11/08/2008, 00.00
CINA
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Crescono i prezzi alla produzione, borsa cinese giù del 50% nel 2008

A luglio prezzi saliti del 10%, record dal 1996. Si temono prossime forti ricadute sul consumo. Intanto molte ditte, specie statali, producono con bassi profitti o in perdita. Anche per questo diminuisce la fiducia nel mercato azionario e la borsa scende rapida. Esperti: le Olimpiadi hanno rallentato l’economia.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Cresce l’inflazione in Cina per i prezzi alla produzione, al 10% a luglio, record dal 1996. L’aumento colpisce la borsa di Shanghai che oggi cede l’1,9%, dopo che ha perso oltre la metà del suo valore dall’inizio dell’anno.

La crescita dei prezzi è spinta soprattutto dal crescente costo di materie prime ed energia (+15,4% a luglio), seppure la recente diminuzione del petrolio fa sperare in una tregua. Esperti osservano che l’aumento dei prezzi al consumo è da mesi inferiore a quello dei costi della produzione, per cui le ditte da mesi vedono diminuire i margini di guadagno e dovranno presto riversare i maggiori costi sui consumatori, con forti esiti inflazionistici.

Proprio per combattere l’aumento del petrolio, Pechino è prossima a concludere con l’Iraq un accordo per lo sfruttamento del giacimento di Ahdab a sud di Baghdad, per un valore di 1,2 miliardi di dollari, secondo quanto ha rivelato ieri il ministro iracheno per il Petrolio, Hussain al-Shahristani.

La borsa di Shanghai ha reagito a questo dato perdendo l’1,9%, dopo che già venerdì 8 agosto aveva perso il 4,47% e raggiunto il valore minimo dal gennaio 2007. Una perdita in borsa era prevista durante le Olimpiadi, ma tutti osservano che la caduta è molto maggiore del previsto e dimostra la volontà del governo di non compiere, per ora, interventi a sostegno. Anche se ieri Li Rongrong, presidente della statale Commissione Asset Supervision and Administration, ha detto che lo Stato non farà grandi vendite di azioni delle ditte pubbliche, perché vuole mantenerne il controllo: cosa che garantirebbe, comunque, la copertura delle eventuali perdite e la possibilità per molte aziende di continuare a produrre sottocosto, con evidente competitività. Secondo la Goldman Sachs Group queste perdite sono anche conseguenza delle drastiche misure “pro-Olimpiadi” per diminuire l’inquinamento dell’aria: la chiusura o la diminuita produzione di centinaia di fabbriche, il blocco dei lavori edili e del traffico, a Pechino e in 5 province e città circostanti che insieme generano il 26% del prodotto economico nazionale. In un’analisi afferma che le Olimpiadi faranno rallentare l’economia cinese “ad agosto e a settembre”, “sia nella produzione che nei consumi”, con una ripresa ad ottobre dopo che il 20 settembre termineranno queste misure.

Ma altri notano che l’indice della borsa di Shanghai ha perso il 50,48% nel 2008 e il 57,23% dai valori record di metà ottobre 2007. Commentano che la continua discesa dimostra una montante sfiducia, anche perché tutti ritengono i valori azionari eccessivi. Di certo varie ditte, come quelle che producono energia, possono vivere solo grazie ai sussidi pubblici, dato che il governo le costringe a vendere sottocosto per contenere l’inflazione dei prezzi al consumo. Cosa che, nel lungo periodo, suscita diffidenza e preoccupazione nel mercato e molta cautela negli investimenti. (PB)

 

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