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    » 14/03/2008, 00.00

    CINA - SUDAN

    Dalla Cina il 90% delle armi del Darfur



    Pechino, in violazione del veto Onu, vende armi e riceve in cambio petrolio. Human Rights First denuncia che, per fermare il genocidio, si deve anzitutto fermare questa vendita.

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il 90% delle armi leggere acquistate dal Sudan - e usate anche nella guerra del Darfur - sono vendute dalla Cina, in violazione dell’embargo dell’Onu. Lo denuncia in un rapporto la ong per la tutela dei diritti Human Rights First (Hrf), indicando dati precisi e le fonti.

    Secondo Hrf nel periodo 2004/2006 gli altri fornitori d’armi hanno molto diminuito la vendita, mentre Pechino ha ceduto armi per 55 milioni di dollari da quando è cresciuta la violenza nel Darfur e ne è ora quasi il solo fornitore al Sudan, che paga in petrolio.

    Negli anni scorsi Pechino ha dapprima negato qualsiasi vendita di armi allo stato africano. Quando non lo ha più potuto fare, ha insistito che ne vende meno di altri Paesi e che, comunque, le sue armi non sono usate per il genocidio nel Darfur. Ma questo – dice Betsy Apple per Hrf – “non è per nulla credibile”, dato che è quasi la sola fornitrice d’armi a Khartoum.

    Le attività della Cina in Sudan servono anzitutto a sviluppare le infrastrutture necessarie per estrarre e trasportare il petrolio: pozzi, oleodotti, raffinerie, ma anche strade e strutture portuali. Nel 2000, prima della crisi nel Darfur, il Sudan produceva petrolio per 1,2 miliardi di dollari, nel 2006 è arrivato a 4,7 miliardi (+291%) e un ex ministro sudanese delle Finanze dice che almeno il 70% dei profitti beneficiano l’esercito, visto come uno dei principali responsabili del massacro. Vendendo più petrolio, può acquistare più armi: dal 1999 al 2005 l’acquisto di armi è cresciuto di 680 volte.

    La Cina fornisce al Sudan anche esperti militari e Hrf nota che le loro visite in loco sono coincise con “periodi di maggiore violenza nel Darfur”. Pechino aiuta inoltre a sviluppare la produzione di armi e veicoli militari, anche tramite ditte specializzate e con l’invio di ingegneri e specialisti.

    Hrf conclude che “se la Cina vuole davvero la pace nel Darfur, deve anzitutto fermare la vendita di armi”. Pechino dice che sta facendo “quanto può per la pace nel Darfur”, ma è una dichiarazione “falsa, finché sarà il primo fornitore d’armi al governo del Sudan”.

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