15/05/2013, 00.00
CINA
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Chen Guangcheng: Inevitabile l’arrivo della democrazia in Cina

Il dissidente cieco, noto per le sue battaglie contro gli aborti forzati e per la fuga spericolata dagli arresti domiciliari, sottolinea che la transizione “è già iniziata. Ogni anno oltre 200mila proteste sociali e attivisti sempre più attivi dimostrano che anche il nostro Paese può adottare i valori democratici”.

Oslo (AsiaNews/Agenzie) - La transizione democratica della Cina "è inevitabile ed è già iniziata. Non possiamo aspettare che democrazia, libertà e uguaglianza vengano dall'esterno: l'idea che i valori liberali e i diritti umani non siano adatti al mondo cinese è solo un mito propagandato da un regime autoritario che cerca in ogni modo di tenersi il potere". A parlare è Chen Guangcheng, dissidente che ha lottato per anni contro gli aborti forzati e che è riuscito a lasciare la Cina dopo una rocambolesca fuga dal suo villaggio natale.

Parlando all'Oslo Freedom Forum - incontro annuale di attivisti per i diritti umani - il dissidente cieco ha aggiunto: "Non bisogna avere paura di un potere autoritario che ha perso le proprie fondamenta morali, etiche e legali". Per Chen, il passaggio verso una vera democrazia in Cina "è già in atto. Ogni anno avvengono oltre 200mila proteste sociali nel Paese, e cresce la mobilitazione delle voci dissidenti su internet".

Noto per le sue battaglie contro gli aborti forzati e le sterilizzazioni nella provincia dello Shandong, Chen Guangcheng è divenuto un emblema della lotta per i diritti umani in Cina. Cieco dalla nascita, ha passato 4 anni in carcere per aver denunciato gli abusi delle autorità incaricate di applicare la legge sul figlio unico nel Paese.

Fuggito il 18 aprile 2012, dopo uno spericolato viaggio a Pechino Chen si è rifugiato nell'ambasciata americana. In seguito a minacce di ritorsioni contro la sua famiglia, egli ha accettato di uscire dall'ambasciata e farsi ricoverare in ospedale per curare un piede, ferito durante la fuga. Raggiunto dalla moglie e dai due figli, ha saputo da loro delle minacce subite in quei giorni e ha chiesto di poter almeno andare negli Stati Uniti per un certo tempo.

La soluzione è stata trovata dallo stesso governo cinese: Chen - dichiarava una nota del ministero degli esteri - può domandare di andare all'estero a studiare "come tutti i cittadini cinesi". Al momento si trova a New York, dove studia Giurisprudenza, ma spera di tornare presto in Cina: "Il Partito comunista non rimarrà per sempre al potere, e io avrò modo di viaggiare liberamente come tutti gli altri cinesi".

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