26/07/2007, 00.00
FILIPPINE
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Basilan: 5mila persone in fuga per paura di nuovi scontri

di Santosh Digal
I militari filippini e l’esercito del MILF di nuovo sul piede di guerra. La popolazione di sei villaggi abbandona le proprie case per paura del fuoco incrociato. Appello di leader cristiani e musulmani alla pace e al dialogo.

Basilan (AsiaNews) – Più di 5mila persone hanno abbandonato le loro case a Basilan, nel timore di un probabile scontro a fuoco tra l’esercito e le milizie del fronte islamico per la liberazione Moro (MILF), responsabili secondo il governo del massacro di 14 marines filippini, 10 dei quali mutilati e decapitati.

Bai Racma Ambolodto, responsabile degli affari sociali della regione autonoma a maggioranza musulmana del Mindanao, ha lanciato l’allarme: “Domenica è cominciata la fuga di 983 nuclei familiari – in tutto 4915 persone – da sei diverse zone comprese nell’area di Al-Barka. Sono fuggiti perché temono per le loro vite: hanno paura di essere colpiti dal fuoco incrociato di ribelli ed esercito”. Egli ha specificato che le famiglie in fuga provengono dai villaggi di Guinanta, Macalang, Linuan, Magcawa e Danapah e dalla zona residenziale di Bohe Lunang.

Lo scorso 23 luglio il capo delle forze armate, gen. Hermogenes Esperon, ha dato il via ad un'imponente battuta di caccia alla ricerca dei responsabili del massacro dei marines, avvenuto il 10 luglio nel corso di un rastrellamento alla ricerca di p. Giancarlo Bossi, il missionario italiano del PIME liberato la scorsa settimana dopo aver trascorso 39 giorni nelle mani dei rapitori. In un primo momento l’esercito ha incolpato il gruppo fondamentalista islamico Abu Sayyaf per la morte dei suoi uomini. In seguito è arrivata la precisazione delle truppe del MILF che hanno rivendicato l'azione, precisando però che si sarebbe trattato di uno “scontro legittimo” nel quale hanno badato a difendersi. Essi affermano inoltre di aver ucciso 23 marines, ma nessuno di questi sarebbe stato decapitato; sono invece 5 i morti fra i ribelli, ai quali si aggiunge un religioso islamico.

Negli ultimi tempi il governo aveva cercato una soluzione diplomatica al conflitto con il fronte di liberazione Moro, ma le trattative si erano arenate sulla quantità di terra da destinare ad una ipotetica regione autonoma del Moro.

Intanto si moltiplicano gli appelli di leader cristiani e musulmani alla pazienza e alla moderazione: p. Ramon Ma. Bernabe, dell’ordine di Maria Immacolata, invita esercito e truppe del MILF alla calma e auspica possa essere ripristinato il tavolo delle trattative: “Il violento conflitto ha già spezzato moltissime vite non solo nei due fronti, ma anche di civili innocenti. Siamo contro la logica violenta di questa guerra, da qualunque delle due parti la si voglia guardare”. Sulla stessa linea Ombra Gandambra, direttore dell’ufficio degli affari musulmani (OMA) nel nord Mindanao, che avverte del pericolo di una “diffusione a macchia d’olio del conflitto in zone ritenute al momento tranquille”.  

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