10/12/2010, 00.00
CINA
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Bao Tong: Omaggio al Nobel Liu Xiaobo. Diritti per tutti, con mezzi non violenti

di Bao Tong
Il grande statista, agli arresti formali o domiciliari dai tempi del massacro di Tiananmen (1989), mostra la grande novità della proposta di Liu Xiaobo, che oggi viene insignito del premio Nobel per la Pace, anche se lui sarà assente perché condannato a 11 anni per “sovversione contro lo Stato”. Affermare i diritti umani con mezzi pacifici significa condannare Mao Zedong e Deng Xiaoping, che hanno tradito gli ideali della Repubblica popolare cinese. Il saggio che presentiamo è scritto per onorare il premio Nobel del 2010 e come prefazione al volume “A Collection of Essays by Liu Xiaobo” (Raccolta di saggi di Liu Xiaobo), di imminente pubblicazione in cinese.
Pechino (AsiaNews) – Si avvicina il centenario della rivoluzione cinese del 1911. Quella del 1911 è stata una rivoluzione che doveva far terminare la dinastia imperiale dei Qing e stabilire una repubblica. Il risultato è stato la fondazione della Repubblica di Cina, a cui è seguita la fondazione della Repubblica popolare cinese nel 1949. Per entrambe, la legittimità rimane nell’idea di “repubblica”. Un secolo dopo, la repubblica è ancora l’unica forma di governo universalmente accettata da tutti i cinesi.
 
Per [giungere al] cambiamento sociale, i primi rivoluzionari hanno scelto - spesso sbagliando - il cammino della violenza. Fino a che al Sesto plenum del Sesto Congresso del Partito, Mao Zedong ha messo la rivoluzione violenta al livello di verità universale: “La presa di potere con la forza delle armi, risolvendo un problema con un atto di guerra, è il compito centrale e la forma più alta della rivoluzione. Il principio Marxista-Leninista della rivoluzione è valido universalmente, per la Cina e per tutte le altre nazioni”. Sebbene questo supremo ordine ha cambiato il destino della Cina, [va detto che] purtroppo esso non è una verità universale.
 
Le folle adirate che si rivoltano contro l’oppressione facilmente tendono verso la violenza. La via della rivolta è spesso comprensibile; in alcuni casi essa è un dramma che ispira fino alla grandezza epica. Eppure, anche se le rivolte possono aiutare a liberare l’ira, esse potrebbero non risolvere i problemi sociali. La leggenda secondo cui “uno scoppio di collera spinge la nazione in uno stato di tranquillità” non è altro che un detto con nessuna base di verità.
Vi sono stati Chen Sheng Wu Guang; le Sopracciglie rosse; i Turbanti gialli; la setta del Loto bianco; il regno celeste del Taiping; la rivoluzione dei Boxer e diverse altre associazioni ribelli, gruppi, bande e partiti; Zhu Yuan Zhang è divenuto imperatore; Li Zicheng e Yuan Shi-kai avrebbero voluto diventarlo, ma fallirono; Wang Jingwei ha tentato un assassinio politico; Mao Zedong ha depredato i proprietari terrieri.  In 2 mila anni di uccisioni e conquiste, alcuni sono divenuti re, ma molti altri si sono trasformati in banditi. E cosa prova tutto questo? Che il potere può sorgere dalla canna del fucile; dalla canna del fucile si può fare un imperatore, come pure dittatori di diversi tipi; ma non [possono nascere] le istituzioni di una repubblica, né la protezione dei diritti umani per i propri cittadini. Le transizioni comprate con la lotta violenta non possono riflettere la volontà del popolo, che richiede un meccanismo di dibattito, negoziati, consenso e cooperazione per raggiungere gli scopi dello sviluppo sociale e della coesistenza pacifica.
 
L’onnipotenza del Partito comunista cinese
 
Essendo io stato soggetto a entrambe le repubbliche cinesi, userò della mia personale esperienza per testimoniare che la Repubblica popolare cinese si è allontanata dagli ideali di una repubblica, ancora di più di quanto abbia fatto la Repubblica di Cina prima della cosiddetta “liberazione”. In quel tempo, quando tutta la Cina era Repubblica di Cina, il suo partito al governo, il Kuomintang, non era onnipotente. Oggi, il governo del partito unico del Partito comunista è divenuto molto più avvolgente. Sotto il Pcc, le elezioni offrono solo un candidato; le dimensioni esecutive, legislative, giudiziarie sono tutte sottomesse al Pcc. Intere istituzioni sociali, organizzazioni e industrie sono semplici strumenti ed estensioni del partito. Tutti i media devono sottostare a una precisa linea del partito. La Costituzione protegge in modo inequivocabile la libertà di pensiero, di religione, di espressione, di pubblicazione, di assemblea, di organizzazione, il diritto a protestare e a tenere dimostrazioni; eppure nella realtà è molto comune essere imprigionati a causa del pensiero, della religione e del credo politico.
Ogni cittadino di ogni professione – scienziato, artista, scrittore, avvocato, imprenditore, politico, soldato, o una persona comune – che abbia pensiero indipendente e amore per la libertà si sentirà senz’altro soffocato. E se sei definito “ostile” o “sospetto”, tutte le tue attività saranno soggette alla sorveglianza da parte del Partito-Stato.
 
Liu Xiaobo ed io ci siamo conosciuti sotto la costante sorveglianza del Partito-Stato. Lui e sua moglie Liu Xia hanno cercato due volte di visitarmi a casa; una volta circa 10 anni fa e un’altra nell’autunno del 2007. In entrambi i casi sono stati fermati dalla polizia che esercitavano in tal modo il ruolo di “garanti della legge”. Siccome le autorità hanno bloccato questi due cittadini ad essere accolti come ospiti nella mia casa, tutti e tre siamo andati in una tea-house. La polizia, con tutta la loro magnanimità, ha permesso questo e si sono seduti circondandoci e osservandoci, alcuni vicino, altri più lontano.
Andare fuori a bere un tè una o due volte al mese è divenuta un’abitudine per noi e abbiamo continuato così per più di un anno. Poi nel 2008 Liu Xiaobo è stato “legalmente” arrestato. Siccome lui non poteva più venire a bere il tè, Liu Xia veniva da sola. Dopo l’8 ottobre di quest’anno, quando è giunto l’annuncio che a Liu Xiaobo è stato assegnato il Premio Nobel per la pace, a me e a Liu Xia è stato proibito di prendere il tè insieme, “secondo la legge”. In effetti, le nostre libertà personali sono state sequestrate da un’autorità che “migliora” di continuo nell’arte di governare secondo “regole” che non sono state mai rivelate a nessuno.
Ma odio mettere in luce questi fatti così banali: se pensiamo al tempo in cui 40 milioni di persone morivano di fame, sembra che noi in realtà viviamo nell’epoca migliore per i diritti umani, sotto la Repubblica popolare cinese, anche se questa è una repubblica senza un governo eletto e senza le istituzioni caratteristiche di una repubblica.
 
La novità di Carta 08
 
Con esempi senza numero di violenze contro violenze nel passato e nel presente, gli estensori di Carta 08 hanno imparato che la violenza non può costruire una società moderna e civilizzata (cfr: Il testo integrale di Carta 08, per i diritti umani in Cina). Perché in Cina nasca l’idea dei diritti umani basilari, l’unico via è la strada della ragione e della pace. Non c’è altro modo. Noi non siamo d’accordo con [la frase] “il potere dalla canna del fucile”, benedetta da Mao come una verità universale. Noi vogliamo osservare i principi di una lotta pacifica, non violenta e legittima per una semplice ragione: usando metodi incivili è impossibile raggiungere fini civili.
 
Nel partecipare alla stesura di Carta 08, lo scopo di Liu Xiaobo era quello di promuovere i diritti umani e la sua via era quella della lotta non violenta. “Diritti per tutti, attraverso mezzi pacifici”: è questo il proposito di Carta 08 e noi crediamo che questa è l’unica strada verso una società moderna e civile in Cina. Noi siamo grati al Comitato per il Nobel per aver assegnato il premio per la Pace di quest’anno a Liu Xiaobo. Esso è una calorosa benedizione da lontano per questa nazione con un quinto della popolazione mondiale.
 
In verità, il nostro credo non è condiviso da tutti. Alcuni credono che sia necessario solo opporsi a parole contro gli speciali privilegi, mantenendo in realtà tali privilegi per coloro che “sono fatti di uno speciale sostanza”. Al contrario, noi crediamo che dobbiamo agire per abolire questi privilegi in termini reali, per realizzare l’articolo 2 della Costituzione cinese: “Tutti i cittadini della Repubblica popolare cinese sono uguali davanti alla legge”. Noi promuoviamo i diritti umani di base per tutti i cinesi: ricchi o poveri, Han o minoranze, burocrati o comuni cittadini. Una società non è mai un’entità omogenea. Per natura vi saranno diversi gruppi di interesse. Ci possono essere alcuni “uomini fatti di speciale sostanza”, ma ci sono senz’altro molti uomini comuni, fatti di sostanza non speciale. Forti o deboli, i diritti basilari di tutti devono essere rispettati.
 
Mao Zedong ha creato i “Sei standard”; Deng Xiaoping ha stabilito i “Quattro principi cardinali”; il loro successore ha proclamato le “Tre rappresentanze”. Queste ideologie che vengono a sei, a quattro o a tre, possono essere giuste o sbagliate, e naturalmente vi saranno persone che sono d’accordo o non d’accordo o fortemente contrari. Ci saranno sempre quelli che sono a destra, a sinistra o neutrali. Tutti dovrebbero avere diritti uguali.
Si dovrebbe riconoscere i diritti basilari dei contadini espropriati delle loro terre e dei residenti delle città cacciati fuori delle loro case. Si dovrebbe riconoscere i diritti basilari delle vittime delle ingiustizie del passato e di quelli soggiogati dalla polizia alla “riforma attraverso il lavoro” (laogai), mediante strumenti extra-giudiziali. Ci dovrebbe essere rispetto anche dei diritti dei prigionieri condannati: non ci dovrebbero essere sparizioni, torture o implicazioni illegali. Perfino la “Banda dei Quattro” avrebbe dovuto avere gli stessi diritti, compreso il diritto alla petizione e rivelare le direttive pubbliche o segrete [ricevute da] Mao Zedong, per rivelare l’ampiezza delle loro responsabilità. A giudici e pubblici ministeri non dovrebbe essere permesso di proibire a una persona di difendere se stesso in tribunale, nel loro tentativo di mantenere alta l’immagine gloriosa del Partito.
 
Alcune persone hanno accusato Liu Xiaobo e gli altri di noi che hanno firmato Carta 08 di “sovvertire la Repubblica popolare cinese”. Ma cos’è una repubblica? Essa è una forma di governo che mette i diritti politici dei suoi cittadini al di sopra di tutti gli altri, come definito dall’art. 2 della Costituzione cinese. Questo è anche lo scopo di Carta 08. Noi siamo decisi a proteggere la repubblica, non a sovvertirla.
 
Mao e Deng, gli imperatori “sovversivi” della repubblica
 
In effetti vi sono persone che hanno sovvertito la Repubblica popolare cinese e due di essi sono piuttosto famosi. Il primo è Mao Zedong che si è vantato di “non essere legato ad alcuna legge o precetto divino”. Il sistema che egli ha creato ha concentrato tutto il potere nelle mani del Partito che lui ha guidato, non lasciando nulla al popolo se non il diritto di obbedire.
Un altro è Deng Xiaoping che ha iniziato e ha guidato il massacro di Tiananmen. Il sistema da lui approntato era: “Quando Mao era il leader, egli era anche lo Stato; se io sono il leader, io sono lo Stato; e nel futuro, il mio successore sarà lo Stato”. “Tutto il potere appartiene al popolo” – la garanzia dei diritti per oltre un miliardo di persone è stata resa totalmente insignificante. Questo è il modello cinese e il sistema cinese. Se può essere chiamato repubblica, esso non è quel tipo di repubblica che è universalmente riconosciuto, ma piuttosto una “repubblica con caratteristiche cinesi”. Nessuno che pensi onestamente potrebbe contare la Rivoluzione culturale e il massacro di Tiananmen come dei prodotti repubblicani. Perciò, è evidente che la Repubblica popolare cinese è da lungo tempo stata sovvertita da Mao e Deng, negando ad altri ogni possibilità di sovvertirla.
 
Il Nobel per la pace a Liu Xiaobo, senza “nemici”
 
Liu Xiaobo è stato condannato “secondo la legge” per un “crimine” [che è] tentare di salvare la repubblica, dopo che i suoi principi e ideali sono stati derubati. Questo è tutto.
Alcuni possono anche aver pensato che egli volesse salvare la repubblica “sovvertendo il Partito comunista”. In realtà, lo statuto del Partito dice che “il Partito comunista deve condurre le sue attività all’interno dei limiti della costituzione e della legge”. In altre parole, il potere del Partito comunista dovrebbe essere limitato per salvaguardare gli ideali della repubblica e la costituzione e per debellare la corruzione e la degenerazione del Partito.
 
Limitare il potere del partito era uno scopo disciplinare auto-imposto dal partito stesso. Come si può definire “sovversione” la richiesta che il Partito comunista onestamente e concretamente si comporti secondo i suoi statuti? Coloro che cercano di usare queste accuse contro Carta 08 non conoscono gli statuti del Partito (o gli ideali originali della rivoluzione del 1911). Uno può guardare verso queste persone con commiserazione per la loro ignoranza, ma non dovrebbe prenderli mai sul serio.
 
Diritti per tutti, attraverso mezzi non violenti. Questo credo determina in se stesso che non abbiamo nemici (e non possono essercene), non alla nostra vista o nei nostri cuori. La costituzione non permette le suddivisioni della cittadinanza. Ciò significa che non ci dovrebbe essere divisione fra il popolo e alcuni “nemici”, nessuna “lotta e violenza” extra-giudiziaria contro qualcuno.
 
Liu Xiaobo è stato bollato come “un nemico dello Stato”. Eppure al suo processo egli ha dichiarato: “Io non ho nemici”. Cosa ha voluto significare con questo? Egli voleva dire che rifiuta totalmente l’antiquato modo di pensare di Mao e di Deng che divide la nazione fra “popolo” e “nemico”. Liu ha dichiarato che “tutti i cittadini della Repubblica popolare cinese sono uguali davanti alla legge”.
 
Ciò che Liu Xiaobo rappresenta non è l’odio, ma la speranza di realizzare i diritti per tutti attraverso mezzi pacifici. Anche se ora viviamo sotto nuvole di ostilità, i credo ancora che coloro che hanno sofferto e tutto il popolo cinese potrà vedere un giorno più luminoso di diritti e di pace.
 
Solo a una nazione che protegge i diritti di tutti i suoi cittadini si può dare fiducia e ritenerla davvero responsabile per la protezione della pace mondiale.
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