21/12/2016, 08.52
SIRIA

Damasco autorizza l’ingresso di 20 osservatori Onu ad Aleppo est

Il governo e diversi partiti hanno accettato la risoluzione del Consiglio di sicurezza, che prevede la presenza di esperti indipendenti. L’obiettivo è favorire l’evacuazione e garantire la distribuzione di aiuti umanitari. Russia, Iran e Turchia lavorano per estendere il più possibile la tregua nei combattimenti. 

 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Il governo siriano e diversi partiti presenti nell’arco parlamentare hanno accettato la risoluzione 2328 votata il 19 dicembre scorso “all’unanimità” dal Consiglio di sicurezza Onu, che prevede l’invio di 20 osservatori indipendenti ad Aleppo est. A loro verrà affidato il compito di monitorare e supervisionare le operazioni di evacuazione della città. Dal 15 dicembre scorso almeno 25mila persone hanno abbandonato il settore orientale, a lungo controllato da gruppi ribelli e jihadisti, sebbene violenze e scontri hanno interrotto a più riprese le operazioni e fatto vacillare l’accordo mediato da Russia e Turchia.

Al contempo, le Nazioni Unite si aspettano che tutte le parti coinvolte nel conflitto, governo e ribelli, autorizzino la distribuzione di aiuti umanitari ad Aleppo, città per oltre quattro anni divisa in due parti: Occidentale, dove vivono 1,2 milioni di persone, sotto il controllo del governo; la zona orientale, con circa 250mila persone, nelle mani delle milizie ribelli e di gruppi jihadisti. 

Dal luglio scorso nell’area vivono migliaia di civili in condizioni di assedio. 

Il portavoce Onu Stéphane Dujarric conferma di aver ricevuto “l’autorizzazione per inviare 20 impiegati nazionali e internazionali” ad Aleppo, per ricoprire “un ruolo chiave nella sorveglianza”. La possibilità di accedere a quanti hanno “bisogno di aiuti umanitari”, aggiunge, “è urgente”. 

Un team delle Nazioni Unite è già pronto alla diga di Ramouseh, controllata dai governativi. “La protezione dei civili che stanno abbandonato queste zone - conclude il funzionario Onu - resta la nostra priorità”. 

Intanto Russia, Iran e Turchia concordano sul bisogno di estendere il più possibile la tregua in Siria. I leader dei tre Paesi vogliono lavorare per garantire il buon esito dei colloqui di pace e rafforzare il cessate il fuoco nelle aree in cui si combatte ancora.

In un documento congiunto diffuso ieri al termine dell’incontro Mosca, Teheran e Ankara affermano di essere pronte a “contribuire alla preparazione di un accordo” fra governo siriano e opposizioni e di ricoprire il ruolo di “garanti”. Infine, essi chiedono “libero accesso” agli aiuti umanitari e “il libero movimento di civili su tutto il territorio siriano”. 

Esclusi dall’accordo finalizzato alla tregua i gruppi jihadisti fra cui lo Stato islamico e il Fateh al-Sham, ex Fronte di al Nusra, emanazione di al Qaeda in Siria. 

Al termine dell’incontro il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov ha elogiato il nuovo asse che si è venuto a formare sulla Siria, sebbene Mosca e Teheran sostengano Damasco mentre Ankara è vicina alla galassia del movimenti ribelli. La collaborazione, ha aggiunto Lavrov, “ha già permesso non solo l’evacuazione di civili” ma anche il trasferimento “della maggior parte dei combattenti” dell’opposizione armata attraverso “percorsi concordati”. Per il futuro l’obiettivo è di “rafforzare la cooperazione”. 

 

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