25/02/2020, 09.07
CINA
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Coronavirus: borse cinesi resistono; Europa, Giappone e Wall Street in difficoltà

Shanghai, Shenzhen e Hong Kong crescono o perdono poco mentre aumentano timori per diffusione virus. Tonfo di Tokyo dopo il crollo di ieri in Europa e negli Usa. Pechino ha spazio per immettere nuova liquidità, al contrario di molti altri Paesi. Previsto un recupero globale dopo iniziale volatilità.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Dopo il crollo di ieri degli indici in Europa e negli Stati Uniti, le borse cinesi rimangono poco mosse oggi, come la maggior parte di quelle asiatiche. Unica eccezione è Tokyo che registra una perdita del 3,34%.

A metà pomeriggio, Shanghai perde lo 0,60% e Shenzhen guadagna il 0,51%. Hong Kong si trova in terreno positivo (+0,22). La sostanziale tenuta delle borse cinesi è dovuta alle iniezioni di liquidità effettuate dalla Banca centrale – oltre 1000 miliardi di yuan dall’inizio di febbraio – e altre misure espansive decretate dalle autorità di Pechino, come la riduzione dei tassi di interesse sui prestiti alle aziende e l’estensione della durata dei mutui.

Al contrario, le borse europee, Wall Street e Tokyo pagano i timori per la crescente diffusione del virus fuori della Cina, ma soprattutto gli effetti del calo della produzione cinese. Il colosso asiatico è un elemento chiave nella catena del valore globale. Le aziende cinesi assemblano le parti di molti prodotti finali che poi finiscono sui mercati europei e degli Usa – Foxconn, ad esempio, produce gli iPhone della Apple in Cina.

Gli analisti si aspettano che le banche centrali di Usa, Giappone e Unione europea immettano a breve liquidità nei loro sistemi finanziari. Ma il loro margine di manovra è piuttosto limitato, considerato che hanno già tassi di interesse molto bassi (in Europa, addirittura negativi). Negli ultimi 12 anni, dallo scoppio della crisi finanziaria del 2008, hanno inoltre portato avanti politiche monetarie espansive (“quantitative easing”), fatto che riduce in modo ulteriore il loro spazio di azione.

La convinzione degli operatori finanziari è che dopo un iniziale periodo di volatilità, provocato dall’incertezza sui tempi di superamento della febbre epidemica, gli indici torneranno a guadagnare. Nel frattempo gli investitori si orientano su beni rifugio come l’oro, il cui valore è cresciuto ieri del 2,98%.

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