24/09/2019, 11.13
PAKISTAN
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Coppia cristiana: la mancanza di una legge sul matrimonio incentiva le conversioni all’islam

di Shafique Khokhar

Il Parlamento pakistano ha approvato una bozza legislativa, ma attarda una normativa completa. Parlamentare: “La legge avrà effetto su quattro milioni di cittadini pakistani”. La storia di Imran e Amber, separati con due figli. Lui si è risposato secondo il rito islamico: “Non avevo altra scelta”.

Islamabad (AsiaNews) – La mancanza di una legge che regola il matrimonio cristiano in Pakistan incentiva le conversioni all’islam delle coppie che desiderano risposarsi. Lo dice ad AsiaNews una coppia cristiana che si è separata per divergenze inconciliabili tra i coniugi e le loro famiglie. Per questo essi chiedono che il Parlamento approvi senza ulteriori ritardi il Christian Marriage and Divorce Act 2019, approvato come bozza nell’agosto di quest’anno.

Imran Masih e Amber si sono sposati nel 2013. Dalla loro unione sono nati due figli, un maschio e una femmina. Da subito sono sorte incomprensioni tra i coniugi: il marito accusava la moglie di passare troppo tempo fuori casa, con la famiglia d’origine; a sua volta, Amber lamentava che il marito la lasciava sola in casa tutto il giorno, e per questo cercava compagnia dai genitori.

Nel 2016 gli sposi hanno deciso di separarsi. Imran racconta: “Ero distrutto per le lotte che avevano coinvolto le nostre famiglie e per la decisione di Amber di lasciarmi e tornare a vivere con i genitori. Ho aspettato un anno prima di sposarmi di nuovo. Quando sono andato in chiesa, il sacerdote mi ha detto che non potevo contrarre un nuovo matrimonio perché non esiste una legge che regoli il divorzio delle coppie cristiane”.

L’unica via per convolare a nozze con Aasha, la nuova amata, “era sposarci in tribunale secondo il rituale musulmano del Nikkah [con la firma di un contratto, frutto di libera scelta – ndr]”. “Sia io che Aasha siamo cristiani – continua l’uomo – ma siamo stati costretti a farlo perché non esistono leggi. Anche se ci siamo sposati secondo il rito musulmano, continuiamo a pregare come cristiani”.

Al contrario del marito, Amber non si è risposata. “Avrei potuto farlo – dice – ma avrei dovuto convertirmi all’islam e non volevo. Ora vivo dai miei genitori insieme ai miei figli. Il mio ex marito ci passa gli alimenti tutti i mesi”.

Gli ex coniugi sostengono di non essere gli unici cristiani in questa situazione. A sostegno delle loro richieste, il 18 settembre scorso sono intervenuti il Centro per la giustizia sociale (Csj) e la Commissione popolare per i diritti delle minoranze (Pcmr). Le due organizzazioni hanno tenuto un seminario insieme a leader religiosi, avvocati, educatori e gruppi della società civile. Peter Jacob, direttore esecutivo di Csj, ha affermato: “Deve essere approvata una legge completa e efficace”.

Khawar Mumtaz, presidente della Commissione nazionale sullo status delle donne (Ncsw), riporta che gli sforzi per avere una normativa in tema di diritto matrimoniale risalgono a nove anni fa ed è entusiasta del fatto che la bozza legislativa sostenga i matrimoni interreligiosi. Il parlamentare Jamshed Thomas sottolinea che “la legge è davvero necessaria e avrà effetto su quattro milioni di cittadini pakistani”.

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