27/03/2008, 00.00
MYANMAR
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Campagna sotterranea contro la nuova Costituzione della giunta

La giunta invita ad approvare la Costituzione che legittima il suo potere e promette la democrazia entro il 2010. Intanto reprime ogni dissenso. Attivisti pro-democrazia lanciano una campagna sotterranea per il no.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) –  Tan Shwe, leader della giunta militare, in un raro intervento pubblico da Naypyidaw ha promesso oggi elezioni generali e democrazia per il 2010, se a maggio la popolazione approverà la nuova Costituzione che legittima il pieno potere dei militari. Intanto è proibito anche solo parlarne e i leader pro-democrazia sono in carcere o nascosti. Ma gli attivisti lanciano una campagna sotterranea contro la Costituzione.

Non è ancora nota la versione finale della Costituzione,  ma si dà per certo che garantirà ai militari un potere di controllo sul governo. Tan Shwe sollecita la popolazione a colpire “gli elementi distruttivi” che osano opporsi alla Costituzione e “vogliono sabotare la stabilità dello Stato”. 

Va in carcere chi anche solo parla della Costituzione. Per cui il Gruppo studentesco generazione 88 diffonde messaggi attraverso fogli e t-shirt distribuiti di nascosto e con e-mail inviate dagli Internet caffé. Fanno cassette video e cd che si scambiano, per dire a tutti di votare contro la Costituzione.

Il gruppo è costituito dagli ex leader studenteschi delle proteste pro-democrazia dell’agosto 1988, che i militari hanno soffocato nel sangue con almeno 3mila morti e oltre 10mila studenti costretti all’esilio. Molti sono stati in carcere per 10 e più anni, ma poi si sono riorganizzati e hanno iniziato le proteste dell’agosto 2007 sfruttando l’indignazione popolare per gli aumenti del prezzo del carburante. La giunta ha arrestato importanti leader come Min Ko Naing e Ko Ko Gyi, ma poi i monaci buddisti hanno adottato la causa e portato in piazza anche 100mila persone a Yangon. Fino alla sanguinosa repressione di settembre, con almeno 31 morti e centinaia di persone ancora in carcere.

Da allora Tun Myint Aung vive nascosto. “Non ho paura del carcere – racconta al South China Morning Post – ma voglio continuare il mio lavoro contro la giunta”.

Dice che il referendum di maggio è  inutile, perché le proteste di settembre hanno dimostrato che il popolo vuole la fine dell’oppressione militare. Ma non ci sono stati voti dal 1990, quando la Lega nazionale per la democrazia ha vinto e la sua leader Aung San Suu Kyi è stata perciò arrestata. Ora spera che una vittoria del no indebolisca la giunta.

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