23/09/2020, 10.43
IRAQ
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Card Sako: la Chiesa in Iraq ha bisogno di nuove vocazioni maschili e femminili (I)

di Louis Raphael Sako*

Emigrazione e instabilità del Paese hanno determinato un calo drastico nel sacerdozio e nella vita consacrata. Un appello alle famiglie, perché incoraggino e sostengano i loro figli in questa scelta. Ai genitori “primo nucleo”, il compito di instillare il seme della fede e di “coltivarlo, attraverso la preghiera e la contemplazione”.

Baghdad (AsiaNews) - “Emigrazione e instabilità” hanno determinato un calo “drastico” delle vocazioni sacerdotali e monastiche, maschili e femminili “nella nostra Chiesa”. È quanto scrive il primate caldeo, il card. Louis Raphael Sako, in un messaggio ai fedeli, in particolare i giovani, ragazzi e ragazze, in cui approfondisce il valore del sacerdozio o della vita consacrata, incoraggiando le famiglie a rispondere alla chiamata di Dio. “Vi è una carenza - sottolinea il porporato - di numeri e tipologie, sia dentro che fuori l’Iraq”. Il “primo nucleo” dove avviene al scoperta e l’approfondimento della fede è la famiglia . Per questo ai genitori va il compito di instillare il seme della fede e di “coltivarlo, attraverso la preghiera e la contemplazione”. 

Partendo dall’appello del primate caldeo, AsiaNews vuole offrire un reportage del tema delle vocazioni in Iraq, con altri due approfondimenti nei prossimi giorni.
Ecco, di seguito, il messaggio del patriarca Sako: 

È deplorevole che le vocazioni sacerdotali e monastiche siano calate in modo drastico nella nostra Chiesa negli ultimi anni, a causa delle condizioni che hanno alimentato il fenomeno dell'emigrazione e dell’instabilità [politica e sociale]. E ancora, per le critiche rivolte alla Chiesa e per le molteplici pressioni a cui sono sottoposti i giovani. La nostra è una Chiesa che attraversa una vera crisi delle vocazioni. Vi è infatti una grande carenza di numeri e tipologie, sia dentro che fuori l’Iraq. Tutti sono in cerca di preti, monaci e monache.

In occasione dell’inizio dell’Anno accademico in corso 2020-2021 mi rivolgo ai nostri giovani, uomini e donne, per invitarli ad essere generosi per amore di Cristo, della Chiesa e della società, in modo che dedichino la loro vita al servizio dei loro fratelli e sorelle.

Chi ama dona se stesso in tutto. Questo dono è un atto di amore profondo e consapevole, che prende tutto l’essere, il pensiero, la memoria, il cuore e i sentimenti. Perché, da ultimo, la loro vita diventi luce e sia colma di significato. 

Vorrei qui adottare il testo di Isaia, in questo passaggio: Poi io udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, o Signore, manda me!”. (Isaia 6/8).

Il primo nucleo in cui nasce e si rafforza la vocazione è proprio quello della famiglia. I genitori dovrebbero avere cura di impiantare questo sublime obiettivo della fede nel cuore delle loro figlie e dei loro figli. E di coltivarlo, attraverso la preghiera e la contemplazione della testimonianza di persone e dei grandi esempi di cui parla la Bibbia. Osservare come essi hanno seguito da vicino Gesù e lo hanno servito con gioia. Al tempo stesso è altrettanto importante parlare dell’esperienza dei sacerdoti pieni di Dio, che essi conoscono o frequentano. Forse, in questo modo, Dio permetterà che uno dei loro figli possa rispondere alla vocazione e diventare pastore del suo popolo, o un monaco. E una delle loro figlie una suora, o una monaca.

La responsabilità della partecipazione alle vocazioni è anche dei nostri vescovi, dei sacerdoti, dei monaci e delle monache. Per questo li invito a organizzare attività spirituali e avvalersi dell’uso dei media, vecchi e nuovi, per sviluppare le loro vocazioni. La nostra società ha semplicemente bisogno di un prete, un padre, un amico, un insegnante, un mentore e un compagno, soprattutto nei momenti difficili. La forza della Chiesa è nelle persone come il Cristo, che sono fonte di grande amore, gioia, spiritualità, visione, saggezza e coraggio, in modo che Dio possa usarle per diffondere il bene.

Patriarca caldeo di Baghdad e presidente della Conferenza episcopale irakena

(Fine prima parte)

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