19/11/2013, 00.00
LIBANO - IRAN
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Beirut, l'ombra di al-Qaeda dietro l'attacco suicida contro l'ambasciata iraniana

L'attentato è il più grave dal 2005. Il bilancio parziale è di 23 morti e 146 feriti. L'esplosione giunge a un giorno dal summit di Ginevra sul nucleare iraniano.

Beirut (AsiaNews/ Agenzie) - E' di 23 morti e 146 feriti il bilancio del doppio attentato suicida lanciato questa mattina contro la sede dell'Ambasciata iraniana a Beirut, il più grave dall'attentato del 2005 contro l'allora primo ministro Rafik Hairi. Fra i morti vi è Sheikh Ibrahim Ansari, addetto alla cultura dell'ambasciata iraniana. Finora nessuno ha rivendicato l'azione. Dalla dinamica ricostruita dall'esercito libanese due uomini si sono lanciati contro l'edificio: il primo a bordo di una motocicletta e l'altro con un fuoristrada. Tuttavia, per le modalità con cui hanno agito, gli attentatori potrebbero essere legati a gruppi affiliati ad al-Qaeda. Poco dopo l'attacco Sirajeddi Zreikat, membro delle brigate Abdullah Azzam, ha scritto su Twitter che "questa è una doppia operazione di martirio effettuata da due eroi sunniti libanesi". Zreikat avverte che gli attentati continueranno finché i guerriglieri del movimento sciita Hezbollah non si ritireranno dalla Siria. Il leader estremista islamico chiede anche la liberazione dei guerriglieri delle brigate Azzam dalle carceri libanesi.

Quanto avvenuto a Beirut ha già scatenato la reazione dell'Iran e di Hezbollah entrambi impegnati a sostenere le truppe del presidente siriano Bashar al-Assad contro i ribelli islamisti. Su al-Manar, network del movimento sciita, Ghazanfar Roknabadi, ambasciatore iraniano in Libano sopravvissuto all'attentato, punta il dito contro Israele e Arabia Saudita accusandoli di aver commissionato l'attacco. Tzachi Hanegbi, membro del comitato del parlamento israeliano per gli affari esteri e la difesa rifiuta le accuse e sottolinea che "Israele non ha nulla a che fare con tali atti".

L'attacco contro l'ambasciata iraniana giunge a un giorno dal summit fra Teheran e membri del Consiglio di sicurezza più la Germania sul nucleare iraniano e durante le trattative fra Siria, Russia e Paesi occidentali per l'organizzazione della conferenza di pace di Ginevra II.

I colloqui di Ginevra sul nucleare si apriranno domani dopo il parziale fallimento dell'incontro tenutosi lo scorso 8 novembre per il "no secco" della Francia alla definizione di un accordo di base. L'amministrazione Obama sta tentando di dare fiducia alle aperture fatte dal nuovo presidente iraniano riformista Hassan Rouhani, atteggiamento che ha suscitato forti critiche e da Israele e dall'Arabia Saudita contrari a scendere a patti con lo Stato sciita. In questi giorni Obama tenterà di convincere il Congresso a non votare l'imposizione di nuove sanzioni economiche contro l'Iran. La scorsa settimana, John Kerry, Segretario di Stato Usa, ha avvertito i deputati che imporre altre restrizioni potrebbe isolare Washington dai membri del 5+1 favorevoli invece a un accordo con l'Iran. Per Robert Einhorn, ex membro della squadra di negoziatori statunitensi, inasprire le sanzioni farebbe sfumare la possibilità di risolvere in modo pacifico la questione nucleare iraniana.

La parziale incertezza degli Stati Uniti e il cambio di rotta della Francia hanno raffreddato le iniziali aperture del governo iraniano. Ieri in una telefonata al presidente russo Putin, Rohuani ha sottolineato che "ai recenti colloqui di Ginevra si sono fatti buoni progressi, ma richieste eccessive potrebbero complicare il raggiungimento di un'intesa". 

 

 

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