrazione sociale hanno iniziato a manifestare in modo pacifico per chiedere al governo (guidato dall'Awami League, ndr) la pena di morte per quanti accusati di crimini di guerra. I sostenitori del Jamaat (che è all'opposizione, ndr) hanno accusato i manifestanti di blasfemia e definito i tribunali di guerra "politicizzati". Il 18 febbraio il parlamento ha approvato una modifica all'International Crimes (Tribunals) Act 1973, che permette ora di condannare a morte i criminali di guerra. Da quel momento, attivisti del Jamaat-e-Shibir (ala giovanile del partito) hanno provocato atti vandalici in tutto il Paese, fino all'escalation di ieri.

Il tribunale ha riconosciuto Delwar Hossain Sayeedi colpevole per 19 capi di imputazione, tra cui: omicidio di civili innocenti; collaborazione con l'esercito pakistano in uccisioni e torture di persone disarmate; incendi dolosi; stupri. Inoltre, durante la guerra egli avrebbe costretto alcuni indù a convertirsi all'islam, e sequestrato beni e proprietà di questa comunità. 

 

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