Laos al voto senza pluralismo: trovato morto attivista anti-corruzione
Oltre 4,7 milioni di cittadini ieri hanno partecipato alle votazioni per il rinnovo dell’Assemblea nazionale del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao. Nello stesso giorno è stata confermata la morte dell’attivista Bao Mo Khaen, noto per le sue denunce contro la corruzione e le restrizioni alla libertà di espressione. Prima delle consultazioni si era ritirata anche una delle poche parlamentari non appartenenti al Partito.
Vientiane (AsiaNews/Agenzie) - Ieri 22 febbraio il Laos ha rinnovato i 175 membri dell’Assemblea nazionale ed eletto i membri dei Consigli provinciali, già preselezionati dal Partito Rivoluzionario del Popolo Lao. Oltre 4,7 milioni di cittadini su quasi 8 milioni aventi diritto di voto si sono recati alle urne, secondo le fonti locali, e le autorità hanno presentato l’evento come un passaggio fondamentale per la stabilità e lo sviluppo del Paese.
In realtà anche queste ultime consultazioni hanno ricordato che il sistema a partito unico del Laos non accetta nessuna forma di dissenso. In concomitanza con le elezioni è arrivata la conferma della morte dell’attivista Bao Mo Khaen, noto sui social come Mr. Khaen. In base alle informazioni raccolte dalla Manushya Foundation, ong che si occupa di diritti umani nel sud-est asiatico, Khaen era stato rapito vicino a casa da alcuni soldati il 14 febbraio.
Secondo la responsabile dell’organizzazione, Emilie Palamy Pradichit, negli ultimi mesi Khaen aveva cominciato a ricevere minacce di morte sempre più frequenti per i suoi video sui social media, in cui denunciava la corruzione all’interno del governo e la mancanza di libertà di espressione. Il suo corpo è stato ritrovato in una foresta il 20 febbraio e la sua morte confermata dalla famiglia due giorni dopo.
Non si tratta di un caso isolato: a giugno dello scorso anno Joseph Akaravong, attivista laotiano rifugiato in Francia, era sfuggito a un tentato assassinio nei suoi confronti. In Laos le autorità locali spesso liquidano questi casi come incidenti motociclistici, ha spiegato la Manushya Foundation, sostenendo che quello del governo è uno schema di omicidi mirati. In passato i corpi di altri attivisti scomparsi erano poi stati trovati vicino alle loro moto.
In realtà la stessa partecipazione alle elezioni non sembra essere stata del tutto trasparente. Valy Vetsaphong, una delle pochissime parlamentari non appartenenti al partito unico, ha rimosso il proprio nome dalle liste elettorali pochi giorni prima del voto. Molto apprezzata per le sue battaglie contro i crimini finanziari e la svendita di asset nazionali alla Cina, la 57enne, parte del consiglio della Camera di commercio del Laos, ha dichiarato di volersi concentrare sui propri affari e la sua vita privata; secondo diversi osservatori è probabile che abbia subito forti pressioni politiche, a causa soprattutto della sua popolarità tra le nuove generazioni sui social. Rispetto alle elezioni precedenti, in questa ultima tornata si è visto un maggior dibattito politico online e la presenza di candidati più giovani.
In qualità di parlamentare Valy Vetsaphong aveva chiesto più volte che i funzionari ritenuti colpevoli di corruzione venissero “puniti e declassati come in altri Paesi”; aveva chiesto una revisione completa del settore finanziario per affrontare la crisi valutaria e si era opposta alla vendita della compagnia aerea di bandiera alla Cina: tutte posizioni sostenute anche da buona parte della popolazione laotiana, e soprattutto della “generazione Z”, frustrata dalla corruzione e dalle difficoltà economiche.
Il voto di ieri segue il 12° Congresso nazionale del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao che si è tenuto il mese scorso e ha rieletto Thongloun Sisoulith come segretario generale per un secondo mandato. Il Partito ha tracciato la traiettoria per raggiungere l’indipendenza economica e abbandonare lo status di “Paese meno sviluppato” entro la fine dell’anno ed entrare nella classifica dei Paesi a medio-alto reddito entro il 2055.
In effetti nel 2025 il Laos ha riportato ottimi dati macroeconomici. La crescita del Pil è stimata al 4,8%, superiore alla media del quinquennio precedente, mentre l’inflazione (per anni rimasta a doppia cifra) è scesa al 5,6% a dicembre. Anche le riserve in valuta estera sono aumentate, arrivando a circa 3,5 miliardi di dollari, grazie a esportazioni, turismo (nel 2025 sono arrivati 4,6 milioni di visitatori) e investimenti diretti esteri. Allo stesso tempo, in maniera simile a quanto avvenuto in Vietnam, per snellire la struttura statale, i ministeri sono stati ridotti da 17 a 13.
Tuttavia il debito pubblico, pur in calo rispetto ai picchi degli anni precedenti, resta elevato, attorno all’83% del Pil. E l’economia nazionale dipende fortemente dagli investimenti stranieri, in particolare dalla Cina, principale creditore della Belt and Road Initiative, ma anche dal Vietnam e dalla Thailandia, con cui è stata concordata la costruzione di diversi progetti infrastrutturali.
Con l’annuncio nei prossimi giorni dei vincitori delle elezioni parlamentari, la nuova Assemblea nazionale sarà chiamata a nominare i vertici istituzionali, passaggio che potrebbe aprire la strada a un graduale ricambio generazionale e a uno stile di governo più tecnocratico.
17/05/2016 08:56
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