12/07/2013, 00.00
BHUTAN – INDIA
Invia ad un amico

Bhutan, energia idroelettrica “oro bianco” che attira l’interesse indiano

I fiumi che attraversano il piccolo regno dell’Himalaya sono una fonte potenziale di ricchezza. Mega-impianti e centrali possono rifornire l’interno Paese e diventare fonte di scambio con la vicina India. Entro il 2020 oltre metà del Pil dall’idroelettrico. Ma gli esperti avvertono dei possibili rischi ambientali.

Thimphu (AsiaNews/Agenzie) - I fiumi che attraversano il Bhutan possono costituire una fonte di ricchezza enorme per il regno, se sfruttati grazie a potenti centrali idroelettriche capaci di rifornire di energia (anche) la vicina India. L'obiettivo entro il 2020 è di raggiungere - grazie anche agli investimenti del governo di New Delhi - una capacità di 10mila megawatt con la costruzione di 10 nuovi impianti. Tuttavia, gli esperti avvertono che è necessaria la "massima cautela" per l'impatto che i mega-progetti potrebbero avere sull'ecosistema ambientale. Patria dei monaci buddisti e dei nomadi della catena dell'Himalaya, il regno del Bhutan ha iniziato a studiare una serie di progetti volti a produrre energia sfruttando i numerosi - e tortuosi - corsi di acqua. Già oggi quasi tutte le case del Paese sono illuminate grazie all'idroelettrico, che attraverso una serie di cavi e collegamenti arriva fino ai villaggi più sperduti.

Per uno Stato a lungo isolato rispetto al resto del mondo, dove fino al 1999 - anno in cui ha fatto il suo ingresso la televisione all'interno dei confini nazionali - meno di un quarto delle famiglie aveva corrente in casa, si tratta di uno sviluppo significativo. Ma le ambizioni sono di gran lunga superiori, tanto da considerare l'energia idroelettrica una fonte di guadagno che costituirà più del 50% del Pil (Prodotto interno lordo) entro il 2020.

Per Chhewang Rinzin, manager dell'impresa statale Druk Green Power Corporation "è l'oro bianco del Bhutan moderno". Il primo mega-impianto è sorto nel distretto sud-occidentale di Chukha nel 1980, seguito da altri tre con una capacità ciascuno di circa 1.500 megawatt. Un dato che costituisce solo il 5% del totale del potenziale del Paese.

Tuttavia, secondo alcuni si tratterebbe di "un passo superiore alla gamba" che il piccolo Stato non è in grado di sostenere; il Bhutan rischia persino di "affondare nell'idroelettrico", per l'enorme impatto ambientale a fronte di ricavi incerti o incostanti. Il pericolo maggiore viene dalle alluvioni e dagli smottamenti, come avverte Samir Mehta, direttore del programma per l'Asia del Sud di International Rivers: dati i cambiamenti climatici in corso - sottolinea l'esperto - ci sono seri pericoli di alluvioni, per l'acqua proveniente dai bacini montani naturali.

Il Bhutan è una piccola monarchia di poco superiore ai 700mila abitanti, stretta tra i due giganti India e Cina. Fino al 2006 è stata retta da un regime teocratico di religione buddista. Nel 1979 l'allora re Jigme Singye Wangchuck ha proibito la pratica di religioni diverse da buddismo e induismo. Nel 2008 la salita al trono del 28enne re Jigme Khesar ha portato nuove speranze di apertura nel Paese, con la creazione di una nuova Costituzione che prevede la libertà di fede per tutti i bhutanesi, previa segnalazione alle autorità competenti. Tuttavia, persistono divieti e restrizioni per molti, soprattutto cristiani che costituiscono lo 0,5% della popolazione. 

 

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Myanmar, ribelli Kachin contro le dighe lungo il confine cinese
02/10/2008
La "lunga marcia" degli attivisti birmani per la chiusura della diga di Myitsone
26/03/2014
Le nazioni del Mekong a confronto, 15 anni dopo
06/04/2010
Contadini bhutanesi, vittime del piano di sviluppo agricolo del governo
05/07/2006
“Il prodotto interno lordo della felicità” per la prima volta nell’agenda Onu
22/07/2011