12/09/2014, 00.00
UCRAINA-RUSSIA
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Chiesa greco-cattolica: In Ucraina, la Russia responsabile dello spargimento di sangue

di Nina Achmatova
Il Sinodo greco-cattolico accusa la presenza di armamenti pesanti, migliaia di miliziani e truppe regolari russe. La propaganda (russa), distruttiva come gli armamenti. In Crimea ritirati i visti a cinque imam. Problemi anche per un sacerdote greco-cattolico.

Mosca (AsiaNews) - La Chiesa greco-cattolica lancia un appello alla comunità internazionale, perché si metta fine allo spargimento di sangue in Ucraina, causato - a suo dire - dalla Russia. Intanto in Crimea, la penisola sul mar Nero annessa da Mosca dopo un referendum popolare a marzo, si registrano difficoltà nei permessi di soggiorno per esponenti del clero sia cattolico che musulmano di nazionalità non russa.

"Alziamo la nostra voce in nome del popolo dell'Ucraina e diciamo a tutte le persone nel mondo: l'Ucraina sta sanguinando. Questo Stato sovrano e pacifico ha subito l'invasione militare diretta da parte del suo vicino", si legge nell'appello del Sinodo dei vescovi della Chiesa greco-cattolica (Ugkt) e riportato dal sito 'Religiia v Ukraine'. Il Sinodo si è tenuto a Leopoli il 10 settembre scorso.

I presuli denunciano lo sconfinamento di "centinaia di unità di armamenti pesanti, equipaggiamenti e migliaia di mercenari armati e truppe dell'esercito regolare russo", che "stanno seminando morte e distruzione, nonostante i negoziati sul cessate il fuoco e gli sforzi diplomatici".

Il Sinodo punta il dito anche contro la "propaganda, che non è meno distruttiva delle armi di distruzione di massa" e che sta diffondendo odio nella società, attraverso la distorsione dei fatti. E poi un avvertimento: "Chiunque stia uccidendo le persone in Ucraina non esiterà domani a puntare le armi contro altri nel proprio Paese e fuori dai suoi confini e attaccare qualunque Stato nel mondo".

"Fermate il bagno di sangue in Ucraina", è l'appello rivolto a tutti i credenti di ogni religione e confessione, alle persone di buona volontà e ai capi di Stato e ai membri della comunità internazionale. In questo momento - conclude il documento - il silenzio e l'inazione vanno considerati "complicità".

Intanto, in Crimea si registrano i primi problemi con i membri stranieri delle comunità religiose. Come riporta Forum18, 18 dei 23 imam turchi invitati dalle autorità religiose locali nell'ambito di un programma ventennale sono stati costretti a lasciare il Paese perché il servizio immigrazione russo ha rifiutato di prolungare i loro permessi di soggiorno, spiegando che ora devono ottenere un visto russo. Allo stesso tempo, altri hanno lamentato di essere sotto continuo controllo dell'Fsb, l'intelligence russa. Tra questi un prete greco-cattolico, Bogdan Kostetsky, il quale riferisce di essere stato interrogato più volte, anche se funzionari dei servizi segreti smentiscono di averlo mai convocato. 

 

 

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