15/02/2019, 13.18
RUSSIA-UCRAINA
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Epifanyj di Kiev: Costruiamo insieme il futuro dell’Ucraina

di Vladimir Rozanskij

In una lunga intervista, il neo-metropolita traccia i suoi tre compiti principali: unità, formazione, attenzione ai giovani. La Chiesa autocefala di Kiev non è una “filiale” di Mosca. Lodi al presidente Petro Poroshenko e a personaggi ambigui. Già 150 parrocchie sono già passate dalla giurisdizione di Mosca a quella di Kiev.

Mosca (AsiaNews) - Il primate della nuova Chiesa ortodossa autocefala ucraina, il metropolita di Kiev Epifanyj (Dumenko), ha rilasciato una lunga intervista all’agenzia informativa ucraina Novoe Vremja, pubblicata il 13 febbraio scorso. Il presule ha spiegato la sua ritrosia nei confronti dell’assalto dei media, di cui molti si sono lamentati, vista l’importanza della sua recente nomina: “Molti si sono stupiti che io non sia diventato un personaggio pubblico, ma io ho cercato solo di dedicarmi ancora di più alle opere di misericordia, piuttosto che apparire sulla stampa e rilasciare eccitanti dichiarazioni”.

Nel corso dell’intervista, Epifanyj ha elencato i tre compiti principali che si è posto come guida della Chiesa ucraina: “Primo, custodire l’unità che è stata proclamata nel Concilio unificatore. Secondo, prestare particolare attenzione alla formazione, che è il nostro futuro. Il terzo impegno è con i giovani, che dobbiamo saper attirare alla Chiesa. Senza la formazione spirituale, in generale senza sviluppo della formazione non potremo fare niente”. Tra i compiti svolti dal metropolita prima dell’elezione, non a caso, il più importante è stato l’incarico di rettore dell’Accademia di teologia ortodossa a Kiev, per quasi 10 anni.

Il metropolita ha spiegato la differenza tra lo stato di autocefalia, in cui la Chiesa dipende da Costantinopoli soltanto come ultima istanza nelle questioni ecclesiastiche generali, e l’autonomia della Chiesa ortodossa ucraina ancora legata al patriarcato di Mosca, di cui è soltanto una “filiale”, che oggi deve rinominarsi come “Chiesa ortodossa russa in Ucraina”. Finora non vi sono stati contatti con i suoi membri, perché “evidentemente non hanno alcun desiderio di dialogare”.

Alle domande sull’eccessiva ingerenza della politica, e in particolare del presidente ucraino Poroshenko, sul processo di ottenimento dell’autocefalia, Epifanyj ha sottolineato l’aiuto del presidente proprio nel compito di “formazione del popolo”. “Finora abbiamo dovuto girare il Paese insieme al presidente per mostrare al popolo il Tomos e spiegarne i contenuti. Viviamo in un importante periodo storico, e dobbiamo essere in grado di valutare correttamente questi eventi… Ora, dopo la presentazione del Tomos, non ci sarà più tanto bisogno di questa collaborazione”. A suo parere, il presidente è “profondamente credente, si vede da come partecipa alle liturgie e alla santa comunione”.

Il metropolita ha lodato con ampiezza Poroshenko, la sua forza di volontà e la capacità di “proteggere lo Stato ucraino”, le sue capacità diplomatiche e di relazione, ragione per cui “per me è diventato un modello speciale di dirigente”, anche se non gli ha risparmiato la critica di non essere riuscito a vincere la corruzione, il “nemico principale” della società ucraina. Egli ha paragonato questo “nemico interno” alla forza di quello esterno, cioè l’invasore russo, sostenendo l’importanza di ripristinare il rispetto della legalità nel popolo, anche perché “noi ci muoviamo in direzione dell’Europa”.

Circa i rapporti con Julia Timoshenko e gli altri candidati alla presidenza, Epifanyj ha evitato di prendere posizione, ricordando che “noi accogliamo tutti coloro che vengono in Chiesa”, politici e uomini d’affari compresi. I giornalisti infatti hanno ricordato che accanto al metropolita si sono visti diversi personaggi discussi, come il faccendiere di Dnepr Aleksandr Petrovskij, definito da Epifanyj “un mecenate della diocesi di Dnepr”, i cui trascorsi non sono di sua competenza, semmai “degli organi legislativi statali”.

Il capo della nuova Chiesa ha ricordato che oltre 150 parrocchie sono già passate dalla giurisdizione di Mosca a quella di Kiev, e attualmente si stanno elaborando gli statuti di tutte le nuove comunità, compreso il centro stesso della metropolia. Per quanto riguarda le Lavre (i monasteri di Kiev e Pochaevsk), egli si augura che “il Signore farà in modo che possano passare alla Chiesa ucraina, e penso che questo avverrà entro qualche anno, forse già entro quest’anno. Vorrei che i monaci delle Lavre giungessero autonomamente alla consapevolezza che non c’è altra strada; tutti insieme dobbiamo costruire una nuova storia”.

 

 

 

 

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