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» 16/11/2006 11:19
IRAQ
Bomba contro la chiesa dei domenicani a Mosul

L'ordigno, esploso il 1 novembre, ha distrutto l'ingresso della chiesa dei frati, senza ferire nessuno. Si aggrava la situazione dei cristiani: dopo la decapitazione del prete siro-ortodosso, in molti temono perfino di indossare l'abito clericale in pubblico, ma la preghiera continua ad alimentare la speranza: "Non perderci d'animo è un nostro dovere".



Mosul (AsiaNews) – "La preghiera continua ad alimentare la nostra speranza a Mosul", racconta una fonte locale ad AsiaNews. E questo, nonostante la città stia vivendo un'escalation di violenza che colpisce in modo particolare i cristiani. Le stesse fonti confermano la notizia di un attentato al complesso dei frati domenicani nella festività di Ognissanti. Il 1 novembre scorso una bomba è esplosa davanti alla chiesa della congregazione. "L'ordigno - raccontano testimoni oculari - ha distrutto i portoni d'entrata del complesso religioso e  rotto le finestre della cappella del monastero, dove i frati stavano recitando i vespri; nessuno è rimasto ferito". Già in passato, nel 2004, per colpire simboli cristiani in Iraq si sono scelti periodi dell'anno vicini ad importanti festività religiose come la festa dell'Assunta ed il Natale.

Le fonti di AsiaNews, vicine ai frati, hanno chiesto l'anonimato a causa della "pericolosissima condizione in cui vivono oggi i cristiani a Mosul". Secondo gli stessi domenicani, l'attacco non è un semplice gesto di violenza casuale. "Non si organizza un'esplosione così potente - raccontano - senza che dietro ci sia qualcosa di più". Finora nessuno ha rivendicato l'attentato. La chiesa colpita risale al 1872 ed è conosciuta nella zona per il suo grande campanile; i domenicani sono presenti in Iraq da oltre 250 anni.

Alcuni cristiani raccontano che in città i sacerdoti hanno paura di girare con gli abiti clericali e si cerca di rimanere il più possibile in casa per evitare rapimenti e uccisioni, ormai all'ordine del giorno. È ancora vivo lo shock causato dallo scempio sul corpo di p. Paulos Eskandar, sacerdote di rito siro-ortodosso, trovato decapitato lo scorso 11 ottobre, nella zona orientale di Mosul, dopo due giorni di prigionia.  

Buona parte della comunità domenicana a Mosul si è spostata di recente in un villaggio poco fuori Arbil, nel più pacifico Kurdistan; ma c'è anche chi sceglie di rimanere e riesce a trovare "nella preghiera la speranza necessaria a continuare il difficile ministero apostolico in questa tormentata città". "Quello di non disperare - aggiunge un sacerdote - è un nostro dovere: Dio ascolterà le nostre suppliche per la pace in Iraq".


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