10/03/2026, 12.24
LIBANO - ISRAELE - IRAN
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Aoun invoca ‘negoziati diretti’ fra Israele e Libano per fermare la guerra

di Fady Noun

Il capo dello Stato accusa Hezbollah di voler provocare “il crollo del Libano per conto dell'Iran”. Rinvio delle elezioni politiche di maggio e proroga del mandato della Camera per cause di “forza maggiore”. La Siria sostiene gli sforzi del Libano per disarmare Hezbollah e rafforza la sua presenza al confine. Il rischio di annessione e scomparsa degli storici villaggi cristiani.

Beirut (AsiaNews) - Per dimostrare chiaramente che la guerra in corso non è quella del Libano, ma quella di un partito islamista reso fanatico dall’Iran, il presidente Joseph Aoun ha chiesto l’avvio di negoziati diretti tra il Beirut e Israele sotto l’egida internazionale. Il capo dello Stato ha inoltre invocato una “tregua” nei combattimenti in corso, il tempo necessario affinché l’esercito del Paese dei cedri riceva l’aiuto necessario per imporsi contro Hezbollah.

Intervenendo in una videoconferenza organizzata su invito del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, Aoun ha accusato il “Partito di Dio” di aver trascinato la nazione in guerra. E il solo obiettivo è quello di provocarne il “collasso” per conto della Repubblica islamica.

Andando oltre, Aoun ha auspicato “negoziati diretti” con Israele e invocato “una tregua” che consentirebbe all’esercito, dotato di equipaggiamenti insufficienti, di ricevere aiuti e attrezzature necessarie per estendere la propria autorità nelle zone di conflitto e “disarmare Hezbollah”. “Quanti hanno lanciato i missili [su Israele] volevano provocare il crollo del Libano […] per conto dell’Iran, ed è questo che abbiamo sventato”, ha affermato il capo dello Stato con tono molto deciso. Egli ha definito Hezbollah “una fazione armata che sfugge all’autorità dello Stato libanese e che non attribuisce alcun peso agli interessi del Libano, né alla vita del suo popolo”. La decisione di vietare qualsiasi attività militare o di sicurezza del movimento, ha concluso, è stata “chiara e irrevocabile”.

Al contempo anche l’omologo siriano Ahmad al-Sharaa ha espresso il proprio sostegno al capo dello Stato libanese, affermando: “Siamo al fianco del presidente libanese Joseph Aoun nei suoi sforzi per disarmare Hezbollah”. Le parole di sostegno a Beirut sono state pronunciate ieri durante una videoconferenza con alti funzionari europei, riporta una nota dall’agenzia ufficiale Sana. Il leader siriano ha poi aggiunto che “abbiamo rafforzato la presenza delle nostre forze di difesa alle frontiere a titolo preventivo per evitare [...] che il conflitto regionale si estenda al territorio siriano, per combattere le organizzazioni trans-frontaliere e impedire loro di utilizzare il territorio siriano.

Proroga mandato parlamentare 

La guerra intrapresa da Hezbollah e i raid israeliani, che hanno già provocato l’esodo di oltre mezzo milione di libanesi, hanno compromesso l’organizzazione delle elezioni politiche previste per maggio. Il Parlamento libanese ha quindi votato ieri a favore di una proroga di due anni del suo mandato normale (che è di quattro anni), con 75 voti favorevoli, 41 contrari e quattro astensioni. La proroga è stata concessa per causa di “forza maggiore”. Per aggirare le obiezioni sollevate contro la lunghezza del rinvio delle elezioni, il deputato Ali Hassan Khalil, braccio destro dello sciita Nabih Berry, ha sottolineato che se le circostanze dovessero consentirne l’organizzazione, la Camera potrà sempre ridurre il termine di due anni.

Tuttavia, questa argomentazione non ha convinto i principali partiti rappresentativi dell’elettorato cristiano, che puntavano ad ottenere una proroga più breve. Il leader del blocco parlamentare “Forze libanesi” Georges Adwane ha annunciato che la sua fazione presenterà un ricorso di invalidità dinanzi al Consiglio costituzionale. Il partito sospetta che il presidente della Camera abbia prolungato la durata della proroga con l’intenzione di avviare una riforma della legge elettorale e di applicare le disposizioni dell’accordo di Taëf ancora sospese.

Da parte sua, il deputato Melhem Khalaf ha spiegato che la proroga del mandato della Camera rispetta la disposizione di “necessità” che la legittima ma non quella di “proporzionalità”, in riferimento alle circostanze di “forza maggiore” invocate. E si è detto convinto che il Consiglio costituzionale gli darà ragione. Il leader dei Kataëb, Samy Gemayel, ha spiegato che il suo partito “avrebbe preferito una proroga di un anno” che sarebbe stata “più logica”, ma ha aggiunto che la gravità del momento impone di non dilungarsi troppo sull’argomento.

Il deputato Neemat Frem, che è stato uno degli artefici della proposta di legge, in accordo con il presidente della Repubblica e il presidente del Parlamento, ha ritenuto da parte sua che “quanti pensano che la proroga avrebbe potuto essere di pochi mesi, dimostrano di essere irrealistici”. “Ciò che è in gioco, in questo momento - ha avvertito - è il futuro, se non addirittura l’esistenza stessa del Libano, il che impone di concedersi il tempo necessario per riflettere e per portare il Paese fuori da ogni pericolo, e forse concludere un accordo di pace con Israele”.

Morte di un sacerdote, rischio annessione

Sul piano militare, l’ottavo giorno della guerra tra Hezbollah e Israele è stato segnato dalla morte del sacerdote maronita di Kleyaa, p. Pierre el-Rahi, che insieme ad altre persone stava cercando di soccorrere le vittime di una casa bombardata. Un secondo colpo a tradimento lo ha ucciso e ha ferito altre quattro persone. Il prete aveva rifiutato, insieme agli abitanti di Kleyaa, di evacuare questo villaggio cristiano che era riuscito a “neutralizzare” la sua presenza impedendo a Hezbollah di utilizzare le strade e i terreni demaniali . La morte illustra la volontà israeliana di istituire una “zona di sicurezza” larga diversi chilometri sulle macerie di decine di villaggi di confine, mentre è di stamane un allerta dell’esercito israeliano secondo cui sarebbe “imminente” il bombardamento di “aree specifiche” a Sidone e Tiro. 

L’Oeuvre d’Orient ha denunciato “il rischio di annessione e scomparsa dei villaggi a sud del fiume Litani, in particolare dei villaggi cristiani storici”, testimoni del passaggio di Cristo in queste regioni. Nell’ambito della sua politica della terra bruciata, ieri si è appreso che anche gli abitanti di Alma el-Chaab dovranno evacuare sotto la protezione della missione Unifil. Ieri, infine, è stata segnata da una nuova ondata di bombardamenti dello Stato ebraico sulla periferia sud di Beirut e nella Bekaa. Nella capitale l’aviazione israeliana ha colpito con violenza le filiali di al-Qard el Hassan, istituto finanziario della formazione sciita. Sei edifici che ospitavano queste filiali sono stati rasi al suolo. Oggi il portavoce dell’esercito con la stella di David ha chiesto ancora “l’evacuazione di tutta la regione a sud del Litani”. In un nuovo bilancio comunicato ieri il ministero libanese della Sanità ha riferito che “l’aggressione israeliana, dall’alba del 2 marzo fino al pomeriggio di ieri, ha causato 486 morti, tra cui più di 80 bambini, 1313 feriti e 600mila sfollati”.

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