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  • » 13/11/2009, 00.00

    CINA

    Dopo 60 anni di comunismo, adesso è il momento critico per la Chiesa in Cina

    Anthony Lam*

    Pur con mlti battesimi, cattolici a crescita zero; vocazioni in diminuzione; vescovi troppo giovani. E intanto il controllo del Partito e del governo continua allo stesso modo da 60 anni.

    Hong Kong (AsiaNews) – Quest’anno la Repubblica popolare cinese sta celebrando il suo 60° anniversario. Vale la pena anche valutare lo sviluppo della Chiesa Cattolica in Cina durante questo periodo.

    La maggior parte delle persone divide i 60 anni del regime comunista cinese in due parti uguali. La prima comprende i primi 30 anni, dal 1949 al 1978, pieni di campagne politiche. In questi anni il governo è sempre fortemente orientato dall’ideologia; il Partito comunista si presenta come un governo totalitario; tutti gli organismi sociali non governativi, compresa la Chiesa Cattolica, sono sotto strettissimo controllo.

    Il terzo Plenum dell’11° Congresso nazionale del Partito, nel dicembre 1978 segna l’inizio della seconda parte. Durante questi ultimi 30 anni viene reintrodotta un’economia di mercato. Il governo, si può dire, si mostra più tollerante verso gli organismi sociali non governativi; ai corrispondenti stranieri è permesso di visitare e intervistare persone in Cina. Fin dagli anni ’90 vengono anche pubblicati Libri bianchi sui diritti umani e sulla libertà religiosa in Cina, oltre a molti altri documenti di questo tipo. La Cina cerca con tutte le forze di stare alla pari con gli standard universali in molti aspetti sociali. Ciò dà al mondo esterno l’impressione che le cose in Cina vanno bene. Ma qual è la realtà?

    Per me, oggi la Chiesa Cattolica in Cina è di fronte al momento più critico della sua storia moderna. Se il popolo afferra questa occasione, non senza un grande sforzo, [questo momento] è un’opportunità per uno sviluppo nell’oggi e nel futuro. Ma le sfide sono ovunque e la Chiesa cattolica in Cina rischia di soffrire molto se fallisce nell’affrontare in modo giusto i problemi di oggi. Elenco qui sotto i problemi a cui essa deve fare fronte.

    Il numero dei cattolici non cresce

    Secondo diverse fonti, negli ultimi 10 anni la popolazione cattolica in Cina non ha sperimentato un incremento significativo. La situazione di oggi è perfino peggiore che durante la Rivoluzione Culturale, quando la Chiesa registrava invece un incremento. È vero che vi sono ogni anno circa 150 mila nuovi battezzati, ma questa cifra è appena sufficiente a rimpiazzare le perdite naturali della popolazione cattolica. D’altra parte, un gran numero di cattolici, specie quelli che dalle campagne si muovono verso le città alla ricerca di lavoro, sono abbandonati senza cure pastorali nelle loro nuove residenze. La maggior parte di loro divengono dei cattolici che vanno a messa solo a Natale e a Pasqua (in inglese: Ceo, “Christmas and Easter only”).

    Penuria di vocazioni

    Il declino della crescita nella popolazione cattolica porta con sé il declino nelle vocazioni. Già la carenza di giovani produce da sola grandi difficoltà nel reclutare vocazioni sacerdotali. Ma bisogna poi aggiungere anche l’impatto del materialismo e della politica del figlio-unico.

    Ancora più importante è il fatto che in Cina la Chiesa manca di tutti i tipi di vocazione. Anche il numero di vocazioni religiose femminili sta diminuendo. Le vocazioni adulte non sono curate da nessuno. In pratica, nessun istituto si prende cura delle vocazioni adulte. Se uno sopra i 30 anni vuole dedicarsi la sacerdozio, sembra che l’unica possibilità sia quella di inserirsi in una congregazione all’estero.

    Le vocazioni religiose maschili e la loro formazione sono ancora proibite – o perlomeno non approvate ufficialmente dalla Cina. Venti anni fa un vescovo della Cina centrale, ormai defunto, mi ha detto che a lui sarebbe piaciuto raccogliere giovani in comunità religiose, ma il governo non ha mai dato loro il permesso. Nel Paese non sono state ancora introdotte le vocazioni al diaconato permanente.

    Vescovi troppo giovani

    Mentre la Chiesa cinese invecchia, la gerarchia episcopale diventa sempre più giovane. A causa della chiusura dei seminari per oltre 20 anni (metà anni ’50 – inizi degli anni ’80), quando la Cina ha riaperto le porte al mondo esterno, negli anni ’80, i preti di mezza età erano molto rari. Anche oggi i sacerdoti di mezza età sono molto pochi. Alcuni vescovi o candidati all’episcopato si scoprono troppo giovani per diventare pastori. Negli ultimi due anni non vi sono state consacrazioni di vescovi in Cina. Vi sono molte ragioni per questo, ma non si può negare che un buon numero di candidati abbia rifiutato la proposta o la nomina a vescovo.

    Forse il problema si risolverà quando la parte giovane diverrà più matura. Ma la questione è come garantire lo sviluppo delle diocesi con tutte le sedi vacanti.

    Chiesa controllata

    Per concludere, penso si giusto non dimenticare l’influenza della politica nella Chiesa cinese. A tutt’oggi il governo non ha mai abbandonato l’ambizione di controllare la Chiesa. Esso rimane ancora fissato sulla strategia varata nei primi 30 anni,  anche se con modi diversi. Le nuove e moderne tecnologie non hanno cambiato l’atteggiamento del governo verso gli organismi non governativi: hanno solo permesso il rafforzamento del loro controllo. A quanto pare, dunque, tuttora Partito e governo non hanno fiducia nella Chiesa. E invece il governo cinese dovrebbe non aver paura di essa e mostrare più tolleranza. Anche perché, senza l’interferenza del governo, la Chiesa in Cina ha già molte difficoltà da affrontare.

     

    * Esperto dell’Holy Spirit Study Centre della diocesi di Hong Kong

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