21/01/2017, 11.36
INDIA
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Card. Gracias: Presto santi i martiri dell’Orissa. La gioia dei cristiani

di Santosh Digal

L’arcivescovo di Mumbai riporta la disponibilità del Vaticano ad aprire la causa di canonizzazione. Ne ha parlato con il card. Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. I cristiani “hanno scelto di abbracciare la morte piuttosto che rinnegare Cristo”. Mantenere viva la memoria dei martiri “per le future generazioni che affrontano le sfide del fanatismo religioso”.

Cuttack-Bhubaneshwar (AsiaNews) – Il Vaticano è ben disposto ad aprire il processo di canonizzazione dei 100 martiri cristiani trucidati nel 2008 nel distretto di Kandhamal, nello Stato indiano dell’Orissa. Lo ha annunciato il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc), riportando un colloquio con il card. Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Ad AsiaNews i cristiani dell’Orissa esprimono profonda gioia nel veder riconosciuto il sacrificio di tanti, che hanno dato la propria vita piuttosto che rinnegare Cristo.

P. Ajaya Kumar Singh, noto attivista e direttore dell’Odisha Forum for Social Action, riferisce: “Essi non sapevano che sarebbero diventati dei martiri, hanno difeso ciò in cui credevano, che Gesù è il Cristo. Per loro aveva molta più importanza seguire Gesù piuttosto che avere salva la vita. Ci sono state molte occasioni in cui questi martiri avrebbero potuto scampare la morte rinnegando Gesù. Ma essi hanno scelto di abbracciare la morte”.

Nell’agosto del 2008 i radicali indù hanno attuato in Orissa la più feroce persecuzione contro i cristiani, incolpati dell’omicidio del guru Swami Lakshmananda, leader del gruppo nazionalista indù Vishva Hindu Parishad. In quattro mesi di violenze, oltre 100 persone sono state uccise; 6.500 case distrutte; circa 395 chiese e luoghi di culto danneggiati o demoliti; più di 56mila persone costrette alla fuga.

Nel gennaio del 2016 la Chiesa cattolica dell’India ha deciso di avviare la causa di canonizzazione e ha affidato a mons. John Barwa, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneshwar, la raccolta delle informazioni sui cristiani trucidati.

Il martirio, continua p. Singh, “non è altro che il riconoscimento che anche la gente comune trova più significato nella morte che nella vita; per essi la fede in Gesù è la massima testimonianza e significato di vita”. Rincuora “che il cardinale lo abbia riconosciuto. Non è solo un tributo ai cristiani che sono stati uccisi, ma alla loro fede in Cristo. E soprattutto è il riconoscimento che i valori e i principi enunciati da Gesù sono attuati dai semplici cristiani di Kandhamal”.

L’annuncio del card. Gracias ha riacceso la speranza per i parenti delle vittime. Una di loro è Kanakarekha Nayak, che ha perso il marito durante le persecuzioni. “Sono felice – afferma – che il cardinale abbia assunto la guida del processo, che ha permesso un’accelerazione della causa. Questo mi dà grande fiducia e consolazione”. La donna ha incontrato di persona l’arcivescovo di Mumbai durante il Congresso nazionale eucaristico, e gli ha riportato la storia del marito. “Ho detto che io credo fermamente – sostiene – che la sua fede in Gesù, e la sua successiva morte per il rifiuto di abiurare, non sarebbero state invano”.

Paul Pradhan, un avvocato cattolico la cui casa è stata distrutta durante il pogrom, aggiunge: “I martiri hanno sacrificato le loro vite per la fede. Il martirio è la corona della fede. Il loro sacrificio purifica e rafforza la nostra fede come seguaci di Gesù. Essi vivranno nella nostra mente e nei nostri cuori”. È nostro compito, conclude, “mantenere viva la loro memoria. Dobbiamo farlo non solo per noi, ma anche per le generazioni a venire, che affrontano le sfide del fanatismo religioso”.

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