11/05/2019, 09.19
EGITTO
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Cairo, sacerdote copto contro le donne vestite in modo ‘indecente’ in chiesa

Le parole di p. Daoud Lamei hanno sollevato una feroce polemica, fra favorevoli e contrari. Durante una predica si è detto “rattristato” per il modo in cui si vestono alcune ragazze e donne. Coniato lo slogan: “Copritevi, perché possiamo pregare”. I critici parlano di “salafismo cristiano”. 

Il Cairo (AsiaNews) - All’interno della comunità copta ortodossa egiziana non si placa la polemica sollevata nei giorni scorsi dalle parole di un sacerdote, che ha attaccato senza mezzi termini quello che ha definito un “abbigliamento indecente” di alcune donne nelle chiese. Autore dell'invettiva è p. Daoud Lamei, sacerdote ben conosciuto di un ricco sobborgo del Cairo, fra le personalità più in vista della minoranza copta - nota per il suo atteggiamento conservatore - della capitale. 

Per quanto le feste di Pasqua “ci abbiano rallegrato”, ha sottolineato il sacerdote, al tempo stesso “siamo rattristati [nel vedere] ragazze e donne che vengono in chiesa con vestiti indecenti”. “Perché vengono?” prosegue il religioso rivolgendosi ai fedeli, nel contesto di una predica che è stata diffusa in rete ed è diventata virale sui social e fra gli internauti del Paese. 

Intervenendo in occasione della Pasqua ortodossa, p. Lamei ha quindi invitato i cristiani a coprire il capo e il corpo, per poi lanciare l’ultima sortita: ogni uomo, padre o madre, che lascia andare la moglie o la figlia in chiesa con un abbigliamento improprio “dovrà risponderne davanti a Dio”.

In queste ore l’Afp e altre agenzie internazionali hanno cercato di contattare il sacerdote. Tuttavia, egli ha scelto il silenzio e non ha voluto esprimere commenti sulle polemiche che hanno fatto seguito alle sue parole. 

Di contro, fra i fedeli del sacerdote continua il botta e risposta fra favorevoli e contrari. Sandra Awad, 22enne studentessa dell’università del Cairo, che frequenta da tempo la chiesa di p. Lamei, si dice triste per le parole del prete. “Condanna le donne - dice - invece di spiegare qual è il giusto codice di abbigliamento e il comportamento da tenere”. 

Altri fedeli della comunità, nota per essere riservata e conservatrice, approvano l’esternazione del sacerdote per aver “risvegliato” le coscienze e la morale di quanti frequentano i luoghi di culto. E in questi giorni sono circolati in rete diversi appelli in cui si invitano i cristiani a vestirmi in maniera più pudica e morigerata, secondo lo slogan: “Copritevi, perché noi possiamo pregare”. 

Una campagna che sembra fare il pari con una iniziativa lanciata da gruppi radicali e conservatori musulmani, che per il Ramadan - il mese sacro di digiuno e preghiera da poco iniziato - esortano le persone a “coprirsi”. Proprio questo parallelismo ha spinto una parte della comunità copta più favorevole alla modernità a definire queste politiche una sorta di “salafismo cristiano”, con un chiaro riferimento al movimento estremista e radicale islamico egiziano. 

“In un momento di crisi per l’educazione religiosa - afferma il leader cristiano Ishak Ibrahim - il clero ha finito per legare la pietà al pudore”. 

In una nazione di quasi 95 milioni di persone a larga maggioranza musulmana, i copti sono minoranza consistente pari al 10% circa del totale della popolazione, oltre che la comunità cristiana più importante del Medio oriente e Nord Africa. Fra il 2016 e il 2017 il Paese dei faraoni ha registrato una serie di attentati sanguinosi, che hanno coinvolto la stessa comunità cristiana.

In relazione agli attacchi, a ottobre un tribunale militare ha condannato a morte 17 persone.

L’escalation di violenze aveva fatto temere anche la cancellazione del viaggio apostolico di papa Francesco in Egitto, in programma nell’aprile dello scorso anno. Tuttavia, il pontefice ha rispettato il programma incontrando il presidente della Repubblica, il grande imam di al-Azhar e celebrato una messa davanti a decine di migliaia di fedeli.

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