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  • » 23/02/2017, 12.53

    IRAQ

    Da Erbil ad Alqosh: la Marcia della pace dei cristiani e musulmani



    È l’iniziativa lanciata dal patriarca caldeo per la fine delle violenze in Iraq e nel Medio oriente per la domenica delle Palme. In Quaresima Via Crucis nelle cittadine di Ninive liberate dallo Stato islamico. Una messa ha riunito 50 famiglie a Teleskof, con l’inaugurazione di una grande croce caldea su una collina della piana. Mar Sako: tempo di “conversione” per i leader regionali e mondiali; basta muri, servono ponti. 

     

    Baghdad (AsiaNews) - Una “Marcia della pace” la Domenica delle Palme “aperta a cristiani e musulmani”, che “partirà da Erbil e si concluderà ad Alqosh” nella piana di Ninive, “a piedi e in un solo giorno” per chiedere la fine delle violenze in Iraq e in tutto il Medio oriente. È l’iniziativa lanciata dal patriarca caldeo mar Louis Raphael Sako, che affida ad AsiaNews le intenzioni della Chiesa locale per l’imminente inizio della Quaresima in un’ottica di pace, incontro e dialogo. “Io sarò alla guida della marcia - prosegue - e sarà una occasione forte di unità”, un fronte comune contro ogni forma di violenza che insanguina il Paese e la regione.  

    La Chiesa caldea ha consacrato il 2017 come “Anno della pace”. Per il primate caldeo il periodo in preparazione alla Pasqua rappresenta una occasione privilegiata per rilanciare un cammino di preghiera e riflessione, capace anche di abbracciare la comunità musulmana d’Iraq. “La pace - spiega mar Sako - deve essere raggiunta da noi [leader religiosi] come dai politici, attraverso iniziative coraggiose e decisioni responsabili”. 

    Ecco perché, insieme alla marcia per la pace all’inizio della Settimana Santa, il patriarcato caldeo intende organizzare anche “diversi appuntamenti in cui si celebra la Via Crucis, usando come luoghi località della piana di Ninive, come Teleskof e Batnaya” liberate dalla presenza jihadista. Una iniziativa nata in collaborazione con la diocesi di Lione, a dimostrazione del legame che si è creato fra la comunità irakena e le Chiese nel mondo in questi anni di sofferenze e persecuzione. 

    “Nel tempo di Quaresima - prosegua il patriarca caldeo - vogliamo anche raccogliere aiuti e fondi per i profughi musulmani, chiedendo alla nostra gente di aiutare le persone nel bisogno senza fare distinzioni in base alla fede, o all’etnia”. Nelle prossime settimane sua beatitudine ha in programma una visita in un campo profughi musulmano nel quale sono ospitati “quanti hanno abbandonato Mosul” per sfuggire allo Stato islamico (SI), portando loro “la solidarietà cristiana”. 

    “Sono gesti simbolici, anche piccoli - racconta mar Sako - ma che sono propri della nostra tradizione. Noi orientali usiamo molto i simboli”. 

    Nelle scorse settimane il patriarca caldeo ha visitato diverse cittadine e villaggi liberati nei mesi scorsi dall’occupazione jihadista. “Ho celebrato una messa - prosegue - assieme a 50 famiglie a Teleskof, altre ancora sono venute da Alqosh per prendere parte all’evento”. L’obiettivo per queste cittadine è “far rientrare” tutti gli abitanti “entro la fine dell’anno accademico”. A Teleskof è un “miracolo” che la chiesa non sia stata danneggiata e anche le case sono state in gran parte risparmiate. “Vi sono stati depredazioni e furti - aggiunge - ma non le devastazioni viste a Qaraqosh e Batnaya, dove si registra fino all’80% di danni”. 

    In queste cittadine e villaggi “che sono caldei”, racconta mar Sako, si vive “un clima di entusiasmo e di voglia di tornare. Una gioia piena, come quella che si vive nella Pasqua di risurrezione, dopo il buio e le violenze. Dopo la messa abbiamo inaugurato una croce su una collina (nella foto), una croce grande, con candele, e vuota, come vuole la tradizione caldea. Essa è un simbolo di risurrezione e sono accorsi tutti gli abitanti della zona per partecipare alla funzione, pregare, cantare e applaudire”.

    “È la quarta volta che torno nei villaggi liberati della piana - afferma il primate caldeo - e trovo un clima diverso, una vita normale, strade pulite e più sicure anche se resta il problema delle mine in molte aree di Ninive”. A Mosul, dove l’esercito oggi ha assunto il controllo dell’aeroporto dopo quattro ore di battaglia contro le milizie dello SI, “tre famiglie sono tornate nel settore nord-orientale della città, ma non ho potuto ancora visitarle perché la situazione resta molto pericolosa”. 

    La Quaresima è un tempo di pace ed è compito dei cristiani, che non sono sotto l’influsso “di una mentalità tribale che si nutre di vendetta”, rilanciare l’impegno per un cammino di pace e riconciliazione. “Non c’è perdono - afferma mar Sako - quando ognuno cerca di farsi giustizia da sé. E tocca a noi aprire gli occhi sull’importanza della pace, del dialogo, della convivenza”. 

    In Iraq “qualcosa si muove”, prosegue il patriarca caldeo, e “finalmente si sceglie di costruire ponti piuttosto che alzare barriere. Vi sono interventi di politici e leader religiosi di primo piano che hanno condannato la mentalità settaria, che parlano in modo aperto di separazione fra religione e Stato, di regime civile che garantisce cittadinanza per tutti”. 

    Per questo mar Sako lancia infine un appello “alla conversione” a tutti i politici regionali e mondiali, a coloro i quali determinano il destino della regione e le sorti del mondo con le loro decisioni. “Dico loro - afferma - di guardarsi dentro il cuore, il loro ruolo è una enorme responsabilità, devono guardare ai diritti umani e al benessere di tutti, essere aperti e responsabili, rendere sicuro il loro territorio ma in un modo più umano e non a discapito di altri”. 

    “I muri complicano, creano ancora più violenza - conclude il primate caldeo - per questo dobbiamo togliere le barriere dalle strade, dai muri, nei quartieri, eliminare i ghetti. Bisogna dialogare, avere a cuore il bene di tutti, rispettare l’altro. Ci vuole una conversione del cuore totale, bisogna tornare ai valori più profondi della religione. Ecco, dunque, che la Quaresima diventa un tempo forte per tutti, per coloro che credono e per quanti non credono, per convertirsi”.(DS)

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