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    » 01/06/2012, 00.00

    VATICANO - ITALIA

    Card. Antonelli: La famiglia "normale" per il futuro del mondo, fuori della crisi

    Bernardo Cervellera

    Il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia trae le conclusioni del Convegno al VII Incontro mondiale: la famiglia normale" (marito, moglie e figli) è la base della rinascita della società, in profonda crisi economica, ma soprattutto culturale. Il sindaco di Milano promette un "registro delle unioni civili" a favore delle unioni omosessuali. Le richiesta a politici: meno tasse, più sostegno alla coppia e alla procreazione, più servizi all'educazione. E agli imprenditori: flessibilità di orario, tempo parziale, telelavoro interattivo a domicilio, congedi di maternità, congedi parentali, asili nido aziendali. La domenica, come festa, ha ricadute positive anche sugli ambienti di lavoro e sulla società.

    Milano (AsiaNews) - "La famiglia normale non è la famiglia del passato; ma è la famiglia del futuro, se vogliamo avere un futuro": è la conclusione del card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, al termine del Convegno teologico-pastorale nei primi, legato al VII Incontro mondiale in corso a Milano. Con lo stile controcorrente, che ha caratterizzato tutto l'evento, il porporato si è distaccato dalla pubblicità che nei media e nell'opinione pubblica si dà alle coppie omosessuali, alle famiglie con molti padri e madri, a quelle che prevedono scambi fra partner. Nel suo intervento finale, questa mattina al FieraMilanoCity, egli ha detto che "i diversi modi di fare famiglia non sono equivalenti". E ha sottolineato l'importanza della "famiglia normale", quella costituita da uomo e donna, con due o più figli. Il fatto -  nuovo nel mondo ecclesiastico - è che questa affermazione non è giustificata solo dalla Bibbia  o dall'insegnamento della Chiesa, ma da dati scientifici statistici e sociologici. Sono infatti queste famiglie "normali", "le più felici e anche le più vantaggiose per la società". Va detto che proprio nei giorni dell'Incontro delle famiglie, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha fatto pubblicità alla sua scelta di aprire entro l'anno un "registro delle unioni civili", per parificare - almeno nei registri, le unioni di fatto ai matrimoni.

    Per il card. Antonelli solo potenziando le "famiglie normali" si potrà uscire dalla crisi mondiale, anche se  "in vari Paesi [esse] stanno diventando una minoranza, perché penalizzate dallo Stato e dal mercato".

    "L'attuale crisi, che preoccupa i popoli e i governanti  - ha detto il porporato - non è da considerare solo una crisi economica, ma anche, e più profondamente, una crisi antropologica e culturale. La cultura individualista, utilitarista, consumista, relativista pervade largamente il costume, la comunicazione mediatica, l'economia, la politica".

    "In questo contesto culturale - ha continuato -  in cui la persona è ridotta ad individuo, la società a gioco d'interessi, la felicità a piacere, la verità a opinione, anche la famiglia, il lavoro e la festa subiscono riduzioni e distorsioni".

    Anche la famiglia, perciò, è vittima di questa crisi: "Dal punto di vista economico, non si considera la famiglia un soggetto produttivo di capitale umano e di benefici per la società, ma solo un soggetto di consumi e perciò si tassano i redditi individuali, senza tener conto dei carichi familiari. Tale debolezza culturale, giuridica ed economica della famiglia si concretizza in una serie di fenomeni preoccupanti: calo di matrimoni, aumento di divorzi, di convivenze, di singles per scelta, calo delle nascite, aumento di figli nati fuori del matrimonio, disimpegno educativo, malessere esistenziale, abbandono di anziani, impoverimento economico dei divorziati".

    "Per superare la crisi - ha aggiunto il card. Antonelli -  sembra necessaria, a livello globale, una rivoluzione culturale, antropologica, prima che economica". E tale rivoluzione deve partire dalla "triplice benedizione" raccontata nel libro della Genesi: quella dell'uomo e della donna; della generazione e del lavoro; quella della festa (cfr. Gen 1 e 2): "Tre benedizioni, tre doni di Dio, tre dimensioni del vivere, che concorrono a formare l'identità, lo sviluppo e la felicità dell'uomo".

    Il porporato ha tracciato alcune piste: la gratuità, il dono deve essere presente anche nel lavoro e nell'economia; un "ragionevole profitto" deve essere indirizzato al "bene comune" e conferma che "il contributo più specifico delle famiglie al sistema economico consiste nella formazione del capitale umano", divenuto oggi la vera risorsa per la ricchezza delle nazioni.

    Da qui seguono alcune richieste al potere politico ed economico: minori tasse, più sostegno alla coppia e alla procreazione, più servizi all'educazione. Allo stesso tempo, "le imprese da parte loro dovrebbero diventare più amiche delle famiglie sia per solidarietà umana che nel proprio stesso interesse". Il card. Antonelli elenca alcune esigenze: "flessibilità di orario, tempo parziale, telelavoro interattivo a domicilio, congedi di maternità, congedi parentali, asili nido aziendali. L'armonizzazione riguarda anche l'uomo lavoratore, ma soprattutto la donna lavoratrice, che non deve essere costretta a scegliere tra maternità e lavoro professionale".

    Un'ultima  sottolineatura del porporato è sulla domenica come giorno festivo, il cui valore ricade anche sul lavoro e sulla società: "La domenica, se è celebrata bene, conferisce senso e bellezza anche alla vita ordinaria; dilata la festa anche nei giorni feriali. Così la famiglia diventa luogo di gioia quotidiana, di buon umore, di giocosità, di attenzione e dedizione reciproca, di ricchezza relazionale e affettiva, di ragionevole sobrietà nei consumi. Il luogo di lavoro diventa ambiente di amicizia, di attività piena di senso e svolta con soddisfazione, qualche volta perfino di momenti festivi tra colleghi, per celebrare compleanni, anniversari di matrimonio, nascite di figli, avanzamenti di carriera".

    "La cultura individualista, utilitarista, consumista, relativista - ha concluso il card. Antonelli - ha impoverito le relazioni umane e ha compromesso la fiducia tra le persone; ha provocato la crisi dell'economia, del lavoro e della famiglia. La riscoperta dell'uomo come soggetto essenzialmente relazionale e la cura per la buona qualità delle relazioni porteranno al superamento della crisi del lavoro e della famiglia".

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