14/02/2020, 15.05
VIETNAM
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Cattolici vietnamiti in prima linea a difesa della vita

di Thanh Thuy

Hanoi stima che ogni anno si effettuano tra le 275mila e le 300mila interruzioni di gravidanza. Il dato è molto maggiore – tra 1,2 e 1,6 milioni – se si considerano gli aborti illegali. Le adolescenti, che rappresentano il 20% delle donne incinte che decidono di non partorire. In 20 anni, un cattolico ha sepolto oltre 20mila feti e salvato centinaia di bambini.

Hanoi (AsiaNews) – Proteggere ogni vita, mettendo in guardia i più giovani da pratiche di morte come l’aborto: per i cattolici vietnamiti, è un campo missionario che richiede un’azione sempre più urgente. Secondo i dati forniti da organizzazioni sanitarie internazionali, il Vietnam è al primo posto in Asia e tra i primi cinque Paese in tutto il mondo per tasso di aborti. Una delle preoccupazioni maggiori per la Chiesa è l’aumento del fenomeno tra le adolescenti, che rappresentano il 20% delle donne incinte che decidono di non partorire.

Hanoi stima che ogni anno nel Paese si effettuano tra le 275mila e le 300mila interruzioni di gravidanza, ma secondo attivisti pro-vita il dato potrebbe essere molto maggiore – tra 1,2 e 1,6 milioni – se si considerano gli aborti illegali. Sebbene il ministero della Salute autorizzi il personale medico ad eseguire aborti su feti di massimo sei settimane, nel Paese sono diffuse strutture e cliniche che offrono il servizio fino alla decima settimana di gravidanza. I medici del Central Obstetrics Hospital di Hanoi sostengono che il 40% delle donne vietnamite incinte finiscono per abortire i propri bambini.

Da anni, i padri redentoristi sono impegnati in “programmi di protezione alla vita”. Tali iniziative hanno lo scopo di educare adolescenti e giovani sui danni irreparabili che derivano dall’aborto. Sacerdoti, religiosi e laici partecipano a sessioni intensive di catechismo; coinvolgono ragazzi e ragazze in attività sociali e caritative. Allo stesso tempo, medici ed esperti assistono i giovani con visite e sedute di sostegno psicologico. Sin dal 2009, molti gruppi pro-vita legati alle Caritas diocesane hanno istituito programmi di prevenzione all’aborto. In un primo momento, volontari e membri si occupavano di seppellire i feti abortiti. Ora le iniziative sono varie e si concentrano soprattutto sulla promozione degli insegnamenti della Chiesa in materia di famiglia e vita di coppia.

Nelle comunità cattoliche di tutto il Paese sono diffusi i cosiddetti “giardini degli angeli” (foto 1), luoghi dove trovano sepoltura dignitosa i feti abortiti. Nelle parrocchie di Đại Lãm e Ngọc Lâm, nella diocesi settentrionale di Bắc Ninh, i fedeli hanno seppellito rispettivamente 6mila ed 8mila bambini non nati. Ogni anno laici, studenti e membri della diocesi visitano le due parrocchie per pregare e celebrare messa in loro memoria. Agli inizi del mese mons. Cosma Hoàng Văn Đạt, vescovo di Bắc Ninh, ha celebrato una funzione in cui ha dichiarato: “Questi bambini avevano diritto di vivere, ma i loro genitori li hanno uccisi senza pietà. Persone così hanno impedito migliaia di nascite. L’assassinio è un crimine grave, ma uccidere un bambino non nato lo è molto di più”.

Nel Vietnam cattolico è famosa la storia di Tống Phước Phúc (foto 2, video), ex carpentiere residente a Phương Sài, quartiere di Nha Trang (sulla costa meridionale). Insieme a sua moglie, Phúc ha sepolto 20mila feti in circa 20 anni ed ha salvato oltre cento bambini dall’aborto, aprendo una struttura di accoglienza per figli non voluti. L’uomo ha costruito un cimitero sulla collina del comune di Diên Lâm, a circa 19 chilometri dal centro città. “Non conosco padri e madri di questi bambini – racconta –. Quando però costruisco le tombe, dò loro nomi di santi. Alcuni hanno già un nome scelto dai genitori, cattolici e non. Quando ho iniziato questo mio servizio, molte persone erano sospettose. ‘Sig. Phúc, cosa la spinge un carpentiere ad andare in giro per chiedere i resti di questi bambini?’, mi chiedevano. Io rispondevo: ‘li porto a casa per dar loro sepoltura”. Con il tempo, prosegue, “i miei vicini e la mia comunità hanno cominciato a capire il mio lavoro. Molti cattolici e persone di altra religione hanno partecipato a questo mio progetto di salvaguardia della vita. Alcuni mi hanno donato sabbia, altri mattoni; tutti con grande entusiasmo”.

Da episodio particolare, Phúc ha però capito che prendersi cura del cimitero non era abbastanza. “Un pomeriggio, quando ho seppellito il 247mo feto, una studentessa mi si è avvicinata e mi ha chiesto: ‘Per caso ieri hai seppellito il mio bambino?’. Così l’ho portata alla tomba. Mi sono detto: ‘Ma se mi limito alle sepolture, come posso salvare vite? Devo fare di più”. Da oltre 15 anni, Phúc e sua moglie hanno aiutato oltre 250 donne in difficoltà e le hanno convinte a non abortire. Inoltre, i familiari della coppia hanno adottato più di 50 bambini abbandonati. A volte, i piccoli di cui si prendeva cura erano così tanti che Phúc ha dovuto chiedere aiuto ad una strittura di accoglienza di Cam Ranh City, nella provincia di Khánh Hòa.

(Video credit: AP).

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