16/05/2019, 11.55
IRAQ
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Card Sako: cristiani discriminati ed emarginati, promuovere diritto e cittadinanza

La denuncia del primate caldeo. Gli esempi di due insegnanti cristiani “ignorati” per motivi confessionali. Ai leader politici il compito di “mettere da parte le differenze” e contrastare “l’estremismo”, un “peccato mortale”. Il problema dei cristiani sottoposti ai dettami delle corti islamiche. 

Baghdad (AsiaNews) - I leader irakeni e le “potenze” politiche che dominano il panorama nazionale devono “mettere da parte le differenze” ed essere un’unica “voce di moderazione, tolleranza e sovranità nazionale”. È quanto scrive il patriarca caldeo card Louis Raphael Sako in un messaggio incentrato su “minoranze e migrazioni” inviato ad AsiaNews, nel quale invita i vertici religiosi e istituzionali del Paese a “eliminare dalla radice” i problemi fonte di “divisioni”. “In particolare - avverte il porporato - l’estremismo di matrice confessionale che alimenta le violenze”. 

Analizzando la spirale di violenze dall’invasione Usa nel 2003 fino all’ascesa dello Stato islamico (SI, ex Isis), il card Sako sottolinea che i “crimini commessi in nome di Dio e della religione” sono “peccati mortali”. Per arginare la deriva, prosegue, il governo irakeno deve “avviare riforme fondamentali, fra cui: applicazione della legge senza timori di favoritismi; disarmare le milizie; garantire sicurezza e stabilità; combattere estremismo, disoccupazione, corruzione”. 

La Costituzione irakena deve garantire il rispetto ad una “coesistenza pacifica” a dispetto delle “diversità” che caratterizzano il Paese, adottando una “policy” che promuova “i valori della cittadinanza” e del bene comune. Una carta ispirata “ai principi di libertà, dignità, democrazia, giustizia sociale e relazione fra tutti i cittadini senza distinzioni di fede, cultura o etniche”. E che “promuova la coesistenza con i musulmani”. 

Tuttavia, principi e buone intenzioni si scontrano spesso con una realtà che è fatta di emarginazioni e discriminazioni contro le minoranze, anche quella cristiana come ricorda il porporato con un paio di esempi. “Maryam Maher - racconta - è una giovane cristiana laureata e inserita nelle liste del ministero dell’Istruzione e della ricerca scientifica, nell’elenco dei diplomati dell’Anno accademico 2016-17, con la raccomandazione di immissione in ruolo. Tuttavia, finora il suo nome è stato ignorato di proposito solo perché cristiana!”. 

Un altro esempio, continua il primate caldeo, “è la pubblicazione di una lettera ufficiale del segretario generale del Consiglio dei ministri Mahdi Mohsen Al-Alak” che il 27 gennaio scorso “ha chiesto di sostituire il rettore dell’università di Hamdanyia con un professore cristiano, più efficiente. Finora questa decisione non è stata ancora implementata” e anche in questo caso per motivi confessionali. Questi sono due esempi fra i tanti, avverte, della “debolezza istituzionale a livello di giustizia, uguaglianza e competizione per interessi personali che vanno a discapito di integrità e principi”. 

I cristiani hanno svolto un ruolo di primo piano nel processo di “arricchimento” del panorama sociale, economico e culturale dell’Iraq, fornendo contributi nel settore dell’istruzione, pubblica amministrazione e servizi sociali. Una diversità che “ha creato un mosaico etnico, religioso, culturale e linguistico” di grande valore. Tuttavia, negli ultimi anni anche a causa dell’ascesa dell’Isis e dei suoi massacri, i “peggiori dalla Prima guerra mondiale” con l’eccidio armeno, assiro e caldeo, e le conseguenti migrazioni, la popolazione cristiana si è ridotta a un misero 2% del totale. 

“Le leggi irakene - afferma il card Sako - devono garantire le condizioni adatte al pieno ottenimento della cittadinanza per i cristiani e le altre minoranze religiose, insieme alla libertà religiosa per praticare il culto in modo libero. Ancora, esse devono preservare il patrimonio archeologico, i monumenti storici come parte integrante della civilizzazione irakena, perché possano continuare a vivere in piena dignità”.

Infine il porporato ricorda che, a differenza dei musulmani, cristiani e altre minoranze non hanno “tribunali speciali” e spesso devono sottostare ai dettami “delle corti islamiche per questioni spirituali o di fede, di matrimonio e di eredità”. Mi chiedo perché - conclude - non venga applicato il diritto civile per tutti gli irakeni”. 

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