16/09/2005, 00.00
vaticano - israele
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Benedetto XVI e i Rabbini d'Israele: il dialogo non finisce qui

di David-Maria A. Jaeger, ofm

I rapporti fra Chiesa cattolica, religione e stato ebraici sono ormai a un punto maturo anche per gli ebrei ortodossi, che in passato consideravano il cristianesimo un'idolatria politeista. Ma è necessario conversare con la società ebraica d'Israele, che comprende anche i "non credenti" e i "laici". È urgente far crescere un "soggetto ecclesiale di espressione ebraica", attento a tutte le componenti della popolazione. Il Padre Jaeger, francescano, cittadino israeliano di nazionalità ebraica, riflette sul dialogo all'indomani dell'udienza concessa dal papa ai Rabbini Capi di Israele.

Gerusalemme (AsiaNews) - L'udienza concessa dal Papa ai Rabbini Capi di Israele ieri 15 settembre è stata vista quasi come una "routine". Ciò è segno  dell'avvenuta normalizzazione nei rapporti religiosi tra la Chiesa Cattolica e l'ebraismo. Un incontro come quello di ieri non è più "un avvenimento storico" - come lo si sarebbe definito in passato - ma un appuntamento che si inserisce naturalmente nel contesto dell'oramai avanzato dialogo inter-religioso con le collettività ebraiche del mondo. Fra queste,  quella dello Stato di Israele occupa il primo posto.

Tradizionalmente la Santa Sede ha sempre voluto distinguere nettamente tra i rapporti religiosi con l'ebraismo e i rapporti di altra natura - diplomatica e giuridica - con lo Stato di Israele.  Oggi però questa distinzione non si può più mantenere con lo stesso rigore. Ormai sembra che la maggioranza degli ebrei nel mondo si trova proprio in Israele. E in Israele i Rabbini Capi sono comunque funzionari dello Stato. La loro è essenzialmente una carica creata dalla legislazione dello Stato e fatta inserire nel servizio pubblico. Essi appartengono sempre alla corrente "ortodossa" dell'ebraismo, il che rende ancora più significativo il loro desiderio di essere ricevuti dal Papa. Fino a tempi recenti il loro ambiente avrebbe ritenuto illecito un tale incontro con il capo di una religione vista da molti ebrei ortodossi come una forma di idolatria politeista. In occasione di una precedente visita in Vaticano,  un capo dell'ebraismo ortodosso in Israele aveva dovuto giustificarsi davanti ai correligionari dicendo che si era recato dal papa  soltanto "per salvare vite ebraiche". Egli infatti ha chiesto  l'intervento umanitario della Santa Sede per riportare a casa alcuni militari israeliani spariti molti anni prima in Libano.

Che ora i Rabbini Capi abbiano voluto "videre Petrum" è segno indiscutibile del progresso compiuto nei rapporti, merito soprattutto del papa stesso e del suo indimenticabile predecessore immediato. Nei loro discorsi e nei loro insegnamenti essi hanno entrambi riservato grande, grandissima attenzione al dialogo con l'ebraismo.

Ma il dialogo non si può, non si deve fermare lì. Oltre al dialogo specificamente inter-religioso con i rabbini, si impone un dialogo più vasto con il popolo ebraico: la grande maggioranza di esso non segue l'ortodossia religiosa, essendo - in Israele - o "non credente" o almeno "non praticante", e in ogni caso "laica".

Qui diviene necessario non un dialogo istituzionale, tra vertici, ma un dialogo "largo" con gli esponenti, i protagonisti, i componenti della "società civile", della cultura, del mondo del lavoro, e così via. Per portarlo avanti, in Israele, si richiede la presenza, ben inserita nella società, di un soggetto ecclesiale adatto, visibile, che abbia la capacità e la voglia di intraprendere una conversazione con la società ebraica in Israele. Tutto ciò per manifestare le ricchezze del pensiero, della civiltà cristiana e nello stesso tempo mostrarsi aperto ed essere correttamente arricchito anch'esso dal confronto con i genuini valori sviluppati e custoditi anche dalle espressione "laiche" della Nazione ebraica rinata nella patria storica.

Questo soggetto ecclesiale "di espressione ebraica"  - visibile, libero e effettivo -  è ancora tutto da costruire. Ecco la prossima sfida, il prossimo impegno della Chiesa sulla strada del dialogo con il popolo ebraico.

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