20/01/2020, 10.09
LIBANO
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Card Rai: politici libanesi responsabili della ‘vergogna e disgrazia’ nel Paese

Nell’omelia di ieri nuovo, durissimo attacco del patriarca maronita alla classe dirigente. Nel mirino quanti “ostacolano la nascita di un governo”, alla base delle proteste e degli scontri del fine settimana. Almeno 370 i feriti. Il porporato rinnova il sostegno alle “legittime” richieste del popolo.

Beirut (AsiaNews) - I leader politici e istituzionali libanesi “portano sulle loro spalle” la responsabilità “della vergogna e della disgrazia” che sta avvenendo in questi giorni a Beirut e Hamra, dove si sono consumante nuove proteste antigovernative. È quanto ha affermato nell’omelia della messa domenicale il patriarca maronita, il card. Beshara Rai, il quale è tornato ad attaccare la classe dirigente colpevole di non possedere “nemmeno un briciolo di umanità”, soprattutto quanti “ostacolano la nascita di un governo”. L’appello del porporato giunge in un contesto di rinnovate violenze per un popolo esasperato da mesi di grave crisi politica ed economica, che ha provocato centinaia di licenziamenti, tagliato stipendi e spinto al collasso il sistema bancario.

Nel fine settimana a Beirut le forze di sicurezza libanesi hanno ingaggiato pesanti scontri con i cittadini in piazza, scagliando proiettili di gomma e gas lacrimogeni nel tentativo di disperdere la folla, che in risposta ha lanciato pietre e sassi. Gli scontri di ieri sono divampati nei pressi del Parlamento; il giorno precedente aveva fatto registrare il numero più alto di feriti [oltre 370 secondo alcune fonti] dall’inizio delle manifestazioni.

I sanitari hanno curato sul posto almeno 52 persone, altri 38 feriti sono stati trasportati in ospedale. 

A scatenare la nuova ondata di ira l’incapacità dei politici di raggiungere un accordo, dopo mesi di stallo e incertezze, per la formazione del nuovo governo e un piano serio in risposta al deficit economico. “Siamo passati dall’essere la Svizzera dell’est - grida la 47enne casalinga Rezzan Barraj, fra i manifestanti - all’ultimo posto in tutte le classifiche”. 

Le proteste antigovernative, acuite da difficoltà economiche, hanno registrato una escalation verso metà dicembre, quando è apparsa in tutta evidenza l’incapacità di arrivare alla formazione di un nuovo esecutivo (vacante dal 29 ottobre) a causa di attacchi e interessi incrociati. A più riprese patriarchi e vescovi hanno richiamato, invano, la classe dirigente al senso di responsabilità e all’urgenza di definire una guida per un Paese che rischia sempre più di sprofondare. 

Nell’omelia di ieri il patriarca Rai ha rinnovato il sostegno e la vicinanza al popolo e alle sue richiese “legittime”, cui la classe dirigente deve al più presto fornire una s risposta. Egli ha quindi accusato i politici di “aver distorto il significato e l’essenza stessa della politica” che è una “arte onorevole” e “al servizio” dei cittadini “per il bene comune”. 

Infine, il patriarca maronita ha rivolto quattro richieste specifiche: allo Stato, di non sottostimare questo movimento di rivolta giovanile ed evitare ritorsioni; agli incaricati della formazione del governo, di non procrastinare ancor più il loro compito per salvare una volta per tutte il Paese; all’esercito e alle forze di sicurezza, di compiere nuovi sforzi per scongiurare scontri fra cittadini e garantire la calma; alla comunità internazionale, perché prenda in seria considerazione la questione libanese, visto il ruolo essenziale che gioca nel contesto mediorientale.

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