17/03/2008, 00.00
TURCHIA
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Erdogan si prepara a reagire all’accusa di voler introdurre la sharia

Il partito del premier pensa ad un emendamento costituzionale per limitare il potere del procuratore capo della Suprema Corte che in un dossier ne ha chiesto la chiusura in quanto gruppo “religioso”.
Ankara (AsiaNews) – L’AKP starebbe pensando ad un emendamento costituzionale per limitare il potere del procuratore capo della Suprema Corte. Questa, secondo i giornali turchi di oggi, la risposta che il partito del premier Recep Tayyip Erdogan starebbe pensando in risposta all’accusa del procuratore, che ha chiesto la chiusura dell’AKP, in quanto partito “religioso” che vuole “introdurre la Sharia”, seppure attraverso metodi democratici.
 
In un dossier di 162 pagine, presentato venerdì alla Corte costituzionale, il procuratore generale, Abdurrahman Yalcinkaya, ha presentato quelle che, a suo avviso, sono le prove del tentativo dell’“islam politico di modificare lo Stato e le leggi sociali, superando l’area del rapporto tra una persona e Dio”. Yalcinkaya scrive poi che “il principale fondamento dell’islam politico è la sharia”, mentre “in uno Stato laico la fonte della vita pubblica non possono essere norme religiose”. A conclusione del dossier, il procuratore ha chiesto sanzioni contro l’AKP ed i suoi leader, compreso l’attuale presidente della Repubblica, Abdullah Gul.
 
L’attacco del procuratore continua oggi ad essere al centro dell’attenzione politica e manifestazioni di protesta (nella foto). Hurriyet intitola su “Un piano per bypassare il procuratore capo”, analogamente Cumhuriyet che parla della ricerca di “una formula” da parte dell’AKP e Radikal, per il quale “l’asso di briscola dell’AKP è un emendamento costituzionale”. Il filoislamico Zaman, invece, parla di “un coro di proteste di politici, docenti ed organizzazioni della società civile” contro il procuratore generale.
 
Diversi quotidiani, come Milliyet e Yeni Safak, danno invece spazio ad una dichiarazione dell’Associazione degli industriali, per i quali “l’esperienza del passato mostra che chiudere un partito politico non contribuisce a risolvere un problema”.
 
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