11/09/2020, 10.24
LIBANO
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Domato l’incendio. Aperta un’altra indagine

di Pierre Balanian

Secondo la versione ufficiale, l’incendio è stato causato da operai che saldavano il tetto di un hangar. È la stessa versione data per le esplosioni del 4 agosto. I dubbi della popolazione e di Walid Joumblatt. Ieri persone sotto choc e in pianto, tremanti di paura, sono fuggite dalla città. I vigili del fuoco, libanesi e palestinesi, eroi del giorno.

Beirut (AsiaNews)- L’incendio divampato ieri al porto, a 37 giorni dalle disastrose esplosioni del 4 agosto, non ha causato vittime, a parte una persona soccorsa d’urgenza per difficoltà respiratoria. Il fumo ha però coperto tutto il cielo della capitale rendendo l’aria irrespirabile. Sono seguiti i consigli a tappare le finestre ed evitare di far entrare l’aria velenosa portatrice di cancro e disagi polmonari. “Chiudete le finestre ed indossate le mascherine anche a casa” era il consiglio degli esperti in Tv e sui social. Ma il caldo afoso di questi giorni - sconosciuto da decenni in questa parte dell’Asia, che provoca incendi boschivi e forestali in Libano, Israele e Siria - non permette di tenere chiuse le finestre. Del resto, per mancanza di elettricità, è impossibile usare aria condizionata o ventilatori.

L’incendio sembra essere divampato accidentalmente, causato da operai che saldavano il tetto di un hangar. Ciò è curioso perché è la stessa versione ufficiale della causa che ha prodotto le esplosioni più di un mese fa). L’hangar da dove è partito l’incendio è affittato da una società di nome BCC Logistics e serviva da deposito per merci appartenenti alla Croce Rossa ed all’Unifil, le Forze di pace dell’Onu. Secondo la Croce Rossa vi erano soprattutto derrate alimentari. Ma in una foto dell’hangar prima dell’incendio (foto 3), diffusa sui social, si vedono scatole di cartone gettare a terra, vicino a scaffali pieni di pneumatici. Operai al porto dicono che vi fossero anche prodotti cosmetici. Il direttore della Croce Rossa libanese, George Kettane, ha rassicurato la popolazione dicendo che gli oli bruciati dalle “scintille del saldatore” erano oli per friggere.

La versione ufficiale non rassicura e convince poco: due drammi in poco più di un mese causati da “saldatori incompetenti”, da “incuria” delle autorità…  Questa volta sui social si accusa direttamente l’esercito, che per via dello stato di emergenza protegge il porto da oltre un mese. “L’esercito non è stato capace di proteggere due chilometri quadrati!”, si legge sui social.

Walid Jumblatt, capo dei drusi libanesi e segretario generale del Partito socialista in un tweet ha fatto capire che secondo lui si tratta di un incendio doloso con lo scopo di distruggere prove di responsabilità: “hanno avuto paura di un (giudice di) indagine coraggioso, coscienzioso, di un funzionario onesto e vivo. E sono tanti in questa amministrazione ad essere] criminali, hanno quindi dato alle fiamme le prove”.

Dello stesso parere è Maya Diab, una cantante libanese che si appresta a dare un concerto caritativo fra qualche giorno in occasione del quarantesimo dalle esplosioni. Anche il presidente Michel Aoun ha lasciata le porte aperte a tutte le ipotesi.

La versione ufficiale cerca di trovare attenuanti e giustificazioni: in seguito alle esplosioni, nel porto regna il caos; i responsabili a conoscenza dei contenuti degli hangar sono o allontanati o sotto inchiesta.

Ieri in serata si è riunito il Consiglio Supremo della difesa presieduto da Aoun; si è deciso di istituire una ennesima “Commissione che organizzi e supervisioni i lavori in corso al porto per evitare incidenti simili”.

Informazioni trapelate sulla stampa rivelano l’esistenza nel porto di materiale infiammabile contenente acidi, benzina, acido fosforico, batterie e altro materiale pericoloso. il Consiglio supremo della difesa ha deciso di mettersi in contatto coi proprietari di queste merci e trovare una soluzione.

Per la seconda volta e per fortuna, la parte est del porto - dove si svolgono il 70% delle importazioni ed esportazioni - è rimasto illeso. Ieri la gente ha di nuovo vissuto il terrore: persone sotto choc piangevano, tremavano di paura, fuggivano dalla città: troppo coincidenze, troppe catastrofi; la vita e la speranza sono impossibili. Perfino I lavoratori del porto sono fuggiti dal luogo. Gli unici eroi della giornata sono stati i vigili del fuoco e gli agenti della protezione civile. E ancora una volta, i libanesi sono stati aiutati dai loro colleghi dei campi profughi palestinesi.

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