08/09/2004, 00.00
IRAQ
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Donne rapite, bambini uccisi: la deriva del terrorismo islamico

di Bernardo Cervellera

Intervista a p. Samir Khalil Samir sj

Beirut (AsiaNews) –  Secondo il padre Samir Khalil Samir, il rapimento delle due donne italiane e il massacro dei bambini di Beslan mostrano che vi è un "nuovo tipo di terrorismo che si appella all'Islam, ma non ha più nemmeno l'etica dell'Islam". Queste azioni terroristiche sono l'indice di "una crisi, un caos, una moltiplicazione di gruppi" che non hanno più alcuna guida o che gli imam "non riescono più a controllare". A differenza di quanto si dice spesso in ambienti pacifisti e filo-islamici, "alcune azioni terroriste" sono giustificate dall'etica musulmana. Ma il rapimento di donne e bambini non è giustificato da nessuno. Per il p. Samir "siamo entrati in una nuova fase del terrorismo d'ispirazione islamica".

P. Samir, egiziano, ma residente a Beirut, è uno dei massimi esperti cristiani del mondo islamico. Nell'intervista rilasciata ad AsiaNews egli spiega anche la condizione della donna nel mondo islamico e il faticoso cammino dell'Islam verso la modernità.

 

È una delle prime volte che dei terroristi rapiscono delle donne: era un fatto raro…

Anch'io sono rimasto sorpreso perché questo è contrario a tutta la tradizione dei terroristi islamici. Le donne possono essere mujaheddin o kamikaze, combattenti o martiri, dare la vita per il popolo, ma non erano mai state rapite. Forse vi è un gruppo che vuole utilizzare questo gesto per cercare soldi o influenza. Si sente però che vi è una deriva dell'atteggiamento terrorista. I fatti di questi giorni, come i bambini presi ostaggio a Beslan, o rapire donne, sono una cosa inaccettabile per l'Islam. Mi pare di capire che c'è una deriva, una crisi, un caos, una moltiplicazione di gruppi terroristi che  l'Islam e gli imam non riescono più a controllare.

C'è un'etica islamica nel terrorismo?

Può sembrare strano, ma anche i terroristi hanno un'etica. I fondamentalisti islamici hanno una guida che dice loro: questo lo potete fare, questo no. Alcune azioni terroristiche musulmane possono essere giustificate nell'etica musulmana. I palestinesi, ad esempio, sono spesso giustificati da alcuni autorità musulmane; ma la strage di Beslan e il rapimento delle donne non sono giustificati da nessuno. Sembra che vi siano gruppi che non hanno più guide spirituali e che sono soltanto terroristi. Stiamo per affrontare un nuovo tipo di terrorismo, che si appella all'Islam, ma non ha più nemmeno l'etica dell'islam. Ciò significa che dentro il fenomeno della violenza in nome dell'Islam vi è una degradazione.

Significa che siamo davanti a un terrorismo nichilista o davanti a un terrorismo che usa ormai ogni mezzo pur di giungere al risultato?

È possibile che sia un motivo materiale: essendo sprovvisti di soldi o armamenti, cercano di utilizzare tutti i mezzi; come quando la mafia rapisce un bambino per intascare i soldi del riscatto. Ma non è di buon augurio. Con un certo terrorismo organizzato, avendo dei principi, anche se è terrorismo, lo si può capire, ma qui non si riesce a capire il perché. Forse nei prossimi giorni si capirà di più perché lo fanno e chi vi sta dietro…Di certo abbiamo superato una fase e siamo entrati in una nuova fase del terrorismo d'ispirazione islamica.

Si dice spesso che l'Islam è una religione di pace, che rifiuta la violenza…

È falso dire che l'islam non giustifica la violenza; ma è anche vero che la stragrande maggioranza dei musulmani rifiuta una lettura estrema dei testi fondanti l'Islam fatta dal terrorismo. Nel caso della Palestina o dell'invasione dell'Iraq, ad esempio, secondo l'Islam vi è una aggressione evidente dall'esterno – in Palestina per la colonizzazione ebraica e in Iraq per l'intervento degli alleati. In questo caso i musulmani saranno più propensi ad accettare anche la violenza come difesa o come auto-difesa. Ma negli ultimi casi, il rapimento di donne e bambini per ottenere qualcosa d'altro, soldi o potere, è inaccettabile anche per l'Islam.

Come l'Islam vede la donna?

Il mondo islamico (e forse mediterraneo) ha un atteggiamento ambivalente verso la donna: essa deve essere docile, ma ho l'obbligo di proteggerla perché è un essere debole. Insomma la donna è come un bambino. Al bambino si danno ordini, si dice cosa deve fare, ma si offre protezione e cura. Certo in molti paesi islamici questa mentalità sta cambiando, ma molto lentamente. Nei paesi più tradizionali, la donna è costretta ad accettare questa condizione perché non ha forza per trasformare la società

In Iraq il paese è stato laicizzato da Saddam Hussein. La donna non è già emancipata?

Sì, ma in Iraq vi sono vari strati: vi sono ancora immensi gruppi di tipo tribale-tradizionale. Va poi compreso che di fronte alla modernità e alla confusione contemporanea, molti si rifugiano nella religione. Così si ritorna ai riferimenti chiari della concezione classica dell'islam, della donna protetta e segregata. Per questo, nell'ambiente sciita irakeno, che è quello più povero e dove la religione è l'unico punto di riferimento, la condizione della donna è più tradizionale e sottomesso. È una questione socio-culturale in cui l'Islam viene purtroppo a giocare un ruolo di freno e di ritorno all'indietro.

L'Islam potrebbe essere una forza modernizzante?

Purtroppo gli imam non sono stati formati a una visione che possa armonizzare  modernità e tradizione. L'unica linea che essi conoscono è il ritorno alla tradizione. E spesso, più sono fondamentalisti, più la modernità appare loro come puro ateismo. Un po' come nel '700 in Europa, quando tutto il secolo dei lumi veniva considerato ateo e anticristiano.

Questo non significa che dobbiamo "dare più tempo" all'islam di assorbire i cambiamenti della modernità: non possiamo vivere in un mondo a due velocità. Ma dobbiamo capire perché reagiscono così: non hanno alcun riferimento se non l'epoca classica e da secoli non abbiamo prodotto in arabo alcuna opera moderna. Solo alla fine dell'800 vi è stato un pensiero modernista, nell'Islam, che in seguito è venuto purtroppo a mancare.

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