12/02/2021, 08.00
IRAQ
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Card. Sako: Oltre il Covid, Quaresima di rinnovamento aspettando il Papa

Nel messaggio ai fedeli il primate parla di riconciliazione “attraverso la preghiera e il digiuno”. Il mistero della morte e resurrezione di Cristo “essenza della nostra fede”. I caldei “popolo dell’Iraq” sparso in tutto il mondo. Riconciliazione, pace e stabilità per proteggere la vita e i cittadini. 

Baghdad (AsiaNews) - A dispetto della pandemia di Covid-19, il digiuno è “una opportunità per trovare uno spazio in cui muoversi liberamente” e un tempo di “rinnovamento spirituale e sociale” per riconciliarci “attraverso la preghiera e il digiuno” con noi stessi e il mondo che ci circonda. È quanto scrive il primate caldeo, card. Louis Raphael Sako, nel messaggio per la Quaresima che per i caldei inizia il 15 febbraio, pubblicato sul sito del patriarcato caldeo e inviato per conoscenza ad AsiaNews. In una nazione che aspetta l’imminente viaggio apostolico di papa Francesco, sottolinea il porporato, la priorità è “mettere Dio nella nostra vita e concentrarci sul mistero della morte e risurrezione di Cristo”, che rappresentano “l’essenza della nostra fede”. 

L’Iraq, anche di recente, ha registrato attentati sanguinari e violenze settarie che minano il tentativo di una fragile ricostruzione, dopo anni di guerra e l’avanzata jihadista. “Il mistero pasquale - osserva - ci sposta dall’oscurità della sofferenza, dalla vulnerabilità della morte alla luce della risurrezione e della vita”. Una luce, prosegue, “che accogliamo con passione, seguiamo con fede e portiamo agli altri con amore ed entusiasmo” come ha ricordato il papa alle Chiese orientali. 

“La nostra Chiesa Caldea - sottolinea il patriarca - è la ‘Chiesa d’Oriente’, non ha splendore esterno e non è mai stata al potere, cioè religione di Stato. La sua bellezza sta nella sua eredità spirituale e liturgica, nella sua fedeltà alla fede fino al martirio. La sua è una storia è di martiri e monaci”. Oggi “la nostra Chiesa è diffusa in tutto il mondo” e sebbene l’Iraq rimanga “la nostra terra sul piano storico”, di cui “siamo il popolo e non una comunità”, vi sono rappresentanze in Iran, Turchia, Siria, Libano, Egitto, Stato Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda ed Europa. “Abbiamo iniziato ad affrontare nuove culture e linguaggi - spiega il card. Sako - con la sfida di preservare il nostro legame con la nostra Chiesa madre, la sua unità e il bisogno di apertura e diversità”. 

Per il porporato “ogni caldeo deve sentire che la Chiesa caldea è la sua identità, la sua casa e che in essa ha compiti speciali” e “ispirati alla ricca eredità spirituale dei nostri padri”. Da qui la necessità di “sostenerci a vicenda” e “lavorare con spirito di squadra” per “superare le difficoltà e sperimentare da vicino la gioia di essere Chiesa, corpo mistico di Cristo”. In tempo di Quaresima, per vescovi e sacerdoti è ancora più urgente “prendersi cura del popolo di Dio”, affidato “con fedeltà e imparzialità” per “consolidarne la fede e preservarne l’autenticità [...] risvegliando la speranza nel cuore”. “La nostra fede nella risurrezione - aggiunge - ci riempie di gioia e di stupore e ci dà la forza per purificare i nostri cuori” uscendo “dalle nostre chiusure mentali, preoccupazioni e paure, in modo da vivere le nostre condizioni di vita dolorosa con speranza, pace e tranquillità”.  

Ricordando il legame fra la comunità cristiana e l’Iraq, il patriarca caldeo sottolinea che “siamo partner nella costruzione del suo futuro”, perché tutti i cittadini “hanno sopportato dolorose difficoltà e dolori a causa della grave crisi politica, di sicurezza, sociale e sanitaria”. Se il mistero pasquale è “un movimento verso Dio e verso il popolo”, i cristiani hanno un ruolo importante “nella costruzione di uno Stato democratico civile e moderno”, che applichi i criteri di uguaglianza ad ogni cittadino a prescindere “dall’appartenenza religiosa”. 

Infine, il primate caldeo ricorda l’imminente visita del papa per cui chiede a tutti i fedeli di pregare perché “diventi un segno tangibile del rafforzamento del senso di comunità fra irakeni” e motivo di “solidarietà fraterna”. L’obiettivo, conclude, è il raggiungimento di una “riconciliazione nazionale, pace e stabilità per proteggere la vita, i diritti e la dignità dei cittadini”.

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