02/04/2011, 00.00
TAGIKISTAN
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Dushanbe, lo Stato viola libertà religiosa e diritti umani in modo sistematico

L’agenzia Forum 18 denuncia la persecuzione, da anni, contro tutte le attività religiose non sottoposte al rigido controllo statale: moschee e chiese demolite, gruppi religiosi vietati, fedeli arrestati o multati. Vietato persino il catechismo per i figli.
Dushanbe (AsiaNews/F18) – Il governo tagiko viola in modo sistematico la libertà religiosa e i correlati diritti umani dei credenti di qualsiasi fede, per assoggettarli al pieno controllo statale. Lo denuncia l’agenzia Forum 18, che chiede un immediato intervento delle Nazioni Unite e degli organismi internazionali, per frenare gli abusi.
 
Un recente disegno di legge prevede addirittura il divieto ai ragazzi sotto i 18 anni di partecipare a qualsiasi attività religiosa, compresi incontri di preghiera e catechismo, con la sola eccezione dei funerali. Per partecipare al catechismo o ad altre attività occorre un’autorizzazione delle autorità. I genitori sono responsabili per le “violazioni”.
 
Dal 2007 le autorità colpiscono anzitutto i luoghi di culto, con chiusura, confisca e demolizioni di moschee e di chiese e persino dell’unica sinagoga del Paese (vedi AsiaNews del 24.6.2008, Demolita l’antica sinagoga di Dushanbe per farci un palazzo presidenziale, e del 13.10.2007, Tre moschee demolite e altre chiuse, in pericolo anche l’unica sinagoga; per la sinagoga, nel marzo 2009 un privato diede alla comunità ebraica il proprio palazzo per riunirsi e pregare: AsiaNews 30.3.2009, Aprirà presto la nuova sinagoga di Dushanbe). E’ stato introdotto un limite al numero delle moschee. Nel gennaio 2011 sono state chiuse circa altre 50 moschee a Dushanbe perché “non registrate e costruite senza pubblica autorizzazione”.
 
Per tutti i gruppi religiosi è vietata qualsiasi attività senza previa autorizzazione, anche soltanto riunirsi per pregare. Dal 2007 sono stati banditi i Testimoni di Geova e alcuni movimenti islamici e cristiani protestanti; talvolta i loro fedeli sono arrestati con accuse di reato solo perché praticano la propria fede. Così 95 seguaci del bandito movimento musulmano Jamaat Tabligh nel 2010 sono stati condannati a salate multe o al carcere da 3 a 6 anni, solo per essersi riuniti a pregare e avere parlato della loro fede.
 
Anche sulle attività consentite, le autorità intervengono con una rigida censura, tra l’altro non è permessa la distribuzione o la vendita di qualsiasi testo o libro religioso senza autorizzazione statale. Nel gennaio 2011 è stato introdotto il nuovo illecito di “produzione, importazione, vendita e distribuzione di letteratura religiosa” senza permesso, punito con pesanti multe equivalenti ad anni del salario medio, anche per chi stampa questo materiale.
 
Il piccolo Paese di circa 7 milioni di persone è a larga maggioranza islamica. Dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica ha avuto una guerra civile dal 1992 al 1997, soprattutto per ragioni di clan ed etniche, durante la quale fu vietato il Partito Islamic Renaissance (Irp), unico partito con fondamento religioso. Dal 1992 il Paese è guidato dal presidente Emomali Rahmon, ex dirigente sovietico, ritenuto responsabile di sistematiche violazioni di diritti, tra cui ripetute frodi elettorali per vincere le elezioni.
 
F18 denuncia che il governo vuole impedire qualsiasi pratica e attività religiosa che non sia sotto il rigido controllo statale. Esperti dicono che forse Dushanbe teme che nascano gruppi per la tutela dei diritti e la democrazia in grado di contrastare il suo dominio.
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