24/01/2013, 00.00
INDIA
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Card. Toppo: La fede dei cristiani per l’India, modello mondiale

di Card. Telesphore Toppo
Nel suo messaggio per la 64ma Festa della repubblica (26 gennaio), l’arcivescovo di Ranchi riflette sul ruolo della Chiesa per il futuro dell’India. Il Paese può sconfiggere violenze, corruzione, povertà, fame e discriminazioni se accoglie la pace di Dio come esperienza universale di amore e giustizia. Il popolo indiano deve vivere “vite coerenti” nella fede.

Ranchi (AsiaNews) - L'India può diventare un modello per il mondo solo se il suo popolo e i cristiani vivranno una vita coerente nella fede. È il senso della riflessione del card. Telesphore Toppo, arcivescovo di Ranchi (Jharkand) ed ex presidente della Conferenza episcopale indiana (Cbci), in occasione della 64ma Festa della repubblica (il prossimo 26 gennaio). Il porporato - il primo cardinale di origine tribale - nota che queste celebrazioni cadono nel contesto dell'Anno della fede, nel 50mo anniversario del Concilio Vaticano II, quando il papa ha sottolineato l'importanza della nuova evangelizzazione. Per rispondere ai problemi dell'India - violenza, corruzione, fame e malnutrizione -, il card. Toppo invita i cristiani alla conversione e gli indiani a seguire gli insegnamenti di Gandhi. (Traduzione a cura di AsiaNews)

La Chiesa in India deve giocare un ruolo importante nel formare il futuro del nostro amato Paese. Questa è una nostra responsabilità. Dobbiamo riscoprire la bellezza della verità, e in questo contesto [ricordiamo che] l'emblema nazionale dice "Satyameva Jayate", solo la verità trionfa.

È significativo che le celebrazioni per la 64ma Festa della repubblica cadano nel contesto dell'Anno della fede, della nuova evangelizzazione, del 50mo anniversario del Concilio Vaticano II, e dopo il messaggio del Santo Padre per la Giornata mondiale della pace, "Beati gli operatori di pace", tutti strumenti donati alla Chiesa per compiere il proprio dovere per la Chiesa nel mondo.

La Chiesa è segno e sacramento di salvezza. L'India può diventare un modello per il mondo, se viviamo vite coerenti nella fede. Questo significa una profonda coerenza tra il conoscere l'insegnamento cattolico con le nostre menti, credervi davvero nei nostri cuori, praticarlo nella nostra vita, proclamarlo con la nostra famiglia e i nostri amici. Questa è la nostra fede, e ognuno di noi ha la responsabilità di onorarla. È attraverso vite coerenti nella fede che condividiamo la responsabilità di trasformare il mondo dentro e fuori di noi.

La corruzione e la violenza possono assumere la forma di crimini contro l'umanità stessa, e stanno corrodendo il carattere della nostra nazione. Lo stupro di New Delhi è una sfida alla nostra coscienza, ed è urgente e indispensabile per trasformare una cultura di corruzione e violenza in una cultura di pace e giustizia.

Nel messaggio per la Giornata mondiale della pace - "Beati gli operatori di pace" - Benedetto XVI ci ricorda che la pace di Dio è l'esperienza universale di giustizia e amore.

Il Messaggio del papa affronta i mali personali e strutturali dell'avidità, della disuguaglianza e della violenza. Il padre della nazione, il Mahatma Gandhi, aveva capito che la violenza era legata alla povertà e all'ingiustizia.

La Chiesa deve essere la luce del mondo e come cristiani, anche se siamo una minoranza del 2,3%, dobbiamo vivere la nostra vocazione testimoniandola con la nostra vita. Purtroppo, sempre più spesso viviamo la nostra fede con tiepida inerzia spirituale. Questo Anno della fede è un tempo di grazia per riscoprire la purezza originale della fede che abbiamo ricevuto nel battesimo.

La bellezza di Cristo deve essere ben visibile nelle vite dei cristiani, [perché] la testimonianza di vita spingerà le persone verso Gesù. La Via della bellezza riguarda la cultura nel senso più ampio del termine. Per questo, è su come viviamo la nostra vita in ogni aspetto. Ognuno di noi è chiamato a testimoniare la bellezza di Cristo al mondo.

Non ci può essere pace senza giustizia e sviluppo; papa Paolo VI diceva che lo sviluppo è un altro nome per la pace. Essa è il presupposto per lo sviluppo, i diritti umani e la giustizia, soprattutto di fronte alla crescente emarginazione delle fasce sociali più deboli, come i tribali, le donne e i dalit. Solo nella pace e attraverso di essa che si può rispettare la dignità umana e garantire il suo inalienabile diritto.

Fame e malnutrizione sono problemi seri, un risultato della povertà in generale. Tra il 1995 e 2010 il nostro Paese ha visto più di 1/4 di suicidi su un milione di contadini. Più di un 1/3 della popolazione indiana vive sotto la soglia di povertà [meno di 1 dollaro al giorno, ndr] e circa la metà dei 350 milioni dei nostri bambini soffre di malnutrizione cronica. Il concetto di sviluppo di cui parlava Gandhi è "Savordaya" attraverso "Antyodaya", il benessere di tutti valorizzando i più deboli della società.

Il Santo Padre scrive: "La pace è ordine vivificato ed integrato dall'amore, così da sentire come propri i bisogni e le esigenze altrui. Fare partecipi gli altri dei propri beni". L'amore per Dio e l'amore per il prossimo si intrecciano in modo inestricabile. Solo l'amore è in grado di trasformare in modo radicale le relazioni, spingendoci ad avere sensibilità per gli altri.

Nel celebrare la nostra 64ma Festa della repubblica, auguriamo a noi cittadini di questa grande Repubblica, l'India, di prendere a cuore il messaggio di Benedetto XVI "Beati gli operatori di pace", impegnati per la verità perché "il male, infatti, si vince col bene".

Beati gli operatori di pace, che saranno chiamati figli di Dio. Dio benedica l'India.

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

 

 

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