19/03/2012, 00.00
PAKISTAN
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Diritti e potere alle donne, per lo sviluppo della società pakistana

di Shafique Khokhar
Cristiani e musulmani, uniti, rivendicano maggiore attenzione all’universo rosa, per combattere estremismo e discriminazioni. Nel Sindh create Commissioni incaricate di valutare l’applicazione della legge contro le violenze. Avvocato musulmana: cancellare le discriminazioni. Attivista cristiana: attenzione alle aree rurali.

Faisalabad (AsiaNews) - Comitati per la verifica della "effettiva applicazione" della legge contro la violenza sulle donne nei luoghi di lavoro: è quanto ha ottenuto il ministro provinciale per lo Sviluppo della donna, Tauqeer Fatima Bhutto. Grazie a lei, nel Sindh, vi saranno Comitati in ognuno dei 25 dipartimenti e otto distretti in cui è suddivisa la provincia. Tuttavia, a dispetto di una maggiore attenzione normativa, sono ancora molti i casi di violenze e discriminazioni contro "l'universo rosa", soprattutto fra i ceti più poveri, nelle aree urbane e nelle campagne.

In Pakistan non si è ancora spenta l'eco delle celebrazioni per la Giornata mondiale della donna - festeggiata l'8 marzo scorso - grazie anche al rinnovato impegno di cristiani, associazioni e attivisti per i diritti umani che promuovono con il loro lavoro una piena e reale "parità dei diritti".

Nei giorni scorsi a Faisalabad si è tenuto un seminario dal titolo "Più potere alle donne - Società più forte", con l'obiettivo di mobilitare il mondo femminile pakistano; una migliore conoscenza dei diritti e dei mezzi di tutela - spiegano i promotori, cristiani e musulmani - consente di accrescere il loro potere e la presenza nel campo sociale, politico, legale ed economico, contribuendo così allo sviluppo della nazione. L'inizio dei lavori è stato scandito dalla diffusione di un documentario, in cui una ragazza di nome Mukhtaran Mai racconta lo stupro subito e gli sforzi compiuti per vincere il trauma: un momento di "forte ispirazione" per le donne presenti in sala.

A seguire, la rappresentazione di una compagnia teatrale professionista che ha messo in scena esempi concreti e fatti della vita quotidiana in cui avvengono violazioni e soprusi ai danni delle madri, sorelle, figlie in nome della società patriarcale e sessista pakistana. Perché anche il teatro, raccontano i protagonisti, può essere un mezzo per ottenere la "fine delle discriminazioni contro le donne".

L'attivista cristiana Roze Mary denuncia le "pratiche discriminatorie" che si verificano "da anni nelle aree rurali", fra cui i delitti d'onore (Karo-Kari, in lingua locale), i matrimoni forzati e lo scambio di donne per dirimere questioni economiche o di terreni. L'avvocato musulmano Uzma Sindhu sottolinea "i contributi positivi" forniti dalle donne in vari aspetti e settori della vita e auspica la cancellazione di "tutte le norme discriminatorie". Rai Naveed Bhatti, avvocato all'Alta corte, ha spiegato la questione dei diritti delle donne nel contesto legislativo e istituzionale pakistano. Infine la dottoressa ginecologa Rubina, di fede musulmana, ha affermato che "la scoperta delle loro abilità", permetterà alle donne di "rivoluzionare la società" ed è "sempre più vicino il tempo in cui combatteranno contro tutti gli stereotipi, per portare vero progresso e prosperità".  

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