19/02/2016, 08.55
TURCHIA - SIRIA
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Dopo l’attentato, Ankara intensifica i bombardamenti contro i curdi in Siria

Nella notte colpite postazioni controllate dai curdi nel nord della provincia di Aleppo. Nel mirino anche il bastione di Afrin. Per il presidente turco dietro l’attacco al convoglio militare della capitale vi sono l’Ypg e il Pkk. Secondo Washington non vi sono prove certe a sostegno di questa tesi. 

Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - La Turchia ha intensificato i bombardamenti contro zone controllate dai curdi nel nord della provincia di Aleppo, in Siria; gli attacchi sono una risposta all’attentato del 17 febbraio scorso ad Ankara, contro un convoglio militare, che ha provocato 28 vittime, fra cui civili, e decine di feriti. Per il governo turco dietro il gesto vi sarebbe la mano di un miliziano curdo siriano, anche se in realtà diverse cancellerie - fra cui Washington - rispondono che al momento non vi sono prove certe a sostegno di questa tesi. 

Secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh), ong con base a Londra e una fitta rete di fonti sul territorio, “la Turchia da ore bombarda delle zone curde a nord di Aleppo”; si tratta degli attacchi “più intensi” da quando è iniziata la rappresaglia contro i curdi oltreconfine. 

Nel mirino il bastione curdo di Afrin, e non più solo le zone da poco sotto il controllo delle Forze democratiche siriane, una formazione arabo-curda rappresentata in maggioranza dai membri dell’Unità di protezione popolare (Ypg). La loro avanzata ha messo in allerta la Turchia, che dal 13 febbraio ha lanciato una massiccia campagna di bombardamenti. 

Intanto oltreconfine tiene banco l’attentato della capitale contro un convoglio di militari, diretti ad un complesso che ospita fra gli altri la sede dello Stato maggiore dell’esercito e l’Aeronautica militare.

Per il presidente Recep Tayyip Erdogan vi sono “prove” che conducono alle milizie curde Ypg, che avrebbero agito grazie al sostegno sul territorio del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), fuorilegge in Turchia. Tuttavia, entrambi i gruppi negano qualsiasi coinvolgimento nell’attacco e respingono al mittente le accuse. Sempre secondo quanto riferisce Erdogan, gli inquirenti avrebbero arrestato 14 persone coinvolte a vario titolo nell’attentato. 

Nella giornata di ieri un altro convoglio militare turco è stato oggetto di un attacco mirato nella provincia di Diyarbakir, nel sud-est del Paese; l’esplosione di una bomba ha ucciso almeno sei soldati dell’esercito. 

In precedenza il Primo Ministro turco Ahmet Davutoglu aveva rivelato il nome del presunto attentatore che ha colpito ad Ankara: si tratterebbe del siriano Salih Necar, un miliziano dell’Ypg. In risposta, il portavoce politico dell’Ypg ha “respinto con decisione” l’ipotesi di un coinvolgimento, sottolineando che la Turchia non è un nemico. 

Per la Turchia l’Ypg è un gruppo “terrorista”; in realtà, per molti alleati di Ankara, fra cui gli Stati Uniti, le milizie curde sono preziosi alleati nella lotta contro lo Stato islamico (SI). 

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