Beirut (AsiaNews) – “Stiamo riscoprendo la nostra unità”: l’affermazione del cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani sintetizza lo stato d’animo del dialogo tra le due Chiese. Il porporato è in visita di lavoro in Libano, per presiedere la settima riunione della Commissione internazionale congiunta per il dialogo tra la Chiesa catolica e le Chiese ortodosse orientali, che si è tenuta nella sede del Katolikosato della Casa di Cilicia, ad Antelias.
La Commissione è copresieduta da Anba Bishoï, vescovo di Damiette e segretario generale del sinodo della Chiesa copta ortodossa, riunisce anche rappresentanti delle Chiese siroortodossa (siriaca), etiopica, eritrea, armena e indiana (Malkarese). Dal 2004 si riuniscono annualmente.
Le divisioni tra la Chiesa cattolica e questa famiglia di Chiese ortodosse risale al V secolo, più esattamente a dopo il concilio di Calcedonia (451) che definì la “doppia natura” di Cristo, “vero Dio e vero uomo, senza confusione, né divisione”.
Dopo un millennio e mezzo, la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali si sono rese conto che la disputa era sorta a motivo di differenze terminologiche e culturali, quando, di fatto, si esprimeva la stessa fede in Cristo. “Per ciò che riguarda la natura di Cristo, Nostro Signore - ha affermato Anba Bishoï – le nostre Chiese credono nella permanenza della natura divina e della natura umana, unite in una stessa natura incarnata, questa unine essendo senza confusione, né commistione, senza cambiamento e senza separazione, così come l’anima è unita al corpo nella natura umana fatta di due nature, senza che il corpo divenga spirito, né la spirito corpo, i due costituendo l’unica natura umana”.
Questa costatazione, nata da un dialogo ecumenico condotto negli ultimi 40 anni tra i papi e i capi delle Chiese ortodosse orientali e sotto l’impulso della semi-ufficiale fondazione “Pro Oriente” di Vienna, ha portato la Chiesa cattolica a firmare tre dichiarazioni cristologiche con la Chiesa copta ortodossa, nel 1973, con la Chiesa siriana nell’anno successivo e una, nel 1983, con la Chiesa malankarese, che è una Chiesa siriana ortodossa in India, La prima dichiarazione fu firmata da Paolo VI e papa Shenuda III, la seconda da Giovanni Paolo II e il patriarca Ignace Zakka I Iwas.
Con il titolo generale “Natura, costituzione e missione della Chiesa”, il dialogo in corso porta sul modo di comprendere la Chiesa - l’ecclesiologia - e i sacramenti. Attraverso questo dialogo, le Chiese tentano di ritrovare i legami che esistevano nei primi cinque secoli della storia del cristianesimo, il ruolo che vi svolgeva a Chiesa di Roma e il modo nel quale furono accolti i primi tre concili ecumenici. Secondo padre Paul Rouhana, docente di teologia all’università dello Spirito Santo dell’Ordine dei monaci libanesi,, “si tratta semplicemente di imparare a essere cristiani insieme, dopo i secoli di separazione”.
“Il progresso che facciamo verso l’unità visibile - ha sostenuto il card. Kasper – avrà un impatto considerevole sulla vita dei nostri fedeli e sulla maniera nella quale le nostre Chiese affrontano le sfide del nostro tempo”. Queste sfide sono conosciute da tutti: la ricerca della pace e della giustizia per il Medio Oriente, il terrorismo, l’emigrazione sono alcuni titoli dei diversi capitoli.
Sono temi che saranno sollevati nell’ottobre prossimo a Roma, nel corso dell’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi dedicata al Medio Oriente. Una riunione nella quale i delegati fraterni della Chiese ortodosse orientali siederanno a fianco dei loro confratelli delle Chiese cattoliche orientali e godranno del diritto di parola. Come dice ancora il card. Kasper, “Ciò che accade in Oriente è importante non solo per le Chiese che vivono nel Medio Oriente”.