31/01/2017, 12.52
TURKMENISTAN
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Continua lo sfruttamento di impiegati statali e minori nella raccolta “forzata” del cotone

“Il sindacato mi ha detto che dovevo raccogliere il cotone. Non mi hanno chiesto il mio parere, hanno detto solo ‘tu vai’. Come la chiamereste se non schiavitù? Non posso lasciare il mio lavoro perché so che non ne troverei un altro, e anche se ne trovassi uno sarei soggetto allo stesso trattamento.”

Ashgabat (AsiaNews) – Le autorità turkmene continuano a costringere dipendenti pubblici e studenti a lavorare nelle piantagioni di cotone a fine autunno. Secondo quanto comunicato negli ultimi giorni da Alternative Turkmenistan News (Atn), per la prima volta nelle regioni Lebap Mary e Dashoguz funzionari di polizia e del ministero di Sicurezza nazionale sono mobilitati in gran numero per sorvegliare le coltivazioni.

Il motivo dello schieramento è prevenire la diffusione di fotografie dei campi di cotone e soprattutto dei bambini che vengono costretti a lavorarci. Atn sospetta che queste nuove misure di supervisione siano state causate dalla diffusione di informazioni sensibili sullo sfruttamento del lavoro minorile avvenuto lo scorso anno. Alcuni grandi compagnie d’abbigliamento internazionali, venute a conoscenza della reale provenienza della materia prima, avrebbero smesso di acquistarla dal Turkmenistan. Come risultato, invece di prendere coscienza delle critiche e porre fine a questa pratica vergognosa, il governo ha preferito investire risorse sulla prevenzione di fughe d’informazioni.

Ad ottobre, un dipendente di un policlinico locale rimasto anonimo ha raccolto il cotone e racconta la situazione: “Il primario e i membri del sindacato mi hanno detto che dovevo raccogliere il cotone. Non mi hanno mai chiesto il mio parere, hanno detto solo ‘tu vai’. Come la chiamereste se non schiavitù? Non posso lasciare il mio lavoro perché so che non ne troverei un altro, e anche se ne trovassi uno sarei soggetto allo stesso trattamento. Al contrario di molti miei colleghi, io non ho denaro da parte per potermi permettere di ‘non andare’.” Chiunque sia indisposto a prendere parte al raccolto, deve pagare una somma di 5,7 dollari Usa al giorno o mandare un sostituto a lavorare al suo posto.   

Le persone “assunte” si riuniscono alle 4.30 del mattino e vengono stipate in convogli da circa 20 autobus per poi essere portate nei campi entro le 7, così da poter iniziare da subito la raccolta. I convogli vengono scortati da volanti della polizia stradale. La posizione dislocata di alcune piantagioni richiede una permanenza continuata dei braccianti da due settimane o più. I raccoglitori “a lungo termine” non beneficiano di nessun servizio statale e devono provvedere da soli al proprio sostentamento. Devono portare da casa coperte, acqua, cibo e sperare di trovare qualche struttura entro la quale ripararsi per sfuggire a intemperie o zanzare. L’acqua presente nei campi nella maggior parte dei casi non è potabile e non sono rari i casi di vomito, diarrea ecc.

Nei mesi della raccolta, decine di adolescenti fra i 14 e 16 anni, uomini e donne adulte sono costretti a offrirsi come forza lavoro. Lo stipendio medio giornaliero a settembre e inizio novembre oscilla tra 2,85 e 5,7 dollari Usa.

 

 

 

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