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  • » 27/08/2012, 00.00

    TAIWAN-CINA-VATICANO

    Card. Zen: Un ricordo del card. Paul Shan, fratello, maestro e ora protettore dal Cielo

    Card. Joseph Zen Ze-kiun

    Il vescovo emerito di Hong Kong ripercorre il grande contributo del defunto card. Shan per la canonizzazione dei martiri in Cina (1 Ottobre 2000); la diffusione della Lettera di Benedetto XVI; la testimonianza di fronte alla sua malattia; fino al suo ultimo sacrificio: accettare di non andare in Cina a ritrovare sua sorella e il vescovo Jin Luxian di Shanghai suo vecchio compagno di studi per non essere strumentalizzato dall'Associazione patriottica.

    Hong Kong (AsiaNews) - Presentiamo qui alcuni pensieri e ricordi del card. Joseph Zen Ze-kiun sulla figura del card. Paul Shan Kuo-Hsi, scomparso il 22 agosto scorso. I funerali del porporato di Taiwan si terranno il 1° settembre a Taipei. Da Hong Kong saranno presenti il card. Zen e il card. John Tong. Non si sa ancora se il Vaticano invierà un suo rappresentante, anche se è probabile, dato il grande impegno di evangelizzazione e di riconciliazione con la Cina svolto dal card. Shan.

     Ho cominciato a conoscere il card. Paul Shan in occasione di quelle riunioni "segrete" che si tenevano in Vaticano sui problemi della Chiesa in Cina continentale, quando il card. Jozef Tomko era Prefetto della congregazione per l'evangelizzazione dei popoli. Erano riunioni "congiunte e allargate" a cui partecipavano gli ufficiali della Segreteria di Stato e della Congregazione di Propaganda Fide, più alcuni esperti vaticani in dogma e diritto canonico, alcuni vescovi cinesi (non del continente) ed alcuni cosiddetti "China watchers".

    Io ero invitato a quelle riunioni anzitutto come "China watcher" - andavo a insegnare nei seminari in Cina dall'89 al '96  - e poi come vescovo coadiutore di Hong Kong. Il card. Shan vi partecipava come vescovo di Kaohsiung e presidente della Conferenza episcopale di Taiwan.

    Sui problemi della Chiesa in Cina i nostri punti di vista combaciavano in modo perfetto. La differenza era nei nostri modi di esprimerci. Io sono un po' "italianizzato", alzo facilmente la voce, muovo le braccia e mi agito; Paul Shan era un perfetto "saggio" cinese, con una voce pacata e persuasiva. Lo invidiavo, ma stentavo ad imitarlo.

    L'ultima di quelle riunioni è stata tenuta tre giorni dopo la canonizzazione dei Martiri in Cina, cioè il 4 ottobre 2000, alla quale era presente anche il card. Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

    A proposito della canonizzazione dei Martiri in Cina, noi fedeli cinesi siamo molto riconoscenti al beato Giovanni Paolo II, ma è stato il card. Shan a "provocare" il papa a superare le preoccupazioni dei suoi diplomatici. Dico "provocare" perché il cardinale ha osato dire al Santo Padre che i nostri martiri stavano soffrendo un secondo martirio proprio a Roma. Purtroppo il governo cinese ha dato ragione alle preoccupazioni dei diplomatici vaticani, lanciando una feroce campagna contro la canonizzazione: possiamo dire che i nostri martiri hanno subito un terzo martirio!

    Il 1° luglio 1997 Hong Kong è tornata sotto la sovranità della nazione cinese, purtroppo governata dal Partito comunista e ateo. Ad assicurare una pacifica successione al card. Giovanni Battista Wu, il Santo Padre, verso la fine del 1996, ha dato alla diocesi di Hong Kong un vescovo coadiutore [lo stesso Joseph Zen - ndr] e un ausiliare [John Tong- ndr] per il cardinale. La decisione è stata con certezza un segno della grande benevolenza del papa, ma la genialità della formula "uno più uno" viene dalla proposta del card. Tomko, non senza una parolina all'orecchio da parte del card. Shan.

    Per l'ordinazione episcopale di noi due vescovi non si poteva - per ovvie ragioni - invitare vescovi dalla Cina continentale e risultava allora inconveniente invitare molti vescovi di Taiwan. Con grande loro comprensione, il card. Shan, quale presidente della Conferenza episcopale, venne a rappresentare tutti. Egli è dunque stato uno dei "genitori" del nostro episcopato.

    Fin dall'inizio del suo pontificato, Benedetto XVI ha mostrato una sollecitudine speciale per i suoi figli della Chiesa in Cina. Ha scritto una Lettera che resterà una pietra miliare, ed ha costituito una Commissione pontificia di grande consistenza.

    Quando nel 2007 venne pubblicata la Lettera, mi trovai davanti il testo bellissimo [in italiano], ma anche una traduzione cinese seriamente difettosa ed una "Nota esplicativa" che conteneva espressioni tendenziose, con grande divario dalle espressioni nella lettera papale.

    Non sapendo come fare, corsi a Taiwan a consigliarmi con il card. Shan. Egli mi diede un ottimo consiglio: pubblicare subito il commento che avevo già preparato, in cui sottolineavo la bellezza della Lettera, un capolavoro di equilibrio tra la chiarezza dei principi dottrinali e la comprensione benevola verso le persone; poi, a distanza di alcuni giorni, pubblicare la mia critica agli errori di traduzione e alla nota esplicativa tendenziosa.

    Come è ovvio, ilcard. Shan era stato nominato uno dei membri della nuova Commissione, ma dopo le prime riunioni egli si è dimesso: a causa dell'età non resisteva più alla fatica dei lunghi viaggi. A me dispiacque molto la sua assenza. Nella sua bontà mi disse: "Ci sei tu, io posso stare tranquillo".

    Io mi guardavo bene dal prendere sul serio le sue parole. Andavo sovente a Taiwan a ragguagliarlo su quel che si faceva e chiedevo i suoi saggi consigli.

    L'ultima mia visita al card. Shan è stata un mese fa, verso la fine di luglio, dopo la sua ultima operazione. Era già sulla sedia a rotelle, ma la sua mente era chiara e la voce robusta; certo non vedevo una fine così vicina. Mi regalò due libri e volle metterci la sua firma. È stata un'impresa alquanto faticosa: la mano non aveva più forza e gli ideogrammi del suo nome in cinese sono particolarmente complicati.

    Tutti sanno come in questi 6 anni il card. Shan abbia combattuto in modo coraggioso con il suo cancro, ma sarebbe meglio dire che ne ha fatto una grazia speciale del Signore, una luminosa testimonianza di come un credente sa vivere e sa morire.

    Vi è un fatto, forse meno conosciuto, ma per me molto significativo della grandezza di quest'uomo di Dio, e voglio riferirlo qui, a conclusione di questi miei pensieri sul compianto cardinale.

    Mesi fa sono andati a trovarlo il sig. Wang Zuoan, direttore dell'Ufficio affari religiosi del Consiglio di Stato cinese  e il sig. Liu, segretario generale dell'Associazione patriottica dei cattolici cinesi. Egli espresse loro il suo desiderio di andare a rivedere sua sorella al villaggio natio e di visitare il suo vecchio compagno di scuola, mons. Aloysius Jin Luxian, vescovo di Shanghai.

    Il sig. Wang disse: "Va bene, te lo concediamo, anche se hai dei cattivi 'record'". Il card. Domandò: "Quali cattivi record?".  "Hai incontrato il Dalai Lama", rispose quello. E il cardinale redarguì: "Ma che male c'è nel fatto che una persona religiosa incontri un'altra persona religiosa?".

    "Ad ogni modo - concluse Wang - per motivi umanitari, ti lasceremo fare la visita". E il cardinale, con molta dignità, precisò: "Io no ho bisogno di alcun  motivo umanitario: c'è una Fondazione in Cina che ha espresso il desiderio di conferirmi un premio".

    "Va bene, ti faciliteremo quell'invito", capitolò Wang.

    Poco prima della data di partenza, però, che doveva essere lo scorso giugno, gli dicono che egli deve includere nel suo itinerario anche una visita a Pechino. Il cardinale ha protestato, dicendo che questa non era la sua intenzione. Egli sapeva che un'eventuale visita a Pechino sarebbe stata di certo manipolata a fini politici e rifiutò la condizione imposta. E così gli hanno negato il permesso per una sua ultima visita in Cina ai suoi parenti e amici.

    Non so se ammirare di più la saggezza del suo giudizio o la sua prontezza al sacrificio. Ma ora dal Cielo il nostro cardinale è vicino quanto mai alla sua sorella; può aiutare, più di quanto non abbia potuto fare sulla terra, il suo amico Aloysius, e tutta la diocesi di Shanghai che in questo momento si trova nella bufera.

    Sono sicuro che, come mi ha sempre voluto bene come un fratello, ora mi sarà protettore dal Cielo, mentre mi rimarà sempre davanti agli occhi il maestro di saggezza e di fedeltà alla Chiesa.

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