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    » 23/11/2011, 00.00

    TIBET - CINA

    Darsi fuoco per il Tibet: il grido di dolore e l’indifferenza del mondo



    I video dei monaci buddisti che si sono auto-immolati con il fuoco per protestare contro la dominazione cinese in Tibet riaprono il dibattito su questa forma di manifestazione. Il Dalai Lama esprime dubbi (anche se prega per le anime dei vivi e dei morti), mentre una fonte tibetana dice ad AsiaNews: “L’Occidente si parla addosso, giudica ma non ha idea di come si viva qui”. Un lama aggiunge: “I monaci morti hanno scelto una strada per affermare la loro fede. Sbagliata, ma imposta dal sistema”.
    Lhasa (AsiaNews) - I monaci buddisti che si sono auto-immolati con il fuoco per protestare contro il dominio cinese in Tibet “hanno una fede molto forte, questo è chiaro. Ma non possiamo sapere quali siano i percorsi che li hanno portati a gesti così estremi, gesti su cui persino il Dalai Lama ha espresso tante riserve. Le loro anime erano mosse dal desiderio di libertà, e sono tutti morti invocando il nostro leader spirituale. La situazione, per loro, è davvero dura”. Lo dice ad AsiaNews il lama geshe Gedun Tharchin, che da anni studia i Cinque grandi trattati del buddismo.

    Il lama, profondo conoscitore della fede buddista, sottolinea: “Per la nostra religione ogni vita è sacra, e uccidersi è un danno enorme per l’anima. Ma chi vive in Tibet ha fame di libertà, soprattutto religiosa: una fame che sta attraversando tutta la Cina. E il governo è sicuramente molto duro con loro: ho visto i video delle immolazioni apparsi sulla Rete negli scorsi giorni, e non sono riuscito a provare altro che compassione per queste persone”.

    I video ritraggono sia gli ultimi istanti della vita di Palden Choetso, l’unica donna fra gli 11 monaci che si sono uccisi negli ultimi 3 mesi, che quelli di un altro monaco per ora non identificato. Sono entrambi filmati molto forti. Si trovano a questi due indirizzi:

    http://www.youtube.com/watch?v=Q5o2RFqA_l4;
    http://media.phayul.com/?av_id=186&av_links_id=373

    Nei giorni scorsi, intervistato dalla Bbc, il Dalai Lama ha riaffermato ancora una volta che questo metodo di protesta non potrà aiutare più di tanto la causa tibetana e soprattutto danneggia il karma dei monaci morti: “Molti tibetani sacrificano le loro vite: ci vuole coraggio, molto coraggio. Ma con quali effetti? Il coraggio da solo non basta. Occorre usare giudizio e saggezza”. Subito dopo, però, il leader del buddismo tibetano ha aggiunto: “Nessuno sa quante persone vengono uccise e torturate, ovvero muoiono per torture. Nessuno lo sa, ma molta gente soffre. Con quali effetti? I cinesi rispondono con più forza”.

    Una fonte tibetana (anonima per motivi di sicurezza) spiega ad AsiaNews: “Le rivolte nel mondo arabo, l’avvento di internet, la repressione che peggiora di anno in anno. Questi sono i motivi che spingono tante persone a cercare gesti estremi contro la Cina. Voi vedete le auto-immolazioni perché fanno impressione, ma esistono moltissimi tibetani che fanno scelte altrettanto forti, anche se meno spettacolari. Anche andare in galera, condannati magari a 10 anni, per aver espresso un’opinione è una forma di sacrificio”.

    Secondo la fonte, “l’Occidente si parla addosso, ma non capisce. Non capite cosa vuol dire vivere senza la possibilità di decidere nulla della propria vita. C’è il problema della libertà religiosa negata, che per noi è un sacrilegio, ma anche quello del lavoro che non c’è e della società in mano a cinesi di etnia han. L’economia non esiste e qualunque cosa decida il Partito per noi è legge. Così non possiamo andare avanti: siamo sempre di meno, ma intenzionati a combattere fino alla fine”.
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