11/08/2020, 12.53
MYANMAR-VATICANO
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Card. Bo: Non c’è altra via che il dialogo per superare il conflitto in Myanmar

Il richiamo del porporato arriva alla vigilia della quarta sessione della “Conferenza di Panglong del XXI secolo”. Nel 1947, la prima conferenza di Panglong pose le basi per la nascita del Paese. La pace tra le diverse etnie per sconfiggere la pandemia, “un nemico comune più grande”. Democrazia e federalismo per unire la popolazione.

Yangon (AsiaNews) – “Non c'è altra via che il dialogo. Siamo tutti danneggiati dalla guerra. Nessuno vince. L’unica via è la pace”. È il messaggio lanciato dal card. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, in vista della quarta sessione della “Conferenza di Panglong del XXI secolo”, che si terrà dal 19 al 21 agosto. Ai negoziati di pace, lanciati per porre fine a decenni di conflitto interetnico nel Paese, partecipano l’esecutivo civile guidato da Aung San Suu Kyi, l’esercito nazionale (Tatmadaw) e i capi di diverse milizie etniche.

Nel 1947, la prima conferenza di Panglong pose le basi per la nascita del Myanmar (Birmania). L’accordo tra i quattro principali gruppi etnici (Bamar, Chin, Kachin e Shan) fu negoziato dal generale Aung San, padre di Suu Kyi, all’epoca capo del governo della colonia britannica.

Gli attuali negoziati sono indeboliti dall’assenza di diversi grandi gruppi etnici. I ribelli del Kachin Independence Army e del TNLA Ta’ang non parteciperanno all’incontro in segno di protesta per l’esclusione dell’Arakan Army.

Nel suo discorso, il card. Bo rivolge una preghiera per il successo della conferenza. Egli sottolinea che il generale Aung San, e tutti coloro che sognavano una nuova nazione unita dopo le rovine dell'invasione giapponese e del colonialismo, lottarono per “dare vita alle differenze tra di noi, e formare così un popolo orgoglioso e unito”.

Il porporato ricorda che il brutale assassinio di Aung San 73 anni fa ha segnato l'inizio di decenni di divisioni, di conflitti e di oscurità per il popolo del Myanmar.

Per il card. Bo, i protagonisti dei negoziati possono invertire ora questa storia di morte e sofferenza. A maggior ragione in questo momento, quando il Paese è alle prese con la pandemia di coronavirus. Egli nota come papa Francesco abbia chiesto con passione che tutti i conflitti siano sospesi in modo da sconfiggere un nemico comune più grande: “Attraverso l’unità – dice Bo – ricostruiremo la nostra nazione dopo il disastro socio-economico, ambientale e sanitario della pandemia”.

Per il porporato, l’unica via da percorrere è quella della democrazia, costruendo un vero Stato federale, con un governo rappresentativo che si prende cura di tutti i suoi cittadini. Egli ammonisce che le soluzioni militari sono controproducenti e devono essere abbandonate a favore della cooperazione, della civiltà e della sagacia: “Serve un esercito che sia inclusivo di tutti i gruppi etnici, senza alcuna discriminazione. In modo graduale, esso deve essere sotto l’autorità di un presidente eletto democraticamente”.

Secondo l’arcivescovo di Yangon,  il Myanmar potrà rivendicare il suo posto in Asia e nel mondo dimostrando rispetto per il suo popolo, fornendo reti di sicurezza anche ai più poveri: “La pace è possibile. Pace significa sviluppo. La pace è il nostro destino”.

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