12/02/2020, 12.14
SIRIA - VATICANO
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Card Zenari: in Siria rischio catastrofe umanitaria, la Chiesa ospedale da campo

L’offensiva a Idlib ha causato in due mesi circa 700mila nuovi sfollati. Una delle principali missioni della Chiesa è “fronteggiare” il problema umanitario. Con il progetto Ospedali aperti curate in tre anni 30mila persone, in maggioranza musulmani. Il compito di curare i corpi e ricostruire il tessuto sociale. 

Damasco (AsiaNews) - In Siria è ancora attuale “il rischio di una catastrofe umanitaria” come confermano gli ultimi dati pubblicati dalle Nazioni Unite, secondo i quali in due mesi l’offensiva in atto a Idlib ha già causato “circa 700mila nuovi sfollati”. Un numero “impressionante” che si va ad aggiungere “agli altri milioni” di profughi e rifugiati in questi anni di conflitto. È un grido d’allarme quello lanciato ad AsiaNews dal card. Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco, secondo cui la situazione nel Paese resta critica e la Chiesa stessa si trasforma sempre più “in ospedale da campo”.

Le criticità maggiori si registrano nel nord-ovest della Siria, dove l’esercito governativo ha lanciato una imponente offensiva nella regione di Idlib, ultima roccaforte ancora nelle mani dei gruppi ribelli (sostenuti dalla Turchia) e di movimenti jihadisti. Da dicembre le violenze hanno sfollato 689mila persone e il numero è destinato a crescere nelle prossime settimane in caso di escalation, come sottolinea David Swanson, portavoce dell’Ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha). 

Da qui il duplice appello lanciato in questi giorni da papa Francesco, che non ha nascosto il proprio dolore per le “condizioni di tante donne e bambini, della gente costretta a fuggire a causa dell’escalation militare”. Il pontefice si è quindi rivolto di nuovo “alla comunità internazionale e a tutti gli attori coinvolti ad avvalersi degli strumenti diplomatici, del dialogo e dei negoziati, nel rispetto del diritto umanitario internazionale, per salvaguardare la vita e le sorti dei civili”. “Papa Francesco - evidenzia il card Zenari - usa due espressioni attuali riferite alla situazione in Siria: una Chiesa in uscita e una Chiesa ospedale da campo. Infatti, una delle principali missioni è quella di far fronte all’elemento umanitario, grazie anche all’aiuto che proviene dai cristiani di tutto il mondo e dalle varie istituzioni cattoliche”. 

Poveri, malati e affamati, prosegue il porporato, “bussano alle nostre porte”. Agli ultimi sfollati si sommano i 13 milioni di persone colpite dalla guerra “e che necessitano di assistenza umanitaria, di cibo e medicine. Oltre la metà degli abitanti in Siria sono in condizioni di bisogno”. In questo contesto, aggiunge, “la Chiesa è ridotta come numero ma assai impegnata. Siamo in prima linea per rispondere alle esigenze di base, per garantire medicine, riparto contro il freddo. Qui le temperature sono sotto zero e i disagi aumentano, oltre alla fame si avverte anche il freddo”. 

Per far fronte alle enormi richieste, da tre anni la Chiesa siriana - con la collaborazione della Santa Sede e il sostegno personale dello stesso papa Francesco - ha deciso di lanciare il progetto “Ospedali aperti” che coinvolge due strutture a Damasco e una ad Aleppo. Sono strutture, ricorda il card Zenari, che “hanno iniziato la loro attività 120 anni fa” e oggi sono fra le poche strutture funzionanti. “Alla fine del 2018 - ricorda il porporato - stime dell’Organizzazione mondiale della sanità riferivano di un 44% di ospedali funzionanti. Il restante 54% è chiusi per danni provocati dalla guerra o funzionante in minima parte. Dopo un anno le statistiche sono ancora peggiori”. 

L’assistenza che offrono i tre ospedali cattolici è fondamentale in un Paese in cui “otto persone su 10 vivono al di sotto della soglia di povertà”. Al dicembre scorso, spiega il nunzio a Damasco, “sono state assistiti oltre 30mila malati, ma l’obiettivo è arrivare a curarne 50mila. Sono persone povere, di qualsiasi etnia o religione”. I cristiani sono il 2% della popolazione, quindi è facile capire come la grande maggioranza dei malati sono musulmani. “Qui abbiamo due scopi: curare i corpi, rimandare a casa sane le persone e curare il tessuto sociale”. Come raccontano le suore che operano all’interno delle strutture “diverse volte i nostri amici musulmani dicono che è toccante vedere curati i bambini, gli anziani, dai cristiani. Si cerca di guarire il corpo e di riallacciare le relazioni sociali e, in questo senso, la stima verso i cristiani sta crescendo”. Purtroppo, aggiunge il porporato, “la situazione in Siria non va migliorando e dovremo continuare a impegnarci per fronteggiare l’emergenza in campo sanitario”. Anche per questo, conclude, è importante l’aiuto e la solidarietà delle Chiese e dei cattolici di tutto il mondo e, soprattutto, “di mantenere viva l’attenzione sulla Siria e non far calare il silenzio” sul dramma “che si sta consumando: il modo più duro - conclude - è essere uccisi nel silenzio e nell’indifferenza”. 

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