20/03/2014, 00.00
ITALIA - ASIA
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Dialogo interreligioso, un "rischio che vale la pena correre"

di Daniele Mazza
Si chiude oggi a Catelgandolfo l'incontro fra i 220 membri di varie religioni, provenienti da 31 nazioni, organizzato dal movimento dei Focolari in occasione del sesto anniversario della morte di Chiara Lubich. Dopo 40 anni di incontri "bilaterali", un forum mette insieme le varie religioni per costruire ponti di cooperazione e convivenza pacifica.

Roma (AsiaNews) - "Insieme verso l'unità della famiglia umana". È questo il titolo dell'incontro interreligioso che sti chiude oggi a Castelgandolfo e che ha riunito 220 membri di varie religioni provenienti da 31 nazioni. L'incontro, aperto lo scorso 17 marzo e promosso dal Movimento dei Focolari in occasione del sesto anniversario della morte di Chiara Lubich, ha l'obiettivo di condividere i frutti di più di 40 anni di incontri che si sono svolti tra cristiani e i rappresentanti delle grandi religioni: ebrei, musulmani, buddisti, indù scintoisti e sikh.

In passato si sono organizzati incontri, simposi ed eventi soprattutto a livello bilaterale: cristiani-musulmani, cristiani-indù, ecc... È la prima volta, invece, che si è deciso di condividere esperienze in modo più ampio. Come ha detto un relatore: "In Giappone o in Thailandia, ad esempio, non si conosce molto il dialogo che sta avvenendo tra cristiani ed ebrei. E per molti musulmani può essere una novità quella di conoscere cosa stia avvenendo nel dialogo con il buddismo e con l'induismo".

Per tutti, dunque, è stata una grande ricchezza, un vero dono di Dio, sia quello di stabilire nuovi rapporti e nuove amicizie tra i partecipanti, sia quello di sapere quali forme stia prendendo il dialogo nelle varie parti del mondo.

Dopo l'augurio di un dialogo fruttuoso fatto ai partecipanti da parte di Larry Yu-yuan Wang, ambasciatore della Repubblica di Cina (Taiwan) presso la Santa Sede, il padre Miguel Angel Ayuso Guixot, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha parlato di come si sia evoluto il dialogo a partire dal Concilio Vaticano II e ha ricordato le diverse sottolineature fatte dai pontefici in questi ultimi decenni.

Giovanni Paolo II sottolineava l'importanza del dialogo come strumento per costruire la pace. Benedetto XVI ha ricordato spesso l'importanza di un dialogo che sia fatto nella verità e che si orienti verso la carità, verso il lavorare insieme per i più poveri. Con papa Francesco, l'accento è invece su un dialogo che si basi sull'amicizia personale e che non nasconda la verità di ciò che siamo e crediamo.

Ci sono stati poi gli interventi dei membri delle varie religioni: i buddisti hanno condiviso il loro cammino con i cristiani sottolineando i concetti-chiave di misericordia, di spogliamento totale di sé, del morire a sé stessi per amare pienamente l'altro e per essere davvero misericordiosi e il concetto di vivere pienamente il presente. Chi è impegnato nel dialogo induista-cristiano ha invece sottolineato come il dialogo abbia preso in quei contesti la forma di un impegno sociale comune per i più poveri e per i fuori-casta con molte attività comuni soprattutto nell'ambito educativo.

Le religioni sono state spesso accusate di essere irrilevanti o un ostacolo per il cambiamento sociale o in alcuni casi sono state tagliate fuori limitandole soltanto a riti e funzioni. La sfida è invece quella di mostrare che fede e vita sono inscindibili. Un relatore diceva: "Più si ama e si ha fiducia in Dio, più si ama e si ha fiducia nell'uomo. Più si ama e si ha fiducia nell'uomo, più si ama e si ha fiducia in Dio".

Dal dialogo ebraico-cristiano è emersa invece una più profonda libertà nel parlare, nel confrontarsi e nel collaborare che in precedenza era segnato da forti pregiudizi. Infine dal dialogo con i musulmani è emersa l'importanza di essere un segno di unità e fraternità, soprattutto in quei contesti (come in Terra Santa) dove motivi politici e culturali creano scontri e divisioni. L'essere figli dello stesso Dio è assai più importante delle divisioni culturali e politiche.

Durante questo incontro è stato spesso ricordato che il dialogo è un rischio e che si incontrano tanti ostacoli. Ma è un rischio che vale la pena di correre. Il dialogo, quando è fatto nella verità e nell'umiltà, ci cambia dentro e ci fa andare più a fondo nelle nostre rispettive tradizioni religiose. Ci fa apprezzare le diversità e ci aiuta a cooperare affinché il mondo sia più umano. Diversi partecipanti hanno condiviso che il dialogo non è uno strumento per ottenere qualcosa, non è una strategia. Deve diventare uno stile di vita!

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