06/03/2020, 10.59
CINA
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Coronavirus, il dilemma di Pechino: salvare vite umane o l’economia?

di Wei Jingsheng

Riportare i lavoratori nelle fabbriche favorirà la diffusione del virus. Il dramma delle campagne, focolaio nascosto dell’epidemia. Pechino copre la verità per riavviare la produzione. I leader locali devono scegliere se accontentare i superiori o proteggere i cittadini. Una riflessione del “padre della democrazia” in Cina, ora esule negli Stati Uniti.

Washington (AsiaNews) – Il problema più discusso di recente dai media e dagli amici è che Xi Jinping ha deciso di non tenere l’Assemblea nazionale del popolo e la Conferenza consultiva politica del popolo in marzo, perché preoccupato per la possibile diffusione della malattia fra i partecipanti. Ma perché il presidente cinese costringe le fabbriche a riprendere il lavoro senza preoccuparsi della diffusione della malattia? La maggior parte delle persone pensa immediatamente che Xi e gli alti funzionari del regime comunista abbiano paura di ammalarsi, mentre a loro non importa nulla della vita dei cittadini comuni. Questo giudizio è corretto, ma non racconta l’intera storia.

L’economia cinese è stata duramente colpita dalla rapida diffusione dal coronavirus di Wuhan (Hubei). Le autorità si sono concentrate sul come nascondere la diffusione dell’epidemia, ed è probabile che per errore abbiamo permesso all'Ufficio nazionale di statistica di dire alcune verità. A gennaio e febbraio 2020, la produzione industriale è diminuita di oltre il 30%; il settore dei servizi ha avuto un calo anche maggiore. Solo la speculazione finanziaria non ha subito particolari contraccolpi.

In altre parole, la grave recessione che ha colpito l’economia reale regala all’industria della speculazione l’occasione di ottenere maggiori investimenti. Sotto il peso dell’infezione polmonare, il modello economico, già seriamente distorto, si è snaturato in modo ulteriore: vale a dire, è entrato in un circolo vizioso. Da un lato, molte aziende cinesi falliscono o sono prossime al fallimento a causa della mancanza di manodopera e mercati, situazione che non permette loro di rimborsare i prestiti. Dall’altro, le attività industriali e commerciali si sono fortemente ridotte, e con loro i consumi. I due circoli viziosi sono fenomeni tipici di una crisi economica.

Pertanto, il regime comunista forza le fabbriche a riaprire. Si afferma che l’80% delle imprese statali ha ripreso il lavoro. Ma come al solito, questo numero è molto gonfiato. I governi locali hanno adottato strategie tradizionali e misure contro le politiche stabilite dalle autorità centrali. Non ci sono prove, ma si può stimare che solo il 40% delle aziende ha in realtà riavviato la produzione [ossia la metà di quanto affermato dalle autorità, ndt]. Il dato potrebbe essere positivo se la produzione non crollasse nei primi due trimestri dell’anno, riuscendo a mantenere i livelli di gennaio e febbraio.

Ma la situazione è davvero in miglioramento come sostengono studiosi e funzionari in Cina? Io non la penso così. Le stime ottimistiche si fondano sulla convinzione che l’epidemia calerà gradualmente e addirittura scomparirà. Ma questa previsione ha una base concreta? Sembra che più persone non lo credano. L’ipotesi più pessimistica è che scoppierà a livello globale, non solo in Cina.

Ci sono diverse prove in merito. La prima è che la polmonite di Wuhan è contagiosa anche se non mostra alcun sintomo, e nessuno sa quante persone contagiate siano entrate in contatto con altri individui. I medici sono anche sicuri che l’epidemia si propagherà: è solo una questione di tempo. Il secondo motivo è che le autorità stanno coprendo la verità sulla effettiva diffusione al fine di riattivare la produzione. Tuttavia, l’infezione negli altri Paesi si sta sviluppando rapidamente. Perché la Cina dovrebbe andare nella direzione opposta?

Pechino ha forse trovato un modo per identificare le fonti nascoste di infezione, o ha già prodotto medicine speciali? Non ne ho sentito parlare. Tutto quello che so è che il governo si sta sottraendo alle proprie responsabilità, nascondendo i fatti. Ingannare il popolo usando la propaganda è in effetti una caratteristica del regime comunista da decenni. Nessuno dei fatti esistenti può dimostrare che la situazione epidemica sarà miracolosamente migliorata. Continuare a nascondere la verità alla gente causerà solo conseguenze più serie.

Gli esperti hanno ripetutamente avvertito che la ripresa del lavoro, con la presenza di molte persone in spazi comuni, favorirà l’espansione dell'epidemia. In effetti, c’è una grande problema che non è stato ancora notato dalla maggior parte degli osservatori: la situazione nelle vaste aree rurali. Queste hanno condizioni mediche sfavorevoli, fatto che porterà a un gran numero di infezioni inosservate. In termini di area, la popolazione rurale è più scarsa della città, ma le relazioni tra persone nelle campagne sono fitte come nelle città. Inoltre, le cattive condizioni sanitarie rendono più difficile il controllo dello sviluppo dell’infezione. Questi due aspetti – la ripresa del lavoro e la situazione nelle aree rurali – assicurano che l’epidemia continuerà a svilupparsi su larga scala, se non in modo più grave.

Le misure di prevenzione sono state allentate per garantire benefici economici a breve termine, che sicuramente porteranno a risultati controproducenti. La conseguenza del mancato controllo dell’epidemia è che l’economia sarà colpita in modo ancora più duro. Molti governi locali resistono alla coercizione delle autorità di Pechino e si concentreranno sulla prevenzione dell’infezione piuttosto che sulla ripresa del lavoro. A lungo termine, potrebbe rivelarsi una scelta saggia.

Nell’agire così, però, questi funzionari potrebbero giocarsi il posto, proprio come accadde a un leader locale (che contro l’ordine superiore evacuò i cittadini dell’area) durante il terremoto di Tangshan del 1976. È più importante salvare centinaia di migliaia di vite o conservare il proprio ruolo ufficiale? I funzionari locali dovranno fare una scelta.

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