29/01/2018, 08.51
SIRIA - TURCHIA - RUSSIA
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Conflitto siriano: sui colloqui di pace russi a Sochi l’ombra dell’offensiva turca anti-curdi

I leader curdi minacciano di boicottare i colloqui di pace sul mar Nero. Una risposta all’offensiva lanciata dai turchi nella regione autonoma di Afrin. Al vertice mancherà anche il principale gruppo anti-Assad. I caccia turchi hanno danneggiato un tempio ittita di 3mila anni. 

 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - I leader curdi nella regione autonoma nel nord della Siria, teatro dell’offensiva lanciata il 20 gennaio scorso dai turchi contro le milizie Ygp (Unità di Protezione Popolare), non parteciperanno ai colloqui di pace a Sochi (Russia) della prossima settimana. A confermarlo è un alto funzionario del governo regionale curdo, Fawza al-Yussef, secondo cui “se la situazione resta immutata ad Afrin,  per noi non sarà possibile partecipare” agli incontri voluti con forza dal Cremlino. 

Assieme alla Russia e all’Iran, alleati di Damasco, la Turchia - che sostiene i ribelli anti-governativi e una galassia variegata di gruppi estremisti - è uno dei Paesi promotori degli incontri di Sochi, località turistica russa sul mar Nero. La due giorni di incontri dovrebbe iniziare il prossimo 5 febbraio, ma vi sono dubbi sulla partecipazione di tutte le parti coinvolte nel conflitto siriano. 

Secondo quanto riferisce il leader curdo al-Yussef, l’operazione militare turca “contraddice in termini il dialogo politico”.

Ribattezzata “Ramoscello d’Ulivo”, l’offensiva lanciata il 20 gennaio scorso dall’esercito turco con l’aiuto di alcune fazioni ribelli impegnate da tempo nel conflitto siriano, intende cacciare i curdi dalla regione. In particolare, l’obiettivo delle truppe di Ankara sono le milizie combattenti Ygp, che si sono rivelate fondamentali in passato nella lotta contro i jihadisti dello Stato islamico (SI). 

Per la leadership di Ankara le milizie Ypg sono un gruppo “terrorista”, legato al Partito (fuorilegge e terrorista) curdo del lavoratori (Pkk). 

I colloqui di Sochi rappresentano una flebile speranza per mettere fine a sette anni di guerra e oltre 340mila morti, dopo i ripetuti fallimenti delle iniziative di pace promosse dalle Nazioni Unite negli incontri di Ginevra (Svizzera) e Vienna (Austria). Nel fine settimana anche il principale gruppo di opposizione anti-Assad, il Syrian Negotiation Commission, ha annunciato che non intende partecipare agli incontri di Sochi della prossima settimana. 

Intanto nella regione di Afrin prosegue l’operazione militare turca, come confermato dallo stesso presidente Recep Tayyp Erdogan il quale afferma di voler eliminare tutti i “terroristi” [i curdi] dalla frontiera. Durante un discorso tenuto ieri in occasione di una riunione di partito è tornato ad attaccare gli Stati Uniti per il sostegno armato fornito alle milizie curde. 

Gli attacchi aerei lanciati da Ankara in questi giorni contro postazioni curde hanno danneggiato un tempio ittita con 3mila anni di storia alle spalle. l tempio di Ain Dara, che risale all’era compresa tra il 1.300 e il 700 a.C., si trova nell’enclave di Afrin e ha subito distruzioni per oltre il 60%. I caccia turchi starebbero inoltre bombardando anche la diga siriana di Maydanki, con enormi rischi per la popolazione civile.

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